lunedì, Agosto 3

Pannella, da Togliatti ai ‘cornuti’ divorzisti Marco Pannella: piccola storia di una vita grande / 2

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Adesso sembra facile, ma in quegli anni, Anni ’50, e’60, e inizi dei’70 del secolo scorso, interloquire e dialettizzarsi pubblicamente con i comunisti del più grande Partito Comunista d’occidente non era affatto una cosa da niente, a meno di non appartenere alla ‘parrocchia’, ma in quel caso era sì facile però molto personalmente pericoloso. Tanto più se l’interlocutore era Palmiro Togliatti, che del PCI era non solo il Segretario, ma ‘il Migliore’, come veniva comunemente chiamato. Ed evidentemente essendo quel Partito ‘migliore’ di tutti gli altri ‘il Migliore’ del PCI era ipso facto ‘il Migliore’ di tutti, anzi forse ‘il più Migliore’. E farlo, oltretutto, da liberale e del Partito Liberale esponeva a critiche ed attacchi, soprattutto dai ‘propri’, dai più vicini, da quel mondo laico e un po’ (un bel po’) sclerotizzato che aveva preferito accomodarsi parassitariamente alla ricca greppia della Democrazia Cristiana. Così quando il 22 marzo 1959 il ventottenne Marco Pannella scrive sulle colonne de ‘l’Unità’ quotidiano ufficiale del Partito, nell’ambito del dibattito sul possibile cambiamento di nome del PCI, una sorta di ‘Lettera aperta’ a Togliatti in cui propone l’innovativa ’unità laica delle forze’ al posto della vieta ’unità delle forze laiche’ si scatena l’iradiddio. La cosa si ferma lì poco dopo la sorprendente risposta del ‘Migliore’, ma tanto Pannella era già convinto, e lo sarebbe sempre rimasto, che tanto il migliore era comunque lui.

L’esperienza del rapporto a sinistra era già stata forgiata nell’UGI, appunto, dove transitò sin Achille Occhetto, assieme a tanti (ma tanti) altri successivamente protagonisti della vita e delle lotte politiche su tutti i fronti. Contemporaneamente Pannella inizia l’attività di giornalista che lo porta, lui anche di madrelingua francese per via di madre, in Francia ed in Algeria a seguire le vicende dell’insurrezione anticolonialista. Il ‘leader radicale’, come verrà ben presto prioritariamente definito, nella sua poliedrica attività e versatilità ricorda un altro ‘leader radicale’, questa volta della seconda metà dell’ottocento, Felice Cavallotti. ‘L’uomo folletto’ come veniva chiamato per la quantità e vastità delle attività. Cavallotti morì all’ennesimo duello all’arma bianca, Pannella da buon e prudente nonviolento se ne astenne preventivamente. Già, ‘prudente’ è termine che accostato a Pannella sembra stonare, ma come diceva lui «Esistono due grandi virtù, la prudenza e l’imprudenza. Basta saperle distinguere, ed applicare la più appropriata nel momento dato. Se le si confonde, e si è prudenti quando si dovrebbe essere imprudenti e viceversa, è il disastro». Beh, non siamo certi che l’abbia veramente detto, anche perché è nostra, ma Pannella ne ha dette talmente tante che non escluderemmo affatto che l’abbia realmente profferita o che avrebbe potuta dirla, e in ogni caso ben gli si attaglia.

Pannella si laurea in Giurisprudenza ad Urbino nel 1953 (il 17 maggio, vedi come maggio ricorra nella sua vita), lì spinto dalla fama di maggiore ‘accessibilità’ dei Corsi di quell’Ateneo. Prende 66, il minimo per superare la prova e laurearsi. Anche perché di quella Tesi scrittagli dagli amici, ed in particolare da Gian Piero Orsello che sarà poi Vicepresidente socialdemocratico della Rai, Pannella non sapeva quasi nulla, e in ogni caso in sede di discussione sostenne punti di vista opposti a quelli che lui stesso aveva sottoscritto. Se poi fosse per ignoranza del contenuto del ‘proprio’ supposto lavoro o non piuttosto per innato spirito di contraddizione non sapremmo dirlo. Ma conoscendo il soggetto non escluderemmo affatto la seconda ipotesi. Poi prende il sopravvento lo sviluppo della sua più amata creatura, il ‘Partito Radicale’ ‘rilevato’ per estinzione de facto dai fondatori che vi avevano dato vita nel 1955 scindendosi dal Partito Liberale. MP (chiamiamolo pure qualche volta così, in acronimo, per scorrevolezza) lo prende in mano, assieme ad un manipolo di amici e stretti collaboratori, nel 1963,  elaborando anche un nuovo statuto, assolutamente libertario tanto da non prevedere alcuna verifica sulla liceità dell’iscrizione, cui porrà decisiva mano l’’Ingegnere’, Sergio Stanzani, già compagno, per quanto più avanti in età, di studi e attività politica universitaria.

