venerdì, Novembre 15

Oxfam: abusi sessuali, dopo Haiti e Ciad anche il Sud Sudan Il 7% dell' Ong nel martoriato Paese in guerra civile dal dicembre 2013 avrebbe commesso abusi sessuali e perfino stupri. Le vittime sono state le donne

0

Dopo le rivelazioni di Helen Evans, ex funzionario della Ong britannica sugli abusi sessuali perpetuati da vari operatori umanitari di Oxfam ad Haiti e Ciad, emergono prove ancora più agghiaccianti in Sud Sudan. Il 7% dello staff Oxfam nel martoriato Paese in guerra civile dal dicembre 2013 avrebbe commesso sexual harrasment, abusi sessuali e perfino stupri. Le vittime sono state delle donne sfollate a causa dei combattimenti e personale locale femminile. Entrambe le categorie sono estremamente vulnerabili nel contesto di guerra civile del Sud Sudan e facili prede per espatriati che hanno risorse finanziarie e potere.

Le accuse prendono corpo grazie alla testimonianza di Megan Nobert che fu stuprata da un espatriato di Oxfam nel 2015. In una intervista alla BBC, la Nobert ha affermato di non essere stata la sola vittima, denunciando che «le violenze sessuali presso gli uffici umanitari sono una pratica corrente». Come nel caso delle violenze sessuali ad Haiti e Ciad anche quelle commesse in Sud Sudan sono state coperte dalla dirigenza della Ong britannica. In alcuni casi i colpevoli di questi ignobili atti sono stati licenziati ma nessuna denuncia alle autorità locali o a quelle britanniche è stata mai inoltrata.

Helen Evans afferma che la sede centrale ad Oxford era a conoscenza di questi ricorrenti abusi sessuali in vari Paesi dove Oxfam interviene fin dal 2014 sottolineando che si sono spese più energie per coprire gli scandali che per risolvere le cause di questi comportamenti. Eppure un’ attenzione particolare dovrebbe essere posta negli interventi di emergenza umanitaria.«Il contesto di emergenza è «l’ambiente perfetto per ogni attività: frodi finanziarie, vendita di derrate alimentari, violenze sessuali», spiega Mike Jennings Capo del Dipartimento per gli Studi di Sviluppo presso la facoltà di Studi Africani e Orientali della Università di Londra.

Una inchiesta condotta dall’emittente televisiva Channel 4 News rivela l’esistenza di una vera e propria cultura di abusi sessuali in vari uffici di Oxfam. Secondo l’indagine tra il 11 e il 14% del personale femminile della Ong britannica è stato vittima di sexual harassement o di violenze carnali. Questi abusi sono stati commessi anche contro dei minori. Le violenze sui minori si sarebbero consumate all’interno dei negozi di solidarietà Oxfam in Gran Bretagna tra il 2013 e il 2014. Uno di questi casi che ha coinvolto un giovane volontario di 14 anni è ora all’esame della Magistratura.

Il porta voce di Oxfam International, che raggruppa 20 sedi nazionali Oxfam tra cui quella italiana, assicura ai media europei che la Ong britannica collaborerà senza riserve nelle indagini giudiziarie. Il Coordinatore Paese ad Haiti: Roland van Hauwermeiren si è dimesso mentre il Direttore di Oxfam International: Juan Alberto Fuentes Knight è stato arrestato giovedì scorso in Guatemala e indagato di abusi sessuali commessi nel Paese. Gli scandali sessuali che sono emersi stanno distruggendo la reputazione della più importante Ong Britannica che ha ricevuto 43,8 milioni di dollari dal governo inglese nel solo 2017 ed è partner operativo della Unione Europea, Usaid, e di varie Agenzie Umanitarie ONU. Oxfam Italia nel 2016 ha registrato proventi per 18,6 milioni di euro di cui 3,1 di donazioni private.  Il danno economico è già evidente. In quattro giorni dalla notizie dello scandalo ad Haiti, Oxfam ha perso 1.270 donatori con un danno di 162.000 Euro, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Daily Telegraph.

Violenze e abusi sessuali sono il segreto di pulcinella del mondo umanitario e si stanno consumando da decenni. Questi crimini non riguardano solo Oxfam ma la maggior parte delle Ong internazionali sempre più messe sotto accusa anche per inefficenza amministrativa e incapacità di contribuire allo sviluppo socio economico dei Paesi ospitanti. Sempre più governi africani considerano le Ong come un fenomeno occidentale non gradito ma imposto da Stati Uniti e Unione Europea. Negli ultimi dieci anni vari Paesi africani hanno ristretto la presenza di Ong nel loro territorio e preteso rigidi controlli finanziari. Il trend che si sta delineando sembra chiaro: l’Africa si vuole sbrarazzare del mondo umanitario, ormai concentrato nei Paesi più disastrati: Congo, Sud Sudan, Centrafrica, Mali e pochi altri.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore