sabato, Luglio 4

OPEC Plus traballante, con un petrolio a 40 dollari al barile Russia e Arabia Saudita ritornano essere aghi della bilancia, con in obiettivo far fuori il petrolio statunitense e i produttori di Shale Oil, e rendere il Medio Oriente unica grande terra del petrolio internazionale

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Come dice il vecchio proverbio ‘Passato il Santo, passata la Festa. E’ forse questa l’espressione più adeguata per definire cosa oggi si sta verificando sui mercati internazionali del petrolio e dopo che la già tanto chiacchierata OPEC Plus (OPEC+) sta mostrando i propri segnali di debolezza.

Prima di continuare è giusto dare una maggiore chiave di lettura attraverso il come nasce questa organizzazione di affiancamento alle politiche petrolifere.
A
fine 2016, l’OPEC (Organization of the Petroleum Exporting Countries), con sede a Vienna, decide di voler tagliare la produzione petrolifera totale dei Paesi che la compongono con un tetto a 1,2 milioni di barili al giorno. Quando si mettono in atto queste politiche di restrizioni, l’obiettivo è quello di sostenere e far crescere le quotazioni dei greggi che per diversi fattori sono precipitate o hanno subito un brusco calo sul mercato.

Nel finire del 2016 il prezzo al giorno del barile si attestò sui 30 dollari (non lontano dalle quoatzioni di oggi). Solitamente le decisioni dell’OPEC vengono prese all’unanimità dai membri, ma nel 2016 si decise di far partecipare a questi tagli anche Paesi non-membri dell’Organizzazione viennese, come la Russia. Ed ecco la nascita dell’OPEC Plus.

Però, OPEC Plus, se sin dalla sua nascita ha sempre dato evidenza di una traballante linea politica, oggi, ancor più di ieri, rischia di identificarsi senza alcun che.

Se appena qualche settimana fa, insieme agli analisti ed operatori internazionali, eravamo focalizzati ad analizzare le trame più segrete e critiche per l’identificazione di una strategia difensiva sui mercati, in puntuali ed imminenti svalutazioni ed impennate dei prezzi del greggio, oggi, con un sospiro di sollievo ed una boccata di ossigeno più rilassante che questo Covid19 sta concedendo, rivediamo la stessa immagine di tre mesi fa.

Tutti ricorderete che il prezzo del greggio aveva toccato minimi mai raggiunti nella storia con un WTI (West Texas Intermediate) a – 37 dollari al barile lo scorso 20 aprile ed il Brent, da nostra parte, ci dava quella speranza di sostegno e garantiva ancora un po’ di fiato a tutti noi da questa parte dell’Oceano che dialoga con il Medio Oriente.

Mesi fa che il Presidente Donald Trump si fece forte di aver raggiunto un’intesa per il taglio della produzione petrolifera e conseguente mantenimento dei prezzi dei greggi inneggiando a quella pseudo organizzazione allargata del Cartello viennese detto l’OPEC ma chiamata in riserva OPEC+.

Come con FederPetroli Italia avevano annunciato, ci troviamo in poche settimane con una risalita dei prezzi del greggio sui 40 dollari a barile.

Ma oggi quelli stessi finti alleati verbali di Trump, Russia e Arabia Saudita, ritornano ad essere aghi della bilancia, o meglio, di due bilance che ragionano ed operano indipendentemente ma falsamente per un obiettivo comune, far fuori il petrolio statunitense e i produttori di Shale Oil e rendere il Medio Oriente unica grande terra del petrolio internazionale.

Ieri si sarebbe dovuto svolgere in anticipo il tanto programmato incontro/vertice dell’OPEC+, ma voci di corridoio hanno annunciano uno spostamento del vertice ufficiale della prossima settimana che, forse salterà nuovamente.

Passato, anche se solo in apparenza, questo periodo di Covid-19, Russia e Arabia Saudita ritornano sulle loro posizioni, e nei prossimi mesi, se non settimane, potrebbe esserci una nuova ondata di greggio sul mercato, stimabile in 3 milioni di barili al giorno, ritornando ai livelli delle quote di produzione di tre mesi fa circa. Quindi, l’accordo tanto osannato da Trump potrebbe volatilizzarsi.

Se così fosse, chi vive ancora in fase di affanno, come l’industria dei trivellatori di Shale USA, si troverà travolto da un’onda anomala che equivale ad uno tsunami finanziario, che in pochi giorni di quotazioni in ribasso, spazzerebbe via altri piccoli e medi cercatori di petrolio americani confinandoli al Chapter 11, come qualcuno ha già fatto ricorso nelle scorse settimane.

