martedì, Luglio 7

Panico terrorismo, voli bloccati nel Sinai

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Si complica la situazione dell’Airbus 321 precipitato in Egitto sabato scorso, 31 ottobre, con 224 persone a bordo di cui nessun sopravvissuto allo schianto. La caduta del velivolo partito da Sharm El-Sheik e diretto a San Pietroburgo, in Russia, ha portato in questi giorni ad azioni drastiche da parte di alcune importanti compagnie aeree come Lufthansa, che ha deciso quest’oggi di sospendere i voli di da e per lo scalo. Il blocco è arrivato dopo che ieri la Gran Bretagna ha sospeso i voli verso la località nel Mar Morto. La decisione «è stata presa in modo unilaterale, senza una consultazione con l’Egitto, nonostante i contatti ad alto livello avuti tra le parti poche ore prima che fosse adottata». È quanto ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Ahmad Abu Zayd. Il presidente Abdelfattah al-Sisi è arrivato inoltre ieri nel Regno Unito per una visita di tre giorni ed è proprio qua che nel pomeriggio era arrivata la decisione di arrestare gli spostamenti aerei verso Sharm vista la probabilità che l’aereo russo precipitato poco dopo il decollo da quella località avesse a bordo un ordigno esplosivo. «Gli egiziani hanno interagito positivamente con le preoccupazioni di sicurezza della parte britannica, rafforzando le misure di sicurezza all’aeroporto di Sharm El-Sheikh e questo a partire dal presupposto che le misure di sicurezza sono utili e positive in generale, e non per alludere alle cause dell’incidente o per anticipare i risultati dell’inchiesta in corso», ha spiegato Abu Zayd. Secondo fonti di intelligence americane sarebbe stato qualcuno nell’aeroporto di Sharm ad aver aiutato a piazzare la bomba sull’aereo russo. Mamdouh Eldamaty, ministro delle Antichità egiziane, ha respinto l’ipotesi di un ordigno esplosivo a bordo dell’aereo russo definendosi «molto triste quello che è accaduto». Non solo per Lufthansa ma molti meno voli per le compagnie Easyjet e per tutti quelli in partenza dall’Olanda e dall’Ucraina. A restare bloccati nella penisola del Sinai ancora circa 20mila passeggeri europei.

Il ministro dell’Informazione del regime di Damasco, Orman al-Zoubi si è detto «fiducioso» che «lo Stato siriano riesca a riprendere il pieno controllo del territorio siriano» a più di quattro anni dall’inizio del conflitto che ha fatto almeno 250mila morti.  Secondo al-Zoubi i colloqui internazionali di Vienna sulla Siria hanno rappresentato il «punto di svolta degli sforzi politici, che iniziano ad avere una prospettiva» e che «devono portare alla fine della guerra in Siria, delle interferenze straniere e del flusso di terroristi». L’occasione è stata un’intervista ad una TV siriana in cui il ministro no ha esitato dall’affermare che la Siria e il suo governo legittimo saranno «pronti a un dialogo nazionale che riunisca tutti i siriani», con la «sola eccezione di coloro che hanno legami con il terrorismo». Ed è proprio su questo punto che si è soffermato il rappresentante del governo di Assad, citando i miliziani del movimento sciita Hezbollah, l’Iraq, l’Iran e la Russia come la «parte buona» di coloro che cercano di fare la vera lotta al terrorismo. Infatti i miliziani di Hezbollah combattono in Siria al fianco delle forze del regime, la Russia interviene nel Paese arabo da fine settembre con raid aerei con l’obiettivo dichiarato di colpire i jihadisti dell’Is e l’Iran è uno storico sostenitore del governo di Assad così come di Hezbollah. Damasco considera «terroristi» tutti i combattenti dell’opposizione armata.

Dal ‘Unity in diversity’, in cui 80 sindaci da 60 Paesi hanno iniziato un global forum al Palazzo Vecchio di Firenze, prende parola anche il co-sindaco di Kobane, città simbolo della lotta al terrorismo. «Kobane sta tornando a vivere», ha riferito Mustafa Ab-Di. «L’80% della città è stata distrutta, abbiamo bisogno di ripulire e ricostruire. Abbiamo già tolto macerie e cadaveri: ora c’è bisogno di ricostruire ospedali, scuole e case. Solo così la gente che torna potrà avere di nuovo la sua vera vita», ha proseguito. Oltre al sindaco della cittadina siriana sono presenti anche l’attore Tim Robbins, che parlerà del suo progetto di teatro in carcere, il curatore d’arte e drammaturgo nigeriano Awam Amkpa, Peter Madonia, direttore generale della Fondazione Rockefeller, il sottosegretario italiano agli esteri Mario Giro, Laurens Jolles, referente dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati per il Sud Europa e Frank La Rue, direttore del Robert Kennedy for justice and Human Rights Europe. Tra le personalità di spicco anche il sindaco di Herat, la seconda città afghana che ancora lotta con i gravi attentati dei talebani, sempre all’agguato per poter avanzare nella conquista di territori.

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