giovedì, Ottobre 29

Panama spalanca le porte alle imprese italiane

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Situato nel cuore delle Americhe, tra il Costa Rica e la Colombia e bagnato a Nord dal Mar delle Antille e a Sud dall’Oceano Pacifico, la Repubblica Presidenziale di Panama è oggi un grande centro logistico per le imprese italiane di vari settori che intendono fare affari in questo mercato. Panama è uno dei Paesi dell’America Latina con i più alti tassi di crescita e sviluppo. Dal 2005 il Pil è cresciuto incessantemente anche a doppia cifra grazie a tutta una serie di fattori che hanno contribuito a incentivare gli investimenti privati e a consolidare quelli pubblici.

Investire a Panama, infatti, è molto vantaggioso perché nessuna legge vieta alle imprese straniere di acquisire imprese locali, con l’eccezione degli esercizi commerciali, non esiste nessuna restrizione al commercio estero monetario, né sull’acquisto di proprietà. I cittadini stranieri che acquistano a Panama godono degli stessi diritti e protezioni dei cittadini panamensi. Risulta inoltre conveniente investire a Panama se si proviene dall’euro zona.

Diverse imprese italiane scelgono Panama per i loro affari. «Non è un caso infatti», come riferisce Neslin Arce Mendizabal, avvocato specializzata in commercio e logistica internazionale, con una lunga carriera diplomatica alle spalle, ha ricoperto la carica di console di carriera di Panama prima a Venezia e poi a Napoli, «che in base alla Legge n.15 del primo febbraio 1966, esiste un accordo di cooperazione ed amicizia bilaterale tra l’Italia e Panama, grazie al quale gli investitori italiani oltre ad avere gli stessi diritti dei panamensi, possono usufruire di un permesso di residenza a tempo indefinito».

Ad attirare investitori stranieri nel Paese latino americano è anche la presenza della Zona franca di Colón, situata nella parte settentrionale del tratto finale del Canale di Panama, vicino ai principali porti della costa caraibica. In quest’area, le aziende ricevono esenzioni fiscali, sia per l’esportazione che per l’importazione.

«Questa Zona», spiega Neslin Arce Mendizabal, «è seconda solo a quella di Hong Kong, e costituisce uno dei più importanti centri di distribuzione merci dall’Europa verso il mercato latino americano, gli Stati Uniti e l’Asia. Creata con la legge n.18 del 17 giugno 1948 funziona come uno dei pilastri dell’economia panamense. La presenza del Centro Finanziario Internazionale, un’efficiente infrastruttura portuaria e aereoportuaria e la libera circolazione del dollaro statunitense, sono tutti fattori che facilitano le operazioni degli utenti della Zona libera di Colón».

«Attualmente», come riporta una nota dell’Ice (Istituto per il Commercio con l’estero), «più di 2.600 imprese utilizzano le infrastrutture e i servizi della Zona per importare, immagazzinare, imballare e esportare un’ampia gamma di prodotti che vanno dagli apparecchi elettronici ai prodotti chimici, passando per le bevande, il tabacco, i mobili, l’abbigliamento, le calzature, i gioielli e un’altra grande varietà di articoli. La Zona libera di Colón costituisce inoltre una vetrina commerciale per eccellenza nell’intero continente americano, vi transitano infatti le ultime novità della tecnologia elettronica insieme alle marche più sofisticate dei profumi e della moda internazionale. Le importazioni e le riesportazioni registrate nella Zona libera di Colón, che offre ai suoi utenti un trattamento tributario speciale, superano i 5.000 milioni di dollari annuali e sono dirette a un mercato di 525 milioni di consumatori. Ciò fa della Zona libera di Colón un settore d’interesse per le ditte straniere sia come investimenti diretti sia come fornitura di beni e servizi.

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