lunedì, Dicembre 16

ONU preme per il disarmo nucleare, l’Italia diserta

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Sono iniziati ieri e proseguiranno fino a fine mese, all’Onu, i lavori per la scrittura e l’approvazione di un Trattato per la messa al bando delle armi nucleari. Prossima tornata di lavori dal 15 giugno al 7 luglio. L’obiettivo più ambizioso, probabilmente, del nuovo Segretario Antonio Guterres è dunque il ‘Nuclear Ban’, un Trattato vincolante per mettere fuori legge tutte le armi nucleari, per tanto le testate esistenti (in mano a Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele, Nord Corea) e il blocco allo sviluppo di nuovi sistemi d’arma nucleare. Si prevede che il Trattato qualifichi come ‘illegale’ le armi nucleari e ne vieti lo sviluppo, il possesso, lo stoccaggio, il parcheggio o il finanziamento, come si precisa dal Palazzo di Vetro. L’evento sarebbe storico. Il percorso si promette molto più che accidentato, è di fatto boicottato da tutte le potenze nucleari, a partire, come prevedibile, da Stati Uniti, che ha definito come ‘irrealistico’ il tentativo, e Russia. Il Segretario Guterres nei giorni scorsi aveva auspicato una partecipazione popolare ampia a sostegno del tentativo ONU.

Le voci contro la proliferazione atomica e la corsa al riarmo innescata dal nuovo Presidente Usa, Donald Trump, con l’annuncio dell’intenzione di rafforzare l’arsenale Usa, sono state innumerevoli e praticamente trasversali a partire proprio dalle potenze atomiche, ma questi stessi Paesi hanno respinto l’offerta Onu per il negoziato per il Trattato. Ieri, infatti, all’apertura dei lavori, è stato ufficializzato che circa 40 Paesi diserteranno i negoziati, lo ha anticipato l’Inviato Usa alle Nazioni Unite, Nikki Haley. «Potete vedere che almeno 40 Paesi non sono presenti all’Assemblea generale» ha detto Haley. Tra questi Usa, Francia e Regno Unito, e tra gli altri, Italia. Ai colloqui partecipano, 120 Paesi, tutti privi di ordigni atomici, per tanto con voce in capitolo pari a zero.
«Come madre, come figlia nulla mi piacerebbe di piu’ di un mondo senza armi atomiche, ma dobbiamo essere realisti: qualcuno crede veramente che la Corea del Nord accetterebbe la proibizione delle armi atomiche?», ha dichiarato Haley, parlando alla stampa insieme con gli omologhi di Francia e Gran Bretagna, le altre potenze atomiche occidentali e membri permanenti con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. «In questi giorni non possiamo onestamente decidere di poter proteggere la nostra gente permettendo ai cattivi di conservarle (le atomiche, ndr) e chiedere invece ai buoni, che cercano di conservare la pace, di liberarsene», ha sostenuto l’ambasciatore americano. Sulla stessa linea di Washington, anche le altre due potenze atomiche con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza, Russia e Cina, e le altre Nazioni dotate di testate nucleari come India, Pakistan, Israele e Corea del Nord. Tra i paesi membri della Nato solo l’Olanda ha deciso di partecipare.

«Non pensiamo», ha affermato Haley, «che questi negoziati possano portare a un reale avanzamento in materia di disarmo nucleare mondiale» perché «il modo migliore di arrivare a un disarmo nucleare è attraverso un disarmo multilaterale progressivo, negoziato tappa per tappa nel quadro degli accordi internazionali esistenti». Il riferimento è, in particolare, al Trattato di non proliferazione (Tnp). «L’interdizione immediata delle armi nucleari è incompatibile con l’approccio progressivo del disarmo nucleare», ha detto anche l’ambasciatore francese Alexis Lamek.

Anche la Russia e la Cina snobbano la discussione, anche se solitamente non si associano alle posizioni delle potenze occidentali. Persino il Giappone, unico Paese ad aver subito nel 1945 degli attacchi atomici, non è parte della discussione, inquieto per la mancanza di unanimità che rischia di «danneggiare l’avanzamento del disarmo nucleare effettivo». Le Nazioni ‘compine’ del tentativo sono: Austria, Irlanda, Messico, Brasile, Sudafrica, Svezia, appoggiati dal Vaticano e da centinaia di Ong.