E poi marce per i Diritti civili d’ogni genere (quando battersi per i Diritti civili, specie quelli che coinvolgevano sessualità e sessualità personale, e la famiglia, anzi ‘la Famiglia’, era rischioso quando non anche fonte di dileggio), iniziative antimilitariste e antitotalitarie, come quella in Bulgaria con conseguente momentaneo e preventivato arresto. E la scelta nonviolenta, anch’essa rivoluzionaria in quell’Italia (ma anche in questa). E la valorizzazione degli obiettori di coscienza al servizio militare, la simpatia per capelloni e sottoproletari pasoliniani. E l’inizio dell’utilizzo dello sciopero della fame, del digiuno, come arma di lotta politica gandhiana.

Poi la battaglia per il Divorzio, Diritto civile sì, ma anche grimaldello per scardinare rapporti politici tra forze apparentemente distinte e distanti, in realtà consociativamente d’accordo sulle modalità effettive di rapportarsi alla cosa pubblica. Utilizzando la presenza in Parlamento del deputato socialista friulano Loris Fortuna, cui si affianca in itinere il deputato liberale Antonio Baslini, cresce la lotta per introdurlo anche in Italia, liberando (anche dalla vergogna) i ‘fuorilegge del matrimonio’, i tanti ‘cornuti’ e ‘cornute’ per legge. Forti contrasti a 360°, anche con gli ‘amici’ politici o apparentemente tali. La legge passa l’1 dicembre 1970 (è la Numero 898, ‘Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio’). Si comincia ad applicarla e non si registrano gli sconquassi annunciati dal fronte clericale. Nel frattempo Pannella incardina anche le lotte per aborto e ‘Nuovo diritto di famiglia’ (che tra l’altro abbassando la maggiore età da 21 a 18 anni apre di fatto il Diritto di voto anticipatamente a ben tre classi di età). E’ il rapporto di amore-odio con le forze di sinistra, con la scelta di chiamarsi ‘compagni’, come chi assieme divide il pane. E’ il non presentarsi alle elezioni politiche del 1972, evitando il disastro che coinvolse, espellendole dal Parlamento o impedendo loro di entrarvi, le neoforze politiche postgruppettare assieme ad altre più antiche ma squagliantesi. E poi ancora battaglie per la moralità pubblica e sano sdoganamento della supposta ‘immoralità’ privata, a partire dall’affermazione, allora scandalosa, del ‘diritto all’omosessualità’. E, del resto, come avrebbe poi detto il suo ‘successivo’ amico Francesco (e non parliamo, almeno non ancora, di Rutelli) «Chi sono io per giudicare».

Tra difesa in itinere della legge sul Divorzio, quella che aveva ridato anzitutto dignità ai ‘cornuti’, e tutto il resto (che è tanto, ma tanto altro ancora, sia per varietà di temi e battaglie affrontate, che per il tempo, tutto, dedicatovi, e per l’intensità della militanza) viene l’alba di quel 1974 in cui si andrà allo ‘scontro finale’, per il momento, tra laici e clericali (d’ogni genere, e non necessariamente con riferimento alla Chiesa Cattolica). Sarà sul Divorzio, con il Referendum abrogativo incardinato dal Professor Gabrio Lombardi (& Co.). E sarà una strana, atipica, campagna elettorale e il decisivo, dall’esito inaspettato per tutti tranne che per i radicali, voto del 12 e 13 Maggio.

(Continua)

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Sull'autore

Gabriele Paci Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’. Già, tra l’altro, Direttore di ‘Notizie Radicali’ Agenzia stampa quotidiana. Isio Maureddu Esponente storico del ‘Partito Radicale’ e oggi del ‘Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito’. Già Consigliere generale di ‘Radicali italiani’. Amico e stretto collaboratore di Pannella, in particolare negli ultimi dieci anni.