OPG, commissariamento delle Regioni e ricorsi al Tar

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Il trasferimento di soggetti affetti da patologie psichiatriche dagli ospedali giudiziari in strutture alternative è una questione di civiltà che sta interessando anche il mondo della politica.
Molti vivono in condizioni precarie, al limite della sopravvivenza e non ricevono le cure assistenziali e terapeutiche di cui hanno bisogno.
Secondo dati recenti, sono 698 gli internati in strutture psichiatriche a fronte degli oltre mille segnalati da StopOpg negli anni scorsi. Una diminuzione che inizia ad essere sensibile.
L’azione svolta dall’Organismo di Coordinamento istituitosi nel 2014 per superare definitivamente gli OPG è a metà dell’opera.

Il confronto tra Ministeri e Regioni ha dato i suoi primi risultati. È aumentato il numero delle dimissioni cliniche delle persone ricoverate negli OPG, come emerge nella Terza Relazione Trimestrale giunta nel mese di aprile scorso alla Camera dei Deputati. C’è stata, inoltre, una riduzione degli ingressi e un potenziamento delle attività dei servizi territoriali.

Tuttavia, come sempre è accaduto dall’abolizione della legge Basaglia, gli ostacoli che si frappongono alla chiusura definitiva degli OPG sono numerosi. A partire da una serie di ricorsi che alcuni amministratori locali hanno presentato al Tar. Questi si aggiungono alle procedure di commissariamento che il Ministero ha chiesto già da alcuni mesi. Ad oggi, tali procedure sono state avviate.
Ce lo conferma il Sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, Presidente dell’Organismo di Coordinamento che ha il compito di monitorare la situazione. “Alcuni comuni dell’Abruzzo e delle Marche hanno chiesto la sospensione della legge. Le motivazioni sono legate, purtroppo, a un retaggio di inquietudine che in alcuni casi la politica si preoccupa di alimentare” commenta De Filippo.  Auspica inoltre una rapida soluzione istituzionale anche se al momento c’è un contenzioso in corso. In ogni caso, il sottosegretario annuncia che, entro la fine del 2015, il trasferimento dei pazienti in strutture alternative sarà completato.

 

Il 31 marzo 2015 era la data entro la quale le Regioni avrebbero dovuto organizzarsi per la chiusura definitiva degli OPG e le aziende sanitarie avrebbero dovuto farsi carico dell’assistenza e della salute mentale dei pazienti presenti in queste strutture. Che cosa è cambiato ad oggi?

La maggior parte delle Regioni hanno adempiuto alle prescrizioni della legge 81/2014, anche se vi sono stati alcuni ritardi difficilmente giustificabili, come risulta dalle relazioni che abbiamo trasmesso al Parlamento e dall’ampia documentazione disponibile anche in rete. La legge è molto ambiziosa, e questo me la rende particolarmente cara, proprio per questo nel suo complesso non sembra essere di facile attuazione. Appare infatti necessaria una volontà di collaborazione, che richiede il bilanciamento dei diritti essenziali di alcuni cittadini in situazione di infermità anche grave e la tutela della sicurezza collettiva. Si stanno inoltre fronteggiando una serie di incomprensioni da parte di alcuni comuni che hanno fatto ricorso al TAR temendo che le REMS potessero nuocere alle comunità locali, facendo così dilatare i tempi di attuazione.

 

Quali sono i Comuni che hanno presentato ricorso al Tar?
Alcuni comuni dell’Abruzzo e delle Marche hanno chiesto la sospensione della legge. Le motivazioni sono legate, purtroppo, a un retaggio di inquietudine che in alcuni casi la politica si preoccupa di alimentare. Questa è una dinamica che fa parte di un processo antico e segmentato. Mi conforta sapere che la maggior parte della società civile abbia accolto e recepito bene il nostro lavoro.

 

Secondo lei, ci sono pressioni partitiche nella decisione di alcuni amministratori locali di chiedere tale sospensione?

Non lo escludo,  anche se non ho dati che me ne diano la certezza.

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