domenica, Novembre 17

Putin in Italia, tra politica e fascinazione Con Conte parlerà di attualità internazionale, mentre Salvini lo studia e un’UE rinnovata potrebbe riaprire il dialogo con Mosca, ne parliamo con Serena Giusti

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Domani, giovedì 4 luglio, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, si recherà a Roma per vari appuntamenti diplomatici. Una volta atterrato nella capitale – blindata per l’occasione –  il leader russo ripercorrerà le tappe che hanno segnato la sua ultima visita ufficiale in Italia, nel giugno 2015. Intorno a mezzogiorno si recherà in Vaticano per incontrare Papa Francesco, mentre nel pomeriggio andrà prima al Quirinale per incontrare il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e successivamente a Palazzo Chigi – che nel frattempo ha cambiato inquilini – dove avrà un colloquio con il Primo Ministro, Giuseppe Conte. Proprio Conte ha sponsorizzato il viaggio italiano di Putin durante la sua visita a Mosca il 24 ottobre dello scorso anno. In serata, invece, è prevista una cena a Villa Madama, durante la quale il Presidente russo incontrerà, tra gli altri, i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, suo grande estimatore. 

Prima di rientrare in patria, Putin potrebbe incontrare Silvio Berlusconi. I due sono legati da una profonda amicizia, ma il loro appuntamento è solo un’indiscrezione. I temi sul tavolo, sia in Vaticano che all’interno dei palazzi della politica italiana, si svilupperanno intorno allattualità politica internazionale. Si parlerà, quindi, di Venezuela, con Mosca forte sostenitrice del regime chavista, mentre l’Italia, dopo scontri intergovernativi iniziali, si è allineata alle dettami europei favorevoli a Juan Guaidó; di Libia, dove, anche in questo caso, le opinioni sono divergenti, ma col Cremlino che sembra avviarsi verso una posizione più moderata; di Iran, accordo nucleare e le crescenti tensioni degli Stati Uniti; ma anche di Siria, Ucraina e Afghanistan.

Oltre a Putin, il corteo russo sarà composto dal Ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, dal Ministro dell’Industria, Denis Manturov, e dal Ministro della Cultura, Vladimir Medinsky. Presenze importanti che non faranno da cornice, ma che andranno a porre la firma su alcuni accordi che verranno siglati durante i colloqui. Tra questi, uno tra la Cassa depositi e prestiti e il Fondo sovrano russo, così da implementare gli investimenti sull’asse Roma-Mosca, e altri in ambito culturale, come una collaborazione tra l’Hermitage di San Pietroburgo – dopo il Louvre di Parigi, il museo più grandi del mondo, nonché ex sede degli zar – e il Comune di Venezia. Contemporaneamente, alla Farnesina, si terrà un forum di dialogo delle società italo-russe.

A fare da sfondo alla visita in Italia di Putin, le nomine che ieri il Consiglio Europeo ha avanzato per i vertici di Bruxelles: con il Ministro della Difesa tedesco, Ursula Von der Leyen, candidata alla Presidenza della Commissione Europea; la francese, Christine Lagarde, attuale Direttore Operativo del Fondo Monetario Internazionale, in corsa per la Banca Centrale; lo spagnolo Josep Borrell come Altro Rappresentate degli affari esteri e della sicurezza, ruolo ricoperto nella scorsa legislatura dall’italiana Federica Mogherini.

Nomine importanti che – in attesa del voto favorevole del nuovo Parlamento Europeo, che oggi ha eletto come Presidente, David Sassoli, deputato PD nonché ex vice direttore del TG1 – potrebbero mettere nuovamente in moto un dialogo con Mosca, dialogo inceppato dalle sanzioni per l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014.

In questo senso, gli storici buoni rapporti tra i Governi italiani ed il Cremlino, potrebbero fare da apripista per un ritorno dei russi sulla scena europea. La relazione italo-russa, infatti, si sviluppa in due direzioni: da una parte l’adesione e l’appoggio italiano alle sanzioni europee, ma, dall’altra, un dialogo costante e incessante tra le istituzioni e i vertici politici dei due Paesi. Il ruolo che potrebbe giocare la Lega in questa partita è tutto da verificare, ma di sicuro la matrice filorussa del Carroccio ha fatto perdere a Salvini alleati importanti allinterno del Parlamento Europeo, primi tra tutti i deputati del PiS (Prawo i Sprawiedliwość – Diritto e Giustizia) polacco.