Il numero delle armi nucleari nel mondo è diminuito in modo significativo dalla fine della guerra fredda: si è passati da un picco di circa 70.300 testate nucleari nel 1986 (con l’Unione Sovietica in possesso di numero di testate quasi doppio rispetto a quelle degli Stati Uniti) a circa di 14.900 nei primi mesi-2017, secondo i dati diramati dalla Federation of American Scientist.  In Europa, secondo questa organizzazione, gli ordigni nucleari statunitensi dislocati sul continente per il cosiddetto programma di ‘nuclear sharing’ sono almeno 150, si trovano in Belgio (20), Germania (20), Italia (40: 20 ad Aviano e 20 a Ghedi), Paesi Bassi (20 e Turchia (50).

Lo ‘smaltimento’ post-guerra fredda si è però rapidamente arrestato, con le grandi potenze nucleari che hanno infine deciso di mantenere un alto numero di testate atomiche. Dei 14.900 ordigni, circa 9.400 sono attivi o pronti all’uso, mentre il resto è teoricamente destinato allo smaltimento. Russia e Stati Uniti restano le potenze in cima alla ‘corsa agli armamenti nucleari’, con rispettivamente 7000 e 6800 testate nel loro arsenale. Gli altri Paesi in possesso di armi nucleari non mantengono più di qualche centinaio di ordigni attivi.

Stando alle stime della Federazione degli Scienziati Americani Russia, Stati Uniti e Regno Unito starebbero lentamente smaltendo una piccola parte dei propri armamenti, mentre l’arsenale di Israele e Francia resterebbe stabile. Segnali opposti arrivano da Cina, India, Pakistan e Nord Corea, al lavoro per costruire nuove testate nucleari. Si tratta naturalmente di stime piuttosto approssimative, visto che lo stato di eserciti e armamenti – anche convenzionali – è generalmente custodito segretamente dai Governi.

In ogni caso l’assenza dei Paesi chiave dell’Unione Europea dalle trattative per l’eliminazione totale degli arsenali nucleari lascia spazio a interessanti speculazioni: le continue voci di corridoio che parlano di un futuro esercito europeo, specialmente ora che Londra ha abbandonato il progetto dell’Unione, potrebbero nascondere l’ambizione di un’Unione Europea come nuova potenza nucleare? Il piano, se si escludono progetti segreti di armamento di Italia e Germania, potrebbe vedere la Francia cedere il suo arsenale nucleare alle autorità di Bruxelles. Fantapolitica, specialmente in un momento critico per l’esistenza stessa dell’Unione come questo, ma impossibile da escludere nel lungo periodo. D’altra parte i francesi sono sempre stati estremamente gelosi della loro difesa, arrivando persino a rifiutare la membership Nato quando il resto dell’Europa occidentale decideva di mettere la sua difesa nazionale nelle mani di Washington.

Diversa è la situazione della Gran Bretagna, formalmente seconda potenza nucleare del Continente, ma in realtà legata, attraverso la Nato e attraverso Trident (il progetto di difesa nucleare di Londra, che si basa su know-how americano) alla volontà politica della Casa Bianca. La brexit potrebbe effettivamente cambiare le cose. Il dibattito politico per disfarsi degli armamenti è in realtà vivo da anni nella politica britannica. Il partito laburista, specialmente l’ala più ‘intransigente’ guidata da Corbyn, è da sempre critico verso il finanziamento del programma nucleare inglese. Contrari a Trident anche l’SNP, il partito indipendentista della Scozia. Con l’uscita del Regno dall’Unione Europea, il destino di Trident sarà nuovamente messo in discussione.

Il nostro Paese, come già detto, non partecipa all’assemblea Onu, allineandosi di fatto al boicotaggio Nato, e precludendosi alla possibilità di imprimere un impatto positivo sul cambiamento che le Nazioni Unite tentano di favorire.

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