mercoledì, Settembre 30

Oriente: più pensioni per tutti field_506ffb1d3dbe2

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Asia pensioni

Bangkok – L’allentamento della politica del figlio unico in Cina da una parte ha ridato fiato alla società non solo cinese ma asiatica più in generale, allo stesso tempo, ha dimostrato quanto il dato demografico sia assolutamente importante nella strutturazione e nella vita stessa della società intesa nella sua interezza. Infatti, una società che ammette nel proprio seno più giovani, è una società che dovrà farsi carico anche di migliorare le scuole, le infrastrutture, le vie di accesso al lavoro, tra altri fattori. Ma altrettanto spesso, proprio per il miglioramento della qualità di vita complessiva nelle società asiatiche, contemporaneamente s’è affacciato l’altro problema della sostenibilità delle fasce più anziane della popolazione, il che obbliga i Governi asiatici a doversi far carico anche di più mirate politiche economiche e di gestione della cosa pubblica, tenendo conto del fattore “salute” e quindi del miglioramento della rete sanitaria di supporto così come tutte le tematiche inerenti l’età avanzata così come il miglioramento della rete di trasporti pubblici, l’intero apparato sanitario nei suoi vari mix pubblico-privato variamente declinati Nazione per Nazione e tutto ciò che riguarda le materie attinenti il tempo libero del quale le persone anziane hanno grande disponibilità, soprattutto dopo essere fuoriuscite dal ciclo lavorativo.

Dalla propria parte le società asiatiche finora hanno avuto alcune armi a disposizione, come il più basso livello dei costi di produzione e correlativamente il livello più basso del costo-lavoro rispetto a tante altre economie del Globo. Ora, aumentando le fasce di popolazione anziana, si fa sempre più forte il timore di non riuscire a gestire un aspetto relativamente nuovo in Asia, ovvero, il nesso tra società sempre più anziana da una parte e dall’altra una società sempre più benestante.

Lo scorso anno è stato registrato che circa 450 milioni di individui, l’11 per cento delle popolazioni asiatiche, avevano 60 anni ed anche più. Entro il 2050 questi numeri si prevede possano raddoppiare fino a raggiungere 1.2 miliardi di persone ovvero il 24 per cento della popolazione, andando non tanto distanti dalle proiezioni del 27 per cento in America del Nord e del 34 per cento in Europa. Il tasso di dipendenza dalle fasce di età avanzate crescerà rapidamente in  Giappone, Corea del Sud, Cina, Singapore e India. La differenza con le Nazioni a sviluppo più avanzato c’è ed è in altro settore: nel 2011 i fondi pensione privati in nove economie asiatiche si sono assestati intorno ai 663 miliardi di Dollari USA in controvalore più o meno uno striminzito 5,3 per cento del PIL, mentre gli stessi fondi nelle Nazioni avanzate mediamente rappresentano il 70 per cento del PIL. In passato, avere più figli in famiglia significava avere una pensione assicurata dal lavoro dei giovani man mano che si introducevano nel mondo del lavoro, oggigiorno le famiglie che hanno uno o due bambini quel tipo di sogno “pensionistico” familiare non lo possono più fare.

Basti vedere quel che sta accadendo in Giappone, dove i giovani che hanno raggiunto l’età di vent’anni e vivono in famiglia vengono chiamati single parassiti. Un bambino cinese nato secondo le restrizioni del figlio unico oggi in Cina riceve amore e regali da almeno sei persone in famiglia, i due genitori ed i quattro nonni. Ma quando diventerà adulto è difficile immaginare che possa prendersi carico e cura di quattro o sei parenti.

Il tasso di dipendenza d’età avanzata, cioé il numero di anziani con età di 65 anni ed oltre contro il numero delle persone in epoca lavorativa compresa tra i 15 ed i 65 anni, è praticamente impossibile da ottenere in alcune Nazioni. Attualmente, due lavoratori giapponesi sostengono uno che è andato in pensione. Entro il 2050, vi saranno due pensionati per ogni lavoratore. Entro il 2050 in Cina il tasso di dipendenza d’età avanzata sarà di un pensionato contro un lavoratore e mezzo. E’ facile intuire da tutto questo come a breve un po’ in tutta l’Asia si riproporrà il problema che già avvinghia da anni i Paesi a sviluppo avanzato, lo iato tra la copertura pensionistica e il livello sottostimato dei fondi pensione disponibili. Persino in Giappone, tra le Nazioni più sviluppate dell’arco asiatico, dove la copertura sanitaria pro capite media è di 216,694 dollari USA, interessi più bassi significano che molti pensionati si troveranno a dover fronteggiare un problema di introiti inferiori derivanti dal proprio periodo lavorativo rispetto agli standard finali previsti per l’epoca pensionistica. Un due per cento annuo alla voce “sanità” rappresenta un cumulo di 4.300 dollari USA all’anno in controvalore, troppo poco per vivere in modo dignitoso e confortevole.

Di fronte a questi argomenti così gravosi e con i quali le Nazioni a sviluppo avanzato già combattono da anni, si spiega perché molte Nazioni asiatiche si troveranno a dover gestire il tema in modo anticipato rispetto a quanto accaduto in altri contesti, il più delle volte quasi all’improvviso, non appena la curva crescente della crescita economica complessiva sembra appena intrapresa.

Vi sono quindi molti buoni motivi perché le economie asiatiche debbano introdurre politiche pensionistiche nella forma di profonde riforme. Innanzitutto ci sarà da riequilibrare le età di ingresso alla pensione, in secondo luogo, in successione, un numero maggiore di persone dovrà dotarsi di una qualche forma di copertura pensionistica. In terzo luogo, il sistema di accantonamento del sistema pensionistico dovrà essere sostenibile, proprio tenendo conto di quanto accaduto in Grecia, bisognerà assicurarsi che vi sia sufficiente denaro in giro perché ci sia una adeguata copertura pensionistica quando giungerà il momento fuoriuscendo dal sistema lavorativo. In realtà, gli osservatori di cose economiche ritengono vi sia da annoverare anche un altro motivo alla base delle riforme pensionistiche, cioé un sistema di risorse più efficiente nel medio-lungo periodo nel quadro di una stabilità finanziaria nazionale complessiva.

Per gli studiosi del settore e per gli economisti, vi è necessità, quindi, di estendere quanto più possibile la copertura pensionistica in Asia –sia nelle forme private cioé quelle più correnti sia quelle di carattere pubblico o categoriale, meno diffuse- perché questo implica un maggior apporto di una fascia di età nella popolazione con sempre maggiore rilevanza anche e non solo in quanto domanda relativamente stabile a sostegno dell’offerta e quindi del mondo della produzione e del rispettivo PIL nazionale.

 

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