martedì, Settembre 29

Paesi fragili 2017: una provocazione da accogliere

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Il Fragile States Index (FSI) è una classifica annuale di 178 Paesi basata sulle differenti tensioni che essi incontrano e che impattano i loro livelli di fragilità. L’Indice è basato sull’approccio di analisi del Fund For Peace esplicativo di una metodologia che mette in relazione dodici indicatori sociali, economici e politici. Basandosi sui punteggi, poi, viene fatta una stima della fragilità di ogni Paese analizzato. Come gli autori del report sottolineano, la parte più importante non è la comparazione tra le Nazioni, ma l’evoluzione del punteggio di ogni Stato durante il periodo di tempo considerato. Sebbene il Sudan sia tornato in prima posizione dell’Indice di Fragilità per il 2017 e la Finlandia continui a mantenere il suo primo posto come lo Stato meno fragile al mondo, il tumulto globale dell’ultimo anno ha avuto un riflesso anche nella classifica di cui parliamo ed in particolare per l’Etiopia, il Messico e la Turchia, registate come le aree più in peggioramento nel 2016. La cosa che più balza all’occhio, però, è che anche un certo numero di Paesi sviluppati ha registrato un notevole peggioramento. Parliamo di Stati Uniti e Regno Unito, entrambi venuti fuori da campagne elettorali politiche molto controverse nel 2016. I trend di lungo periodo del FSI hanno anche alzato la bandierina rossa per un numero di Paesi, tra cui Senegal e Sud Africa in cui le condizioni di instabilità, notevolmente peggiorate, potrebbero precipitare da un momento all’altro.

Quest’anno c’è più attenzione verso la Turchia, non solo per la sua posizione centrale e così vicina alla guerra in Siria, ma anche per il suo continuo scivolare verso l’instabilità e l’autoritarismo. I dati FMI dimostrano che dal 2011, la Turchia è peggiorata significativamente secondo più indicatori, scendendo addirittura 10 punti nella classifica. Da quando, poi, il Paese vive la pressione dei flussi di rifugiati siriani, gli indicatori sociali e politici hanno innalzato ancora il peggioramento. La Turchia è stata la terza nazione più in declino dal 2016 per via del colpo di stato tentato a Luglio, cui subito dopo, è seguito un inasprimento sugli oppositori politici e sui giornalisti. Dietro il tentato colpo di Stato, una serie di attacchi terroristici, così come le rinnovate tensioni con il PKK o con il Kurdistan Workers Party hanno accresciuto le tensioni. Il referendum altamente controverso dello scorso Aprile ed il seguito altrettanto divisivo non sono stati registrati nel FSI 2017 ma la prospettiva turca per il 2018 rimane infelice.

I media poco hanno parlato dell’Etiopia e degli episodi di violenza, delle proteste anti governative, in particolare nelle regioni di Amhara e Oromia, scaturite da una dichiarazione di stato d’emergenza nell’Ottobre 2016.Questo è stato usato come strumento per reprimere sia le forze politiche di opposizione che i media. Si è stimato che circa 400 persone sono rimaste uccise negli scontri con la sicurezza solo nella regione di Olomia. La pressione cresciuta nel 2017 evidenzia, nel lungo termine, una situazione in peggioramento. Alla radice delle tensioni: i rischi climatici tra cui la terribile siccità e i problemi sulle forniture di cibo.

L’analisi continua con il Messico, bersaglio di un costante disprezzo nella campagna presidenzale statunitense e la Nazione con il più grave peggioramento dal 2016 ad oggi. Molte tensioni sono state causate dalla violenza: in Messico si registra il più alto numero di omicidi nel 2012 così come di crimini organizzati che includono il caso del rapimento di 43 studenti a Guerrero. Probabilmente senza sorpresa, l’indicatore sull’apparato si sicurezza rimane il peggiore, nonostante ci siano lamentele anche per i bassi livelli di sviluppo economico.

Altre tre Nazioni significativamente peggiorate di anno in anno sono il Brasile, il Gambia ed il Sud Africa. Il Brasile, venuto fuori da un enorme agitazione politica nel 2016 dopo l’impeachment della Presidentessa Dilma Roussef. Ha registrato un trend in rialzo nel 2014, prima di andare nella direzione opposta negli ultimi 4 anni. La turbolenza politica ha rivelato una crisi economica, diventata un vero e proprio problema quando lo Stato di Rio de Janeiro ha dichiarato lo stato di emergenza finanziaria solo poche settimane prima delle Olimpiadi dello scorso anno, con un seguito di proteste in tutta la Nazione per le politiche di austerità messe in atto come risposta alla crisi economica. Le crisi brasiliane sono aggravate dall’aumento dei crimini e degli effetti sulla salute pubblica del virus Zika. «Mi sono chiesta quale fosse la correlazione in Brasile tra l’ospitare una Olimpiade e la successiva performance in peggioramento. Vediamo: Londra l’ha ospitatata nel 2012, Atene nel 2004. Solo Beijing sembra essere scappata dalla ‘maledizione degli anelli olimpici’», ha detto Carmen Medina, former CIA Deputy Director of Intelligence. Il Gambia, invece, è stato sotto i riflettori fino alle attese elezioni del Dicembre 2016 quando Yahya Jammeh che è stato Presidente per più di 20 anni, ha perso inaspettatamente contro Adama Barrow. Il trend di lungo termine nel FSI dimostra che la sua instabilità era stata da lungo tempo anticipata. Il Gambia è l’ottava nazione a trovarsi nelle condizioni peggiori dell’ultimo decennio ed è peggiorata ogni anno. Per non parlare del trend particolarmente allarmante del Sud Africa. L’FSI ha tracciato un rapido declino nell’ultimo decennio con solo dietro Libia, Siria, Yemen, Mali. Nell’ultimo anno, la Nazione ha visto una crescente pressione economica ed il via a scioperi, proteste ed insabilità politica cristallizzata nelle richieste di dimissioni rivolte al Presidente Jacob Zuma coinvolto in brogli e scandali.

La fragilità, però, certamente non sono confinate solo nei Paesi in via di sviluppo ma tra le dieci nazioni peggiorate nel 2017 troviamo il Giappone, l’Italia, la Sud Corea, il Belgio e gli USA non lontani. Secondo Medina «una nazione che è uscita da questo trend è la Francia che, negli ultimi anni, è più coesa nonostante le difficili esperienze degli attacchi terroristici». Il Belgio ha attraversato un attacco terroristico nel Marzo 2016, la miccia per le controversie sul flusso di rifugiati nel Paese. L’Italia, che ha iniziato a mostrare segni di miglioramento negli ultimi anni, ha visto un declino con le tensioni che hanno circondato il fallimento del referendum costituzionale e le dimissioni del Premier Matteo Renzi. Il Giappone ha dimostrato un miglioramento dopo il terremoto ed il disastro nucleare di nel 2011. Ma l’aumento delle pressioni demografiche insieme al costante abbandono dei giovani giapponesi che lasciano la nazione, hanno contribuito a peggiorare anche la performance giapponese. In peggioramento anche la Corea del Sud data probabilmente dalla incredibile storia di corruzione e infangamento della Presidenza. L’evento ha scosso la sudcorea, portando ad uno scoppio di proteste e alla richiesta di impeachment che hanno contribuito a destabilizzare il Paese.

Gli Stati Uniti sono peggiorati nel 2017 nonostante la maggior parte degli indicatori che li riguradano attualmente mostrino un trend in miglioramento. Il declino di altri indicatori è da attribuirsi alla campagna elettorale del 2016 ed in particolare al tono che la campagna ha contribuito ad apportare sulle questioni sociali alcuni dei quali hanno avuto anche un carattere razziale. Alcuni di questi indicatori analizzati sembrano essere molto vicini a quelli del Regno Unito e del clima particolarmente acceso del referendum sulla Brexit. USA e Regno Unito hanno in comune qualcosa di allarmante e cioè che anche quando la maggior parte degli indicatori sembrano migliorare, una buona parte degli altri vanno in direzione opposta e questo può avere profondi effetti sulla stabilità.

