mercoledì, Agosto 21

Opec a rischio di morte? Il petrolio è di chi lo ha, non di chi lo gestisce! L’Opec come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi a rischio di morte, o forse la sua morte è già stata sancita con l’affermazione di OpecPlus. Ne parliamo con Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli

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Lo scorso 2 luglio, i delegati dell’Opec, nel contesto del loro periodico meeting di Vienna, hanno firmato una Dichiarazione di Cooperazione con altri 11 grandi produttori, tra cui la Russia. Si tratta della formalizzazione di quello che è stato definito OpecPlus24 Paesi produttori di petrolio che rappresentano quasi la metà della produzione globale di greggio. 
La firma del documento -considerato da OPEC  «una pietra miliare senza precedenti nella storia dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio», un ‘matrimonio destinato a durare per l’eternità’, secondo il Segretario generale OPEC, Mohammad Barkindo-   è stata preceduta da scontri anche violenti all’interno dell’organizzazione, gravi fratture nel contesto del cartello in preparazione alla riunione di questa settimana. Il pretesto è stata la proroga per nove mesi dei limiti di produzione concordati a dicembre -poi approvata con l’esenzione dai tagli alla produzione di Libia, Iran e Venezuela-, ma alla base vi è una crisi profonda dell’organizzazione

Il Ministro iraniano del Petrolio, Bijan Namdar Zanganeh, alla vigilia dell’incontro, aveva denunciato il carattere unilaterale dell’accordo tra Russia e Arabia Saudita sui tetti alla produzione di greggio, annunciata domenica scorsa dal Presidente russo, Vladimir Putin, a margine del G20, Russia e Arabia Saudita, rispettivamente leader dei Paesi non Opec e Opec, avevano raggiunto tale accordo, Zanganeh aveva lamentato non essere questa «una decisione presa in sede Opec».
Ma Zanganeh era andato ben oltre, denunciando che «l’Opec rischia di morire», di non esistere più, se continua l’unilateralismo e l’imposizione di decisioni prese al di fuori del gruppo.  «La principale difficoltà e pericolo che l’Opec si trova ora ad affrontare è l’unilateralismo. Se l’Opec vuole rimanere in vita dovrebbe decidere all’interno dell’Opec e non ricevere istruzioni dall’esterno. Non siamo qui solo per suggellare una decisione presa all’esterno», aveva dichiarato Zanganeh, non da ora contrario all’OpecPlus.
Serve ‘unità’ tra i Paesi Opec, ha sottolineato Zanganeh, «senza unità tra i Paesi Opec è inutile pensare a una cooperazione tra i Paesi Opec e non-Opec». Toni forti che poi nel corso del vertice sono sfumati, e l’Iran ha firmato come tutti gli altri membri OPEC il Documento di cooperazione con i non-OPEC. «L’Iran è favorevole alla cooperazione con i Paesi non-Opec, ma fin quando alcuni membri dell’Organizzazione continueranno a creare tensioni con altri Paesi, come l’Iran, non avrebbe senso un’intesa tra Paesi Opec e non-Opec».

Secondo ‘Bloomberg’  -che fornisce una dettagliata ricostruzione dell’incontro di Vienna-, per l’Arabia Saudita, OpecPlus «fornisce una copertura contro le future turbolenze del mercato petrolifero», mentre per la Russia è un aiuto «ad espandere l’influenza di Putin in Medio Oriente», il che, si sottolinea, è un duro colpo per gli Stati Uniti, l’ipotesi, infatti, è che la Russia possa usare la diplomazia del petrolio per soppiantare gli Stati Uniti in Medio Oriente, tirando le fila della nuova organizzazione. La stessa nascita di OpecPlus, secondo alcuni  osservatori, dimostrerebbe che se l’Opec non è morto certo non sta bene, sarebbe l’evidenza della debolezza dell’organizzazione e dei suoi membri, considerato che la gestione dell’offerta è diventato qualcosa sulla quale si concentrano solo gli attori della penisola arabica,  la deferenza verso Mosca dimostrrerebbe le intrinseche debolezze dei Paesi Opec, ovvero la dipendenza dal petrolio in un mercato petrolifero che è diventato più competitivo, specialmente perché le scorte di shale americane stanno aumentando.

Ecco: la nuova organizzazione (OpecPlus) e l’Opec come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi a rischio di morte, o forse la sua morte è già stata sancita con l’affermazione di OpecPlus. Chi ci aveva anticipato la possibile fine dell’Opec è Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli Italia, uomo che conosce molto bene il mondo del petrolio, e tutto quel che ci ruota attorno, a partire dagli equilibri mondiali, lavorandoci da oltre due decenni.

