sabato, Gennaio 25

Palestina sotto assedio Richard Anderson Falk, già relatore speciale ONU per i territori palestinesi, sulla vicenda di Eyal, Gil-Ad, Naftali

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Eyal Gil-Ad Naftali  #bringbackourboys

Secondo fonti palestinesi, sarebbero oltre 200 le persone finora arrestate da Israele nell’ambito dell’operazione per il salvataggio di  Eyal, Gil-Ad e Naftali (19 anni il primo e 16 gli altri due), tre giovani israeliani che sono spariti nel nulla in Cisgiordania, nei pressi di Hebron. Un ragazzo di 19 anni con residenza palestinese è stato ucciso da un colpo al petto sparato dai militari israeliani durante le proteste divampate dopo i rastrellamenti nel campo profughi di Jalazon, non lontano da Ramallah.  791 case controllate; oltre mille uomini impegnati nei lavori di ricerca. Raid e demolizioni in corso. Arresti e fermi a Balata, Nablus, Hatem Abu Rizk, Abdel Riziq, Raed Kaabi, Ayyash Ayet, Mohammad Abu Arabi, Gimp, Raed Arabo Abu. Si prevede il taglio di elettricità e internet in gran parte della Cisgiordania.

La situazione è nuovamente precipitata, tra Palestina ed Israele. Gli sforzi di Papa Francesco -prima con la sua visita in Terra Santa e in seguito con l’incontro di preghiera con  Shimon Peres e Mahmoud Abbas, organizzato nei giardini vaticani-  appaiono, agli occhi della comunità internazionale, completamente vani.

Questo sequestro, ampiamente criticato dalla Knesset e per il quale non si escludono motivazioni di tipo politico, rischia di suscitare di nuovo la condanna internazionale del nuovo Esecutivo, pochi giorni dopo l’approvazione manifestata dalla gran parte delle Nazioni occidentali nei confronti del Governo di riconciliazione palestinese tra Hamas e Fatah, guidato da Hamdallah.

Il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, è tornato a condannare la tregua diplomatica tra Gaza e Cisgiordania e accusa Hamas di esser responsabile del rapimento dei tre adolescenti, avvenuta all’uscita dalla scuola rabbinica di Hebron, nei territori palestinesi.
Anche il Presidente della Palestina, Abu Mazen, si esprime aspramente contro i sequestratori e prende le distanze dai responsabili del reato.

Intanto il mondo si mobilita, per far tornare a casa i tre ragazzi israeliani rapiti giovedì scorso, con la campagna #bringbackourboys.

Per cercare di capire meglio la particolare situazione in cui nuovamente versano Palestina ed Israele abbiamo sentito Richard Anderson Falk, professore emerito di diritto internazionale presso la Princeton University, e analista per ‘Aljazeera‘. Nel 2008, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (UNHCR) lo ha nominato (per un mandato di sei anni) relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi, occupati dal 1967.

 

Professore, quali possono essere le motivazioni politiche per il sequestro dei 3 adolescenti israeliani?
Il rapimento è avvenuto in un luogo geografico compreso tra i territori palestinesi ma sottoposto al controllo israeliano; in quell’area sono stati riportati innumerevoli abusi nei confronti di bambini palestinesi, e – esattamente nella via in cui è avvenuto il sequestro- è presente una scuola rabbinica . E’ possibile che le milizie li abbiano rapiti come prigionieri politici, non è un fatto nuovo: è già successo che siano stati sequestrati degli israeliani, come per esempio Gilad Shalit, privato della libertà lungo la striscia di Gaza. In questo caso si trattava di un soldato e l’idea che un militare possa essere trattenuto, anche per qualche anno, potrebbe determinare la possibilità, per migliaia di prigionieri palestinesi, di esser liberati e di rappresentare così una forma di riscatto. Si tratta di una situazione sporadica, generata dall’ostilità palestinese che consegue dagli abusi che si sono svolti nel corso della lunga occupazione israeliana. E’ molto difficile immaginare quali siano le motivazioni che portino ad atti di questo tipo, anche perché si sa poco su chi siano le persone capaci ci commetterli: potrebbe trattarsi di milizie di Hamas o di gruppi che non sono associati a nessun’altra entità politica palestinese organizzata.

Su quali basi il Governo israeliano asserisce con certezza che si tratti di un sequestro da parte di fondamentalisti palestinesi, nonostante non ci sia stata nessuna rivendicazione?
Credo non ci siano altre motivazioni, oltre a quelle politiche, per screditare il recente Governo di riconciliazione. Israele sta utilizzando questo fatto per fare in modo che l’autorità palestinese condanni i comportamenti di Hamas. Si tratta evidentemente di un tentativo di usare questa sciagura per minare l’accordo di riconciliazione tra Hamas e l’Autorità palestinese.

Nei territori dove è avvenuto il sequestro dei ragazzi israeliani, che livello di controllo ha l’Esercito israeliano?
La mia impressione è che siano territori totalmente nel controllo della sicurezza israeliana. Tuttavia non credo ci siano molte motivazioni per dare ai palestinesi la colpa di questo rapimento; si tratta, piuttosto, di una conseguenza dovuta alla cattiva gestione della sicurezza da parte del PLA (Palestine Liberation Army).

Questo sequestro può essere considerato opera di Hamas?
E ‘difficile da sapere, ma in base al modo in cui Israele sta gestendo un episodio di questo genere si può nutrire qualche sospetto. Non si potrà dirlo con certezza sino a che non saranno disponibili ulteriori informazioni.

C’è il rischio che si scateni una nuova rappresaglia da parte di Israele?
Sì, ci stiamo avvicinando a questa ipotesi. Non è comunque un rischio nuovo. Dal punto di vista economico, per esempio, Israele gestisce i trasferimenti monetari e sarebbe in grado di aggravare ulteriormente la crisi finanziaria a discapito dello Stato palestinese. E’ difficile sapere che cosa potrebbe succedere, ma finora le Nazioni Unite e gli Stati Uniti hanno negato ogni tipo di sostegno alla reazione di Netanyahu, e probabilmente l’accusa ad Hamas è stata rivolta per ingraziarsi il governo degli Stati Uniti e l’Unione europea e unirsi così con Israele all’obiettivo di ri-orientare e distorcere la politica del governo di riconciliazione.

C’è la possibilità di un coinvolgimento del Mossad e dei servizi segreti?
Penso ci sia sempre la possibilità. Non ho evidenze dirette su cui basarmi, ma non mi meraviglierei, considerando ciò che in passato i servizi segreti hanno fatto per creare una situazione politicamente proficua per Israele.

Tra gli 80 arrestati ci sono anche dei parlamentari, in che modo il Parlamento dell’ANP potrebbe essere coinvolto nel sequestro?
Credo che la risposta israeliana ai sequestri dei 3 giovani sia arrivata tramite gli arresti di centinaia di persone, tra cui 7 membri del Parlamento palestinese. Da un lato si tratta di un esempio di punizione collettiva, e dall’altro lato credo sia un episodio completamente isolato e messo in scena dal Mossad. Può essere vista come una sorta di richiesta, o di ricerca, per ottenere informazioni da qualcuno che ne è in possesso.

Quali sono state le reazioni della comunità palestinese rispetto al sequestro?
Il rifiuto della responsabilità. Tutta questa situazione è vista dai palestinesi solamente come l’ennesima conferma di uno Stato di Israele nemico della Palestina, occupata senza alcun senso. 

Non crede che mosse di questo tipo servano solo a fomentare l’odio e non portino a soluzioni concrete della questione palestinese?
Sì, certamente il modo in cui la situazione viene presentata dai media e la maniera in cui Israele sta rispondendo all’accaduto genera odio da ambo le parti, oltre a limitare la volontà di riconciliazione.

La situazione attuale può essere considerata come un passo indietro, dopo l’abbraccio tra Peres ed Abbas nei giardini vaticani?
Non credo che al momento attuale esistano le condizioni per preparare la pace, né per una pace duratura, soprattutto a causa delle chiusure del Governo israeliano. La motivazione si trova facilmente, guardando al fatto che i continui insediamenti sono ormai irreversibili, e l’unica soluzione la si può trovare nella laicità e nel secolarismo dello Stato, l’opposto di ciò che propone lo Stato israeliano; bisognerebbe abbandonare completamente il progetto sionista della creazione della Nazione ebraica, continuando a garantire gli stessi diritti sulla base di un fondamento democratico. Israele ha sempre voluto portare avanti una sua idea di Stato per gli ebrei.

I tre adolescenti sono originari di alcuni insediamenti israeliani in Cisgiordania, territori che Israele ha sottratto al controllo della Giordania nella Guerra dei sei giorni del 1967 e che i palestinesi chiedono di riavere indietro, come parte del loro futuro Stato, insieme alla Striscia di Gaza e a Gerusalemme est. Che messaggio vorrebbero dare i sequestratori allo Stato israeliano?
Non so quale possa essere il messaggio, si può arguire che chi ha commesso questo gesto stia avallando la versione di Israele, la quale sostiene che non c’è sicurezza al di fuori del controllo dello stesso Stato israeliano. Israele si sta muovendo in questa direzione per favorire la sostanziale annessione della totalità della Cisgiordania. Il nuovo Presidente Reuven Rivlin, in quanto membro del Likud, promuove l’annessione di quelle che chiamano Giudea e Samaria; sostiene l’utilizzo della lingua ufficiale israeliana e naturalmente vorrebbe veder consolidare il muro di Gerusalemme e della Cisgiordania. Per i palestinesi la visione del futuro non potrà cambiare finché Israele non sarà contro ogni genere di abusi commessi nei posti di blocco e fintanto che non si esprimerà contro il muro di separazione.

Durante le operazioni di ricerca, un giovane palestinese in un campo profughi vicino a Ramallah è stato ucciso dall’Esercito israeliano. Qual è il valore della vita per gli israeliani e per i palestinesi?
Israele ha privato i palestinesi di parecchi diritti, tra cui quello alla vita, già dal periodo dell’occupazione israeliana del 1967, e non è possibile enumerare tutti i tipi di depravazione commessi dalla parte israeliana nei confronti dei palestinesi. Credo la situazione dimostri come la vita dei palestinesi non sia considerata meritevole di alcuna protezione e sicurezza, da parte delle politiche israeliane.

 

 

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