Dall’altro lato della medaglia, il Pakistan ha registrato il miglioramento più significativo rispetto ad ogni altro Paese nel 2017. Un miglioramento anno per anno finisce per comprendere due categorie: una è quella dove non si parla tanto di crescita, quanto di ripresa da uno shock; l’altra riguarda i miglioramenti dove passo dopo passo si passa da una decrescente fragilità ad una crescente satbilità. Nel caso del Pakistan, dove ci sono indubbiamente degli avanzamenti soprattutto economici non si sa però se questo possa essere considerato un vero e proprio trend. Secondo quanto dice Medina «come il Kenya, il Pakistan deve prevalere su dei vicini imprevedibili. La sua abilità di prosperare richiede più della solo competenza governativa e della coesione sociale. Richiede fortuna».

Tra le Nazioni caratterizzate da un trend di lungo termine positivo nel 2017 troviamo Georgia, Indonesia, Laos, Panama, Romania, Serbia e Uzbekistan, mentre i miglioramenti di Thailandia, Mali, ed il Cameroon sembrano venire più che altro da una ripresa significativa. Cuba rimane la Nazione più in crescita degli ultimi dieci anni da quando il Governo ha iniziato le riforme economiche e si è aperto al mondo, in particolare agli USA. Tra i Paesi più in crescita troviamo anche Bosnia, Serbia, Croazia e Macedonia, dalla parte dei Balcani e la Colombia nel sud America, dove i livelli di stabilità si sono rapidamente consolidati.

Se guardiamo alla classifica delle Nazioni più in declino nell’ultimo decennio le sorprese sono poche; ai primi critici quattro posti troviamo Libia, Siria, Yemen e Mali e poi Senegal, Eritrea, Mozambico, Repubblica Centro Africana e Guinea- Bissau i quali ricevono, però pochissima risonanza mediatica. Gli Stati al top degli indici di fragilità rimangono pressoché quelli degli anni precedenti: il Sud Sudan al primo posto con i suoi problemi di aggravamento nella fornitura del cibo e dei conflitti tra il Presidente Salva Kiir ed il Vice, le denunce di pulizia etnica e le elezioni sospese. Quelle che il report include nella categoria ‘Very High Alert’ sono la Repubblica Africana Centrale, lo Yemen, il Sudan e la Siria dilaniati da cicli infiniti di conflitti e violenza, Governi debole ed alti livelli di interventi esterni. Questi trend anticipano e quindi, dovrebbero allarmare i politici perché se le situazioni di insabilità dovessero avere un peggioramento di qualsiasi natura, questo avrebbe conseguenze gravissime sulla già imponente fragilità che li affligge.

John Mclaughlin former acting director della CIA ha dichiarato: «Alcuni risultati sono sconvolgenti, per esempio, quelli di USA e Regno Unito. Questo non significa che entrambe le Nazioni stanno collassando, ovviamente, ma sottolinea che anche le prospere democrazie possono iniziare a sviluppare delle patologie politiche». Le intuitive e non sorprendenti scoperte vedono la Finlandia in cima ma «non sorprende che una nazione piccola con una lingua uniforme, una popolazione omogenea ed una democrazia ben stabilita possa raggiungere questi standard prolungati di stabilità. Nemmeno sorprende che il Sud Sudan, la nazione più giovane, sia tornato in cima agli Stati più fragili del globo, dopo ciò che abbiamo visto». «Personalmente, credo che le parti più provocatorie dello studio riguardino quelle Nazioni che sembrano relativamente stabili in superficie ma che, invece, suggeriscono uno stato di allerta. Evitare sorprese e anticipare le discontinuità è un lavoro importante per i servizi di intelligence, i militari e la diplomazia. Quando i dati indicano fragilità crescenti o richiamano ad una maggiore attenzione, coloro che governano dovrebbero prestare più attenzione. Uno studio come questo può servire da antidoto ad un malanno comune e che affligge l’analisi della sicurezza nazionale oggi: sembra spesso che una manciata prevedibile di problemi consumi l’energia e la creatività dei governi, degli analisti politici e degli studiosi: Russia, Cina, Iran, cybersecurity, Nortd Corea, terrorismo ed un altro mucchietto di problemi di confine come la migrazione, la proliferazione di materiale dannoso. Così si tende ad escludere altri problemi che hanno il potenziale di sorprendere. E’ qui che l’attenzione di chi governa e di chi studia si dovrebbe fermare».

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