 

Il Ministro del petrolio dell’Iran, Bijan Zanganeh, ha detto che«l’Opec potrebbe morire» se l’Arabia Saudita continuerà a decidere unilateralmente. E lei questo lo aveva preannunciato in tempi non sospetti. Le vorrei chiedere di spiegarci bene nei dettagli e nei retroscena come si è arrivati a questo punto, la storia che sta dietro.

Si è giunti a questo punto da quando Abdallah Salem el-Badri non è più Segretario Generale OPEC. L’era di El-Badri è stata segnata come l’ultimo sprint dell’Organizzazione viennese nel riuscire a mantenere le quote di mercato e la ‘pace’ tra i propri membri. Non a caso Salem El-Badri era il Presidente della National Oil Corporation (NOC), la compagnia energetica di Stato libica e, da qui si possono capire tante cose ed il peso del Paese nordafricano. Con il cambio delle cariche, Opec è andato via via a in una fase discendente nelle dialettiche e discussioni dove i mercati internazionali non hanno dato più valore e significato, considerando prima bastava che un Membro Opec facesse solo un semplice saluto ed il prezzo del Petrolio all’istante aveva un variazione. Dare la colpa allo Shale Oil statunitense è solo una scusa per mascherare il fatto che in Medio Oriente c’è un vulcano politico-economico che sta per scoppiare.

Dovremmo preoccuparci se l’Opec morisse? 

Tutto dipende dalle alleanze strategiche che si faranno, può darsi che non è più tempo di Opec, considerando e valutando le dinamiche geopolitiche ed economiche internazionali. Quando iniziano ad esserci OpecPlus ed altre pseudo ramificazioni di una struttura originale, automaticamente il perno portante perde importanza, non dimentichiamo che la goccia è partita dal Qatar, o meglio, è stato obbligato il Qatar a far traboccare questo grande vaso.

Quali scenari si possono ipotizzare per un dopo-OPEC?

La fotografia è quella di una nuova definizione delle quote e delle rotte del petrolio mondiale. Assisteremo ad una mappa geografica con nuovi agreement e il coinvolgimento di Paesi che fino a pochi anni fa non hanno mai preso parte al Tavolo delle trattative Opec. Il prezzo del Petrolio lo faranno i singoli Stati e non più un’Organizzazione di controllo, questo porterà le Major petrolifere mondiali a fidelizzare un rapporto direttamente con i Governi o Monarchie di controllo, ritorniamo ad un’epoca Mattei, un po più globalizzata e, a questo punto sono sempre più convinto che ‘il Petrolio è di chi lo ha e non di chi lo gestisce!’

Forse il dopo Opec potrebbe essere l’OPEC Plus? senza Iran? O che altro? Cosa prevede Lei?

Prevedo che chi meglio riuscirà a gestire gli accordi commerciali One to One, farà profitto. Mi spiego meglio, trattando le partite di idrocarburo direttamente con un rappresentante iraniano o un membro incaricato libico, solo come esempio, si potranno gestire i propri investimenti a seconda degli accordi conclusi, non si dovrà più stare ad un’unica quotazione internazionale del greggio. Il mercato del greggio, anche se non sarà una cosa immediata ed ufficiale nei primi tempi, diventerà un grande Stock Exchange dove però i broker saranno gli intermediari petroliferi. Non ho detto Società Petrolifere, ho detto ‘intermediari’. Quindi ritorniamo al famoso marketing che non è mai tramontato e che è sempre vincente: le strette di mano.

La Carta di cooperazione firmata da OPEC e Russia con gli altri Paesi alleati, che di fatto è l’OPEC Plus, cosa comporta e come cambia lo scenario petrolifero mondiale?

Come l’indotto petrolifero interpreta la firma di questo protocollo e come un po’ quello di Kyoto. Firmiamo, impegniamoci e poi si vedrà, sono stati intelligenti nel dare un time-limit a fine Marzo 2020. In questo modo hanno limitato i danni, anche perché per un equilibrio di adeguamento economico sulle quote di produzione non serve un giorno, ma mesi. Il problema non è quanto questa nuova forma Organizzativa sia efficiente o no, è capire i mercati e le aziende come reagiranno. Nessuno prende multe, quindi basterà che una testa delle 24 che hanno firmato cambia leggermente la direzione, tutto si sconvolge e, con la situazione che sta vivendo il Medio Oriente, non ci vuole tanto.

Sulla base di quali assicurazioni l’Iran alla fine ha firmato la Dichiarazione?