Wall Street da tempo è pronta a questo colpo e le maggiori Trading Floor internazionali attendono un possibile punto di rottura, questa volta con una prontezza finanziaria diversa di quella di qualche mese fa.

Una cosa è sicura, Arabia Saudita e Russia oggi sono forti nel poter decidere il bello ed il cattivo tempo sulla scena petrolifera mondiale, un’alleanza dei due Paesi scomoda e lontana di vedute, ma, nello stesso tempo, un’azione strategica che porta indistintamente vantaggio ai due Paesi su una linea politica distinta ma efficace, ognuno per la propria strada, ma detentori comuni di un’economica petrolifera internazionale.

Oltre alla Russia, il Medio Oriente, con la guida Saudita e la coda di Emirati Arabi e Kuwait, nonché di altri amici vicini, potrebbe riportare il mercato liquido del greggio in fase di stallo, avendo comunque guadagnato in soli due mesi posizioni di mercato strategiche, con politiche di approvvigionamento che non si sono mai viste prima nell’Area del Golfo Persico.
Ma non mancano le polemiche sul fronte OPEC, e quindi
la parte ufficiale dei produttori di petrolio, dove parte di Paesi africani e mediorientali fuori dal coro, da tempo intralcio e grandi presenti all’interno dell’Organizzazione viennese, continuano indisturbati a produrre e immettere sul mercato greggio di ottima qualità, beneficiando di deroghe astratte e superficiali passate che lasciano nulla osta alle produzioni di petrolio nigeriane ed irachene.

Si ritorna ad osservare una nuova partita geopolitica, ma con vecchie squadre che non si sono mai ritirate, piuttosto hanno solo giocato i loro migliori centroavanti, per poi segnare il gol finale dell’Oil & Gas internazionale.
Bisogna essere pronti alla volatilità di mercati nuovi e con colpi di scena inaspettati, ma il
Paese che negli ultimi tempi gioca a nascondino nel mondo del petrolio, si chiama CINA.

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Sull'autore

Michele Marsiglia è presidente della FederPetroli Italia. Da più di 20 anni si occupa di progetti strategici nell’Oil & Gas internazionale. Oltre agli studi Economici Aziendali, durante la Crisi Asiatica del 1997 perfeziona la propria esperienza alla Borsa di New York (New York Stock Exchange) sulle analisi dei principali Mercati Finanziari internazionali con particolare riferimento agli strumenti derivati Futures, scambiati sulla piazza merci di Chicago. Inizia la sua carriera negli Approvvigionamenti Strategici in Outsourcing, approdando dopo alcuni anni all’Agip Petroli (oggi ENI Group) per poi gestire alcuni processi di sviluppo per importanti Raffinerie e Società Petrolifere. Da anni la sua figura è chiamata a rappresentare aziende dell’indotto industriale per Agreement strategici e di Relazioni. Fondamentale il suo coinvolgimento in Libia e in parte del Medio Oriente con particolare riferimento ai nuovi giacimenti di petrolio e gas Offshore e Onshore. Fu l’unico membro con FederPetroli Italia a relazionare in Audizione alla Camera dei Deputati con l’allora A.D. di ENI Paolo Scaroni sulla delicata situazione della nascente crisi libica nel 2011 e la verifica degli Asset Strategici nel paese nordafricano. Ha dato vita nel 2009 a “Operazione Trasparenza” iniziativa per spiegare nel nostro paese che cosa vuol dire Petrolio e Gas. E’ Consulente di Direzione ed Advisor Board per i Rapporti Istituzionali di importanti aziende petrolifere e del Non-Oil. Docente in diversi corsi di specializzazione (post diploma e post-laurea) con collaborazioni in diverse Università. Membro di Comitati Scientifici negli Organismi di studio geopolitico, da anni affronta le tematiche del Medio Oriente e del Continente Africano focalizzando l’interconnessione delle dinamiche economiche, politiche e del dialogo interreligioso nonché esperto delle nuove tecniche di ricerca petrolifera attraverso il Fracking, sviluppate principalmente negli U.S.A. È chiamato come relatore a conferenze e seminari in ambito internazionale, oltre ad essere presente con propri articoli e pareri tecnici sulla principale stampa nazionale e straniera. Complessivamente è autore di numerose pubblicazioni (papers, articoli), il suo nome appare spesso in articoli pubblicati sui principali media internazionali e nazionali, è spesso ospite in trasmissioni televisive e radiofoniche. Definito da tanti un’abile lobbista, in realtà ha sempre dichiarato: ‘’….prendo caffè in giro per il Mondo e stringo mani…...tutto qui’’.