Ed è proprio qui che si inseriscono le nuove cariche delle istituzioni europee. La Von der Leyen non è apprezzata in patria, ma gode del totale appoggio della cancelliera Angela Merkel e, fino a poco tempo fa, era stata designata come sua legittima erede. La Lagarde, invece, intimorisce per il suo atteggiamento neoliberista e profondamente critico nei confronti dei Paesi che non rispettano i parametrici economici dettati da Bruxelles. Due profili non esattamente ascrivibili all’universo dei fan di Putin, piuttosto che a quelli di Di Maio e Salvini. Lunico che potrebbe essere più vicino – solo teoricamente – alle politiche moscovite è Borrell, ma solamente perché proviene da un Paese, la Spagna, che come la Russia non riconosce il Kosovo, ed è un personaggio anti-indipendentista, il che non fa mai male se si vuole compiacere i russi. Ma veramente potrebbe bastare solo questo per riaprire un dialogo con Mosca, considerando che il ruolo dell’Alto Rappresentante è sì prestigioso, poco effettivo?

Per capire, dunque, quanto il nostro Paese sia vicino alle politiche moscovite e quale potrebbe essere l’atteggiamento della nuova UE nei confronti della Russia, abbiamo contattato Serena Giusti, docente di Relazioni Internazionali presso la Scuola Superiore di Sant’Anna di Pisa e ricercatrice dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

 

Qual è l’atteggiamento della politica italiana verso il Cremlino?

Storicamente l’Italia ha avuto dei buoni rapporti con la Russia, indipendentemente dalla configurazione del Governo. Vale la pena ricordare che i migliori accordi tra Italia e Russia, nei tempi recenti, sono stati conclusi dal Governo Prodi. La politica dell’Italia rispetto alla Russa si muove su due binari da una parte, un certo allineamento con l’Unione Europa sulla condanna in seguito all’annessione della Crimea, dall’altra, però, c’è la volontà di ricostruire – anche sotto traccia – i rapporti con Mosca e di presentarsi come anello di congiunzione tra UE e Russia stessa. Diciamo che c’è a tutti i livelli una certa predisposizione a recuperare il ruolo della Russia.

Quanto il nostro Paese è vicino alle politiche moscovite?

Rispetto alle posizioni assertive della Russia in politica estera c’è una chiara e ferma condanna ed anche il Governo, con Lega e 5 Stelle, si è allineato all’UE per rinnovare le sanzioni. Ci sono, però, degli interessi economici molto forti, tant’è che alla fine degli incontri verrà stipulato un accordo con la Banca depositi e prestiti, ciò rimarca una vicinanza in questo versante. Vicinanza che vige anche in campo culturale. Durante la visita di Putin, infatti, si svolgerà questo forum delle società italo-russe che ormai va avanti da anni ed è un tentativo anche per avvicinare la società civile. L’Italia ha un potere di attrazione rispetto alla Russia e, quindi, anche la cultura è un aspetto molto importante di queste relazioni.

Quanto sono forti i legami tra la Lega e Mosca e cosa c’è di concreto nel rapporto tra Salvini e Putin? Bisogna ricordare anche che il PiS, partito di Governo polacco, non ha accettato di confluire nell’eurogruppo della Lega proprio in virtù dei suoi legami poco chiari con il Cremlino.

Io credo che Salvini subisca una fascinazione dell’uomo forte Putin, che tiene insieme questa grande Nazione ed è, comunque, un leader carismatico. Può essere, quindi, che ci sia una fascinazione della personalità. Quanto, poi, la Lega abbia rapporti stretti con il circolo ristretto di Putin è un punto meno chiaro. Sappiamo che ci sono stati dei servizi giornalistici su dei finanziamenti, ma di fatto non abbiamo indizi chiari in questo senso. Non c’è niente di speciale tra Putin e Salvini rispetto, invece, alla relazione profonda che si era instaurata tra il Presidente russo e Silvio Berlusconi, ma anche con lo stesso Prodi, il quale continua ad avere rapporti stretti con la Russia. Anzi, dal punto di vista politico, Salvini per Putin rappresenta un personaggio meno stabile rispetto ad un Berlusconi, un Prodi, un Renzi o un Letta. Diciamo che la Russia è più un mezzo italiano per raccogliere e attrarre ancora dei voti a seconda dell’elettorato della Lega. Le sanzioni, per esempio, hanno danneggiato fortemente l’area del Nord-Est, quindi, un riavvicinamento alla Russia è visto positivamente da questa parte dell’elettorato. Anche per quanto riguarda i Paesi di Visegrad, questo è un fronte molto frammentato rispetto alla Russia, perché mentre le Polonia è ostile a Putin, l’Ungheria vi è più incline per via del regime politico. È un fronte, dunque, molto frastagliato e questo non avvantaggia sicuramente il gioco di Salvini.