A mio parere e di qualcuno a me vicino, è stato detto ‘firma’ all’Iran. In questo modo l’Iran ha rappresentato ai vicini di casa che ‘forse’ ci si può dialogare, il problema sono gli Stati Uniti d’America. L’Iran ha fatto capire che la porta è semi-aperta, ma anche gli altri 23 devono lasciare spazio piani interni della Repubblica degli Ayatollah. Comunque staremo a vedere, fatto è che il greggio con Opec Plus o Opec Tris non si è minimamente scosso, 20 anni fa avrebbe avuto una netta inversione di tendenza.

Il fatto che OPEC Plus non piaccia a Iran e Venezuela è solo una questione di scontro politico o che altro c’è?

Ritorniamo alla domanda precedente, firmo un protocollo proposto da vicini di casa che vogliono tagliarmi le gambe, bel viso per il momento, tanto continuo a fare di testa mia. Il Programma Nucleare va avanti, per adesso il gioco forza iraniano è su quello, il greggio è pronto per essere esportato. Con un mercato libero, Paesi ed aziende potrebbero non essere spaventati da una politica di sanzioni e orientarsi sulla perdita del mercato USA ma con uno stretto rapporto con l’Iran, specialmente le società petrolifere.

Si tende addossare la responsabilità di una potenziale fine dell’OPEC a Iran e Venezuela. Ma è proprio così? Quale gioco hanno condotto Iran e Venezuela? E cosa ne sarebbe di Iran e Venezuela se l’OPEC come lo conosciamo oggi morisse?

La fine o possibile fine dell’Opec è un malcontento generale. Certo bisognerebbe chiedere alla Monarchia Saudita cosa ne pensa in proposito e vedrà che forse dovremo aggiungere qualche altro Paese alla lista. Iran e Venezuela oggi sono gli alibi migliori, Paesi da arginare (con sanzioni) per impedire una supremazia petrolifera. Non dimentichiamo che oltre ad avere ingenti risorse di idrocarburi, questi due Paesi hanno anche un greggio di elevata qualità per gran parte di raffinerie mondiali. In tanti sono stanchi dell’Opec, anche perché è stata sempre una forte Organizzazione ma peccando ogni tanto di presunzione e non riuscendosi ad adeguare ai tempi ed ai mercati che oggi non sono più quelli del 1960, oltre al passaggio generazionale di alcune famiglie che regnano su territori mediorientali. Se l’Opec chiude i battenti oggi, i produttori di ‘champagne’ anche in Medio Oriente avrebbero un aumento di fatturato. Vorrebbe dire che ogni Paese Membro è libero di gestire le proprie politiche petrolifere, tradotto in dollari sono cifre difficili da pronunciare e stabilire. Vuol dire che ogni Paese può dire “Gestisco cosa esporto e come importo, senza limitazioni di terzi o di veti”. La Russia oggi sta a guardare e tutto è servito su un piatto d’argento senza muovere un dito. Certo che in questi ultimi anni stanno festeggiando, essendo stati sempre considerati di terza categoria. La volontà di far saltare l’Opec è dell’Opec. Esempio banale e riduttivo ma corretto, un po’ come in Italia, quando bloccano una piattaforma o un cantiere petrolifero danno sempre la colpa ad ambientalisti o comitati vari, la verità è un’altra, forse a qualche Società Petrolifera dà fastidio quella piattaforma offshore troppo vicina alle proprie.  

Secondo alcuni osservatori, l’offerta di greggio globale è più in pericolo di quanto gli analisti finanziari stiano riconoscendo. La situazione iraniana potrebbe facilmente coinvolgere l’Iraq o le rotte commerciali dell’area. Lei cosa ci può direi in proposito.

Concordo ed è quello che ho spiegato poco fa. Uno stravolgimento delle quote di mercato, dei prezzi e delle politiche di vendita interne ed esterne. I mercati finanziari già da tempo stanno sottovalutando questi fattori. Purtroppo l’attenzione è solo focalizzata sul prezzo di un’azione o sull’andamento di un contratto future, il mercato e l’economia reale è ben diversa e, corre a volte più veloce di una contrattazione, perché non è un Buy/Sell di un click, ma un evolversi già da tempo. Certo che se a livello internazionale ci sarà un surplus di offerta di greggio, non vuol dire implicitamente che i prezzi scenderanno, anche perché come detto prima, ogni Stato chiuderà i Contratti economicamente più vantaggiosi ed opererà da singolo. Sicuramente attori petroliferi ed analisti/operatori finanziari dovranno formarsi sulle nuove politiche energetiche, analizzando in particolare non i flussi di greggio ma le nuove alleanze tra Paesi.

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