lunedì, Aprile 6

Orgoglio di essere italiani: sì ma se controlliamo salute, alimentazione e sicurezza Massima vigilanza delle più importanti filiere nazionali: quelle che ci assicurano la sopravvivenza, l’alimentazione e la sicurezza

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Abbiamo già espresso la nostra opinione circa la necessità di non lasciare scoperta la produzione dei sistemi di difesa. E siamo convinti che il rischio di un’infezione mondiale non deve tralasciare le necessità di presidiare il Paese anche dal punto di vista militare. Sbaglia, a nostro parere, chi parla in questo momento di una guerra in corso: in questo momento si sta arginando un fenomeno di propagazione virale e si cercano rimedi per chi è stato contagiato: non abbiamo nemici con cui combattere. Non in questo momento, ma quando l’emergenza terminerà, in forma scalare, ci saranno Paesi che avranno una maggior forza, fisica e commerciale,rispetto a altre Nazioni ancora alle prese con le emergenze sanitarie. Il mondo in quel momento continuerà a volersi bene, indiscriminatamente? Noi lo speriamo, dal più profondo del cuore, ma questo non esime alle Forze Armate e all’Intelligence di abbassare nessuna guardia.

Ma come si fa a far funzionare un’azienda o alcuni reparti più strategici in un momento di tanta emergenza?

Per prima cosa occorre la preparazione di una classe dirigente a una cultura delle situazioni di rischio. I Paesi che non dispongono di questi manager così preparati possono tranquillamente prendere disposizioni di colleghi all’estero o semplicemente imitarli.
Per mandare avanti un’impresa durante un’epidemia occorre per prima cosa mettere in sicurezza i lavoratori. A parte lo spirito umanitario, il capo di una comunità di lavoratori deve preoccuparsi dell’integrità dei suoi addetti, perché le unità stipendiate servono alla produzione e perché con loro eventuali malattie non devono contaminare i colleghi costringendo a chiudere la produzione.
Ma il boss deve essere anche in grado di gestire l’ingresso di personale negli stabilimenti evitando situazioni di assenteismo e assenze ingiustificate ma comprensibili dal diffondersi del terrore collettivo.
Il terzo elemento è quello più funzionale: qualunque azienda ha bisogno di materiale per funzionare: che sia il toner per le stampanti laser o le materie prime necessarie a alimentare la produzione o l’arrivo di semilavorati da integrare, si tratta di oggetti necessari alle attività industriali. Queste cose entrate a mezzo dell’ufficio acquisti, poi vengono rilavorate e fornite al cliente, che siano fatture, manufatti merceologici o prodotti pronti al largo consumo. Di questa ultima fase se ne occupa il reparto commerciale. L’azienda funziona se questi due flussi vengono assicurati. Poiché non esiste nessuna impresa assolutamente autarchica, la dottrina è valida in modo universale.

A chi in questi giorni impazza sulla rete dei social proponendo soluzioni semplicistiche e idee geniali fatte in casa, suggeriamo la consultazione di qualche buon manuale di economia industriale e anche qualche calletto sviluppato sotto le proprie terga a furia di star seduto su una sedia accanto a un tavolo di qualunque azienda esistente. In Italia come in qualunque altra parte del mondo.

In queste righe abbiamo cercato di sintetizzare alcuni processi essenziali della vita industriale o imprenditoriale di un Paese. Però, come accennavamo all’inizio, ci sono comparti, come quello sanitario, l’alimentare e lo strategico che non possono essere lasciati al solo buon senso e cultura dei singoli operatori.

Alcune linee di produzione devono essere protette e seguite da autorità competenti e capaci. Onestamente consideriamo che ilmodello Italiaè stato ben costruitoe per quanto sia difficile che lo ammettano, è diventato un punto di riferimento per i Paesi più industrializzati. Ma dal Governo di un Paese poco avvezzo alle procedure codificate e molto più capace di gestire le emergenze, riteniamo sollecitare la massima attenzione alla vigilanza delle più importanti filere nazionali: quelle che ci assicurano la sopravvivenza, l’alimentazione e lasicurezza. Con queste certezze saremo tutti convinti di condividere lo slogan ‘ce la faremo’ e in molti recupereremo l’orgoglio di essere italiani.

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