martedì, Marzo 26

Panama, le conseguenze dell’ampliamento del canale Intervista ad Alfredo Luis Somoza sulle conseguenze dell’ampliamento del canale di Panama

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Se non ci saranno ulteriori rallentamenti, il prossimo maggio sarà inaugurato il nuovo Canale di Panama, in seguito ai lavori che hanno portato al suo ampliamento. L’approvazione degli interventi per aumentare la portata del secondo canale più lungo del mondo (dopo quello di Suez) è avvenuta tramite un referendum nel 2006. Da allora si sono dovute affrontare molte difficoltà, tra cui la più recente l’abbassamento del livello dell’acqua dei due laghi che alimentano il canale: il lago Gatún e il lago Alajuela; questi problemi hanno portato ad uno slittamento della data di conclusione dell’opera, ma ormai sembra essere questione di pochi mesi.

A ben vedere questo allargamento era diventato una necessità dati i grandi cambiamenti sia dal punto di vista dei flussi commerciali, che con la globalizzazione sono aumentati coinvolgendo molti nuovi Paesi, sia da quello delle dimensioni delle navi mercantili, sempre più grandi e capienti tanto da non riuscire più a passare dal canale originario. Gli ingenti investimenti in questo progetto sono giustificati dal fatto che in questo modo Panama potrà tornare ad essere considerato un passaggio di importanza strategica per il commercio internazionale, diventando un punto cruciale soprattutto per gli scambi con gli Stati asiatici.

Indipendentemente dalle ragioni politiche, anche dal punto di vista dell’economia panamense i costi sembrano essere giustificati. Le autorità statali hanno infatti stimato che l’ampliamento del canale, oltre a permettere di gestire l’aumento del traffico stimato oltre il 2025, porterà entro quello stesso anno a più di 6 miliardi di dollari di ricavi, al netto dell’inflazione, diminuendo così la povertà del Paese del 30%. Nel frattempo la disoccupazione è già diminuita considerevolmente vista la quantità di assunzioni per portare avanti l’opera.

Un’opera così importante, comunque, non è stata fatta solo nell’interesse di Panama, ma di tutti gli Stati che avranno dei vantaggi nell’utilizzare questo passaggio per i propri commerci. Un esempio su tutti è quello degli Stati Uniti che in questo modo saranno facilitati nei trasporti via mare dalla costa pacifica a quella atlantica e viceversa. Sicuramente anche la Cina ne gioverà anche se Pechino sta investendo ingenti somme per creare un canale transoceanico in Nicaragua che potrebbe diventare, se realizzato, un concorrente molto insidioso per Panama. Probabilmente sarà proprio questo il vero problema con cui dovrà confrontarsi il nuovo canale che negli altri ambiti si prospetta essere un successo.

Ad ogni modo, per capire meglio quali saranno le conseguenze dell’ampliamento del canale di Panama abbiamo interpellato il Dottor Alfredo Luis Somoza, Presidente dell’Istituto Cooperazione Economica Internazionale (ICEI) ed esperto di politica internazionale ed America Latina.

 

L’ampliamento del Canale di Panama lo adeguerà alle dimensioni delle moderne navi mercantili, precedentemente troppo grandi per percorrere questa via commerciale, quali saranno per Panama le ricadute economiche di questo progetto così ambizioso?

Il Canale di Panama era stato progettato a fine ‘800 e ultimato ai primi del ‘900 in un contesto geopolitico e tecnologico radicalmente diverso da quello odierno. Un canale soprattutto a uso ‘interno’, per agevolare le comunicazioni via mare tra la California e gli stati dell’Atlantico degli Stati Uniti. Con la globalizzazione, e la crescita smisurata delle navi intercontinentali e dei commerci da e per l’Asia, il canale stava diventando un collo di bottiglia che una risorsa per le comunicazioni. Per il Panama, che ha avuto concessa la piena sovranità sul canale appena nel 1999, il suo ampliamento sarà senz’ombra di dubbio un volano per l’economia. Dopotutto, la Repubblica del Panama nasce dallo smembramento di una provincia colombiana proprio in funzione del Canale, e in base ad esso ha costruito il suo ruolo in America latina e nel mondo.

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