Quanto, ad oggi, la Russia è importante per l’Italia a livello economico? 

Come dicevo, per il Nord-Est vi era una fetta di mercato molto importante rappresentata dai flussi turistici e dalle esportazioni. Ora, con il protrarsi delle sanzioni, il rischio è che vi sia una sostituzione di prodotti che provenivano da quest’area con prodotti provenienti da altre zone, ma soprattutto con merci prodotte in loco. Il fenomeno a cui si assiste è un’esportazione di macchinari, oppure, una creazione di attività imprenditoriali in Russia per produzioni che sostituiscano le importazioni.

Si parlerà di temi internazionali, tra cui Libia e Venezuela, per le quali, evidentemente, le due posizioni configgono: quali possono essere i punti di contatto in queste visioni differenti?

Sul Venezuela la questione è un po’ più difficile perché, oltre alle questioni economiche, sono in gioco questioni politiche. Credo che quello che voglia sottolineare Putin sia la non influenza di potenze esterne sulla politica domestica. Questo è un principio che tende a ribadire. Per quanto riguarda la Libia, la posizione della Russia sembrerebbe ammorbidirsi in questo periodo, quindi, non così fortemente schierata con Haftar. Questo potrebbe aprire a qualche meeting internazionale che ripone la Libia al centro dell’attenzione. Trattando di temi internazionale. l’attenzione potrebbe anche ricadere sull’Iran, in cui il ruolo della Russia è stato fondamentale con la Russia ed ha fortemente collaborato con l’UE. Il paradigma di divisioni nette quando si guarda alla Russia, forse, va rivisto: dipende molto dalle situazioni e dagli schieramenti. Credo che quello che l’Italia farà, sarà quello di coinvolgere il più possibile la Russia sui vari scacchieri, così come del resto Mosca chiede da tempo, Molte operazioni della Russia, infatti, sono dovute ad una sua marginalizzazione, quindi, in questo caso, credo che l’Italia possa giocare un ruolo importante.

Il Consiglio Europeo ha espresso le nomine per le nuove cariche nelle istituzioni europee. Quanto effettivamente la nuova Europa potrà dialogare con Mosca e cosa ci si può aspettare nei rapporti prossimi cinque anni nel rapporto UE-RUSSIA?

Quello che si può dire, intanto, è che il gruppo di Visegrad ha perso ed è stato riposto un po’ ai margini. Questo potrebbe essere un elemento positivo nella ripresa del dialogo con Mosca, perché all’interno del gruppo, a parte il caso ungherese, ci sono Paesi fortemente ostili, come la Polonia, che è lo Stato europeo che ha creato maggiori difficoltà con la Russia dall’entrato nell’UE. La Merkel ha assunto posizioni dure, ma la Germania ha molti interessi economici con la Russia. È il primo esportatore di prodotti verso la Russia, quindi, c’è anche una posizione politica che deve essere intransigente, però, di fatto ci sono interessi energetici ed economici molto forti. Così, come del resto, con la Francia, al di là delle tensioni. Per quanto riguarda l’Alto rappresentante, Borrel è sicuramente contrario alle divisioni interne della Spagna, un Paese che non ha riconosciuto il Kosovo. In questo senso ci potrebbero essere delle sintonie con Putin, però, è un po’ difficile da immaginare. Nei prossimi cinque anni ci si può aspettare il tentativo di ricostruire un rapporto con Mosca, perché la Russia si sta avvicinando alla Cina e bisognerà capire cosa succederà con gli Stati Uniti. Se dovesse continuare il disinteressamento americano, credo che l’Europa abbia tutto l’interesse a ritrovare un dialogo col Cremlino. Non bisogna sottovalutare la probabile uscita dall’UE, il prossimo 31 ottobre, del Regno Unito, uno di quei Paesi più ostili o, comunque, con il quale vi erano state delle tensioni recenti con la Russia: potrebbe essere questo un altro elemento per la ripresa del dialogo tra i vertici europei e Putin. Credo che la nuova Commissione eviterà scontri forti con la Russia, cercando di far sì che il trattato di Minsk venga rispettato e, poi, farà un tentativo per riaprire il dialogo su alcuni temi specifici.

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