sabato, Giugno 6

ONU: in Burundi il genocidio è reale Via libera alla CPI. Sotto accusa i vertici di Stato, servizi segreti, Esercito e Polizia e direttamente il Presidente Nkurunziza

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La campagna ‘100 giorni per il trionfo della Giustizia’, promossa da varie associazioni burundesi in difesa dei diritti umani e dalla società civile del Burundi, volta a portare sul banco degli imputati della Corte Penale Internazionale il Presidente (rieletto illegittimamente) Pierre Nkurunziza e i gerarchi del CNDD-FDD per crimini contro l’umanità, registra il primo successo a livello internazionale.

Crimini contro l’umanità sarebbero stati commessi in Burundi, in particolare da forze governative, durante la crisi aperta dall’annuncio della ricandidatura del Presidente Pierre Nkurunziza, nel 2015 – ricandidatura e successiva rielezione che ha violato il limite costituzionale dei due mandati presidenziali consecutivi, e da qui è iniziata la crisi del Paese. La denuncia è contenuta in un rapporto pubblicato ieri a Ginevra dalla Commissione di Inchiesta delle Nazioni Unite.

La Commissione sostiene che alti ufficiali dell’Esercito burundese devono rendere conto penalmente di crimini contro l’umanità. La Commissione ha redatto una lista di nomi che sarà consegnata alla Corte Penale Internazionale (CPI).

L’inchiesta condotta mostra che «sono stati commessi crimini contro l’umanità dall’aprile del 2015 in Burundi» e la Commissione ha chiesto alla Corte Penale Internazionale (Cpi) di aprire il prima possibