lunedì, Agosto 3

Palestina: Governo di riconciliazione e transizione Intervista a Mai al-Kaila, Ambasciatore palestinese in Italia

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Palestina-Mai Al Kaila

Il Governo di Unità Nazionale palestinese ha causato un ennesimo incidente diplomatico tra lo Stato israeliano e quello palestinese. Mentre da una parte si placano le acque in territori neutri vaticani -grazie all’invito del Papa accolto da Shimon Peres ed Abū Māzen di pregare insieme a Roma per la Pace- dall’altra si inaspriscono i sentimenti di Netanyahu: «Hamas è una organizzazione terroristica che invoca la distruzione di Israele», «non rafforzeranno la pace, ma il terrorismo». Di tutta risposta Abū Māzen asserisce: «Gli israeliani ci hanno informato che se formiamo il governo, ci boicotteranno. Il Governo non è né di Fatah né di  Hamas, né di altre fazioni».

Il problema di fondo nasce proprio dalla nuova ‘unione’  -rinata da una separazione che andava avanti dal 2007-  tra la più radicale Hamas e la più moderata Fatah: i due partiti di rappresentanza di Gaza e della Cisgiordania.
Hamas, intanto, non avrà posto nel nuovo Governo, i 15 Ministri sono tutti di al-Fatah e questa mossa è stata vista di buonissimo occhio dalla comunità internazionale che ha dichiarato fermamente totale appoggio al neo eletto Esecutivo.

La situazione prende una piega che probabilmente non si era ancora vista nella terra di Giudea: da una parte un occidente che richiama il consenso della sua opinione pubblica sulla travagliata storia della Palestina e dall’altra un sofferente Israele che si sente tradito dai vari esponenti delle potenze mondiali.

Abbiamo chiesto un parere sul quadro attuale a Mai Al Kaila, Ambasciatore di Palestina in Italia da meno di 1 anno. Classe 1955, legata al partito Al Fatah di cui è stata membro del comitato direttivo, prima di arrivare in Italia è stata Ambasciatore palestinese in Cile negli ultimi quattro anni. Nata a Gerusalemme, ha studiato medicina all’Università di Gerusalemme ed ha completato i suoi studi in Spagna e negli Stati Uniti. Per 17 anni, la signora Al Kaila ha lavorato per l’ Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione (Unrwa) assistendo i rifugiati palestinesi in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Nel 1986 è stata prigioniera politica nelle carceri israeliane.

 

Ambasciatore, cosa pensa della nuova campagna diplomatica israeliana per fare pressione su Abbas ad affermare il controllo su Gaza, a seguito della formazione del Governo di unità palestinese?
Purtroppo accade ancora spesso che alcuni si mettano contro il riavvicinamento e contro la riconciliazione del popolo palestinese, e questo succede soprattutto da parte di Israele, essendo parte attiva nella trattativa. Il nuovo Governo serve solo a rappresentare Gaza, la Cisgiordania, Fatah e Hamas. Israele vedrebbe come unica soluzione la guerra: non effettuare trattative bilaterali con i palestinesi con lo scopo di raggiungere la pace. Per noi questa campagna diplomatica non è una novità perché sappiamo già come lavora la politica israeliana riguardo. Speriamo che il Governo israeliano accetti la nostra condizione, già migliorata in parte dalla riconciliazione nel Governo palestinese. Per noi la riconciliazione è una necessità politica, una necessità sociale. Non abbiamo mai espresso pareri sulle questioni politiche interne di Israele o di altri Paesi. Vogliamo preservare la nostra libertà di essere ciò che siamo a prescindere dalla religione e dalla politica. Questa campagna diplomatica israeliana pare abbia l”obiettivo  di interferire con la questione interna palestinese.

Quali sono i principali problemi tra le politiche di Hamas e Fatah?
Ci sono state incomprensioni politiche in passato ma ora Hamas ha lo stesso programma dell’OLP, – questo in seguito all’intesa tra Gaza ed Hamas e alla buona politica del Presidente Mahmud Abbas.

Quali sono i sentimenti, gli stati d’animo e le speranze del popolo palestinese sulla firma del nuovo Governo di unità nazionale e la riconciliazione tra Gaza e la Cisgiordania?
Il sentimento che c’è in tutta la Palestina è di grande felicità, l’aspettativa è molto alta perché è considerato il primo passo per la vera riconciliazione. Tutti sono davvero felici di questo nuovo Governo.

Vi è il rischio che le opinioni politiche e le diverse distanze geografiche possano riportare ad una spaccatura tra Hamas e Fatah?
Non credo, sappiamo quali siano le ragioni della distanza geografica tra Cisgiordania e Gaza ma il problema è un altro. La distanza era solo geografica ma c’era comunque una linea continua di connessione tra il territorio palestinese di Gaza e la Cisgiordania, c’è solo stata la distanza politica. Penso comunque che il distacco diplomatico adesso tra Hamas e Fatah non sia tanto. Speriamo si mantenga tale. Crediamo negli accordi politici tra i due partiti che sapranno ancora collaborare e sono certa sarà un’unione duratura.

Congelando le aspettative di Israele, l’Amministrazione statunitense e diversi Paesi europei hanno confermato che collaboreranno con il nuovo Governo palestinese. Pensa che potrebbe essere l’inizio di  un riconoscimento internazionale formale dei territori palestinesi come uno Stato a sé?
Spero proprio di sì. La riconciliazione ha dato una nuova speranza per i palestinesi e questo aiuto dell’Amministrazione degli Stati Uniti e dei Paesi europei, e naturalmente dei Paesi arabi, è molto importante per questo nostro nuovo Governo. Lo abbiamo considerato il vero riconoscimento della comunità internazionale nei confronti dello Stato palestinese.

Come viene vista la scelta di non inserire nemmeno un Ministro di Hamas dalla gente di Gaza? Pensa che questo possa essere visto dagli Stati Uniti come un segno di apertura?
La formazione di questo Governo è stata vista di buon occhio grazie all’appoggio politico dell’Olp e del Presidente Abu Mazen. Quello che noi pensiamo è che sia un Governo di riavvicinamento per assicurare e gestire  servizi per la comunità palestinese in vista delle successive elezioni. Chiunque, in questa maniera si troverà ad essere d’accordo con questo esecutivo.

Come lavorerà questo Governo per i diritti umani dei rifugiati palestinesi?
Naturalmente questo Governo lavorerà per i rifugiati palestinesi basandosi sulla politica dell’OLP, che chiede il ritorno del popolo palestinese come da risoluzione delle Nazione Unite n° 194 sul diritto al ritorno dei profughi palestinesi, sarà in linea con questa risoluzione che si occupa non solo dei diritti umani ma anche dei diritti politici dei rifugiati palestinesi.

Qualche giorno fa i soldati israeliani hanno arrestato un palestinese con una cintura esplosiva, sventando quello che sarebbe stato il primo attentato suicida dal 2008. C’è il timore che la visita di Papa Francesco e la sua preghiera nel muro in Cisgiordania possa avere appiccato fuoco agli spiriti di nuovo terrorismo? Quali erano gli stati d’animo dopo la visita papale e come è visto dalla comunità musulmana?
La visita di Papa Francesco è stata una cosa bellissima per la Palestina, un segnale molto positivo e un chiaro segno per la pace. Ha inoltre incontrato l’8 giugno il Presidente Abbas e il signor Peres nella sua residenza romana. Noi palestinesi crediamo di non avere il terrorismo come arma, abbiamo la necessità di difenderci come palestinesi, per questo necessitiamo di trattative.  Abbiamo molto apprezzato e visto gli appuntamenti dei giorni scorsi come chiari segni di pace.

Appunto, l’8 giugno Peres e Abbas si sono incontrati a Roma davanti al Papa, quali le conseguenze politiche dopo che Netanyahu ha detto di non riconoscere il nuovo Governo?
Si trattava di un incontro religioso, ho presenziato e lo abbiamo considerato sicuramente molto positivo. E’ stato un impegno morale per la pace ma al centro c’era anche la questione politica. Il problema religioso è stato affrontato con la sacralità di papa Francesco alla presenza di musulmani ed ebrei sostenuti dai leader politici Abu Mazen e dal Presidente Peres. E ‘stato sicuramente molto positivo e ricco di  significati su entrambi i lati per poter riavviare i propositi di pace. Ora che la Palestina è sostenuta da gran parte delle Nazioni può sentirsi appoggiata dalla comunità internazionale nonostante sfortunatamente la situazione con Netanyahu sia più complessa.

Crede che ora ci siano vere e proprie basi di una nuova cooperazione tra Israele e Palestina?
Noi abbiamo sempre l’intenzione di cooperare con Israele e speriamo che la sua leadership ripensi la propria politica sia in materia di pace sia per quanto riguarda il trattamento messo in atto sui palestinesi, oltre al proprio rapporto con le istituzioni palestinesi. Solo allora ci saranno le basi per una nuova cooperazione.

Come lo Stato italiano, insieme all’ambasciata palestinese in Italia, lavorerà con il nuovo Governo di unità nazionale?
In realtà vorrei ringraziare lo Stato e il Governo italiano che continueranno a collaborare al progetto tra Palestina e Italia: si lavorerà sicuramente su un accordo con il nuovo governo di riconciliazione. Il Ministro Mogherini ha inoltre dichiarato che la visita di Abbas è stata un buon segnale. Ho incontrato il Presidente Napolitano e anche lui ha fiducia nel Governo di unità e posso affermare, come Ambasciatore della Palestina in Italia, che l’Ambasciata palestinese continuerà a lavorare sulla cooperazione tra i due stati. Il mese prossimo abbiamo una riunione ministeriale per un nuovo accordo e questo significa che l’Italia è volenterosa nel sostenerci

 

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