sabato, Agosto 8

Pannella: ‘anche qui, non è che l’inizio, c’è un universo da legalizzare’

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L’inizio di una bella avventura, di una importante pagina di storia politica…
Già, ma allora ci vedevano come fumo negli occhi…Noi radicali ci eravamo proposti di portare in Parlamento una testa di ponte del movimento per i diritti civili che si era affermato nel Paese. Per tutti un obiettivo folle, e che abbiamo conseguito nonostante il comportamento di censura della quasi totalità della stampa italiana. In Vaticano non c’era il papa di oggi, e il quotidiano della Santa Sede commenta che la presenza in Parlamento dei radicali e di Democrazia Proletaria, «non potrà non condizionare in maniera negativa la vita politica del Parlamento italiano». I tempi eran quelli….

Per il PCI eravate come appestati…
Con singoli personaggi i rapporti erano ottimi. Umberto Terracini, per esempio, ha sostenuto tantissime nostre iniziative. A Trieste, e là contava ancora parecchio, il vecchio Vittorio Vidali, con tutto il suo passato stalinista, alla fine si dimostrava più liberale di tanti liberali professionisti….

I rapporti con Nilde Iotti e Pietro Ingrao presidenti della Camera?
A Ingrao volevo bene. Eravamo all’opposto, polemizzammo ferocemente quando chiuse il Parlamento nei giorni del sequestro Moro, ma ci si stimava, e si parlava con franchezza, e ci si capiva. Con Nilde Iotti c’era rispetto. Era molto compressa nel suo ruolo. Con Giorgio Napolitano, negli ultimi anni abbiamo raggiunto una grande intesa su carceri e giustizia. Anche con Enrico Berlinguer e Luigi Longo i rapporti erano amichevoli, corretti.; anche con Achille Occhetto; molto meno con Massimo D’Alema e Walter Veltroni…Certo, con il PCI di polemiche dure e feroci ce ne sono state spesso, fin dai tempi di Togliatti. Ricordo un corsivo su ‘l’Unità‘ del 1966, dove venivo additato come persona da cui stare in guardia….

Cos’avevi mai combinato?
Un’intervista al settimanale di Randolfo Pacciardi nella quale mi esprimevo a favore della repubblica presidenziale modello Stati Uniti, pensa un po’….

E con i democristiani?
Ferocissime polemiche politiche, grande rispetto e ottimi rapporti personali. A Cossiga, dopo l’uccisione di Giorgiana Masi, dicevo ogni volta che lo incontravo che gli avrei portato le arance in galera; alla fine da Presidente emerito della Repubblica non c’era iniziativa politica radicale a cui non aderisse.

Andreotti?
Dico solo che in occasione dei miei ottant’anni mi fa gli auguri dicendo ‘Marco anche quando graffia, non lascia rancore’.

Altri democristiani?
Ricordo con stima e affetto Mino Martinazzoli.

Secondo te, chi vi ha votato quella prima volta nel 1976?
Più del 60 per cento del nostro elettorato era concentrato nelle regioni settentrionali. Se vogliamo fare il discorso da destra, gobettiano, è nella ‘struttura industriale’ che troviamo il sentire e il pensare radicale. La borghesia di allora, no: quella che veniva definita la borghesia radicale stava col ‘Manifesto‘, gli intellettuali di sinistra col PCI e i demoproletari, gli altri stanno con i liberaldemocratici. A Roma, secondo le interviste che facevamo, il 60 per cento di elettori proveniva dal PCI, il 20 per cento da socialisti e laici, il rimanente 20 per cento da MSI e DC.

Ti accusavano di non aver nulla a che spartire con la sinistra…
Io ho sempre detto di essere un liberale, e il liberalismo è sempre ‘terzo stato’. Terzo stato, in quegli anni era anche un proletariato che andava sottratto dall’egemonia comunista. Il PCI era giacobino, noi no.

Con il senno di oggi?
Abbiamo dimostrato quando già allora grande fosse il bisogno della società di potersi esprimere in prima persona in una democrazia diretta, dopo essere stata o soffocata o malissimo rappresentata per tanti anni.

Un’ultima cosa: com’è quella storia che di notte vai a casa di Gianni Agnelli a chiedere dei soldi?
Allora: le casse del partito erano al solito più che vuote. Mancano una decina di giorni dalla fine della campagna elettorale, non c’è il becco di un quattrino…Penso a un tentativo che, comunque vada, valuto come politicamente redditizio. Cerco Gianni Agnelli. Sono le 7 di sera. Mi dice che fra due giorni sarà a Roma, e possiamo vederci in questa occasione. No, ho poche ore per sottoporgli un problema: se non può non fa nulla. Riesco a partire per Genova e non per Torino. Arrivo a casa sua verso mezzanotte. Il programma era di trattenermici mezz’ora al massimo. L’avvocato è andato a letto ma nell’ipotesi ch’io arrivassi sono suo ospite per la notte. Così ci vediamo all’alba. Gli spiego la faccenda: prestito di venti giorni, fideiussione in una banca, avvallo di una cambiale…E’ imbarazzato. Si consulta al telefono. Capisco con chi e comincio a divertirmi: l’avvocato sa benissimo che sarà sconsigliato. “Certo“, mi dice, “bisognerebbe trovare qualcuno disposto a ‘puntare’ su di voi; sportivamente, non dico altro. Sa che forse a Roma potrebbe farlo…” “No, avvocato, lo chiedo a lei…”. “Vede, dovrei far risultare l’operazione o sulla contabilità dell’azienda o su quella… Se si venisse a sapere, anche per lei…“. “A proposito, avvocato, dimenticavo appunto di dirle che per noi, se la cosa si fa, non può che essere pubblica. Quindi non si preoccupi. Non è mica la storia dei quattrocento milioni a Edgardo Sogno…”. A questo punto anche l’imbarazzo va via. “Mi spiace, non posso proprio“. E’ andata così.

Ora in Parlamento non ci sono radicali…
Direi che i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E si capisce anche perché non li vogliono tra i piedi….

Rimpianti, nostalgie?
Né le une né gli altri. Fai quel che devi, accada quel che può. Come dico spesso, la forma è la durata delle cose; questo è stato e continua a essere.

 

Naturalmente, si tratta di una fanta-intervista. Un artificio, se si vuole, per raccontare in maniera “leggera” un momento importante della nostra storia recente: per ricordare Marco Pannella a un anno dalla sua morte, le cose che ha fatto, le cose per cui questo Paese gli deve gratitudine; per ricordare e ricordarci come è riuscito a cambiare un po’, e in meglio, l’Italia senza venirne cambiato.
Le risposte che attribuisco a Pannella sono tratte a volte da sue affermazioni pubbliche, altre da ricordi di conversazioni private con lui. Spero che leggendo ‘l’intervista’, ovunque si trovi, ne sorrida divertito. Errori e imprecisioni, è ovvio, sono tutti miei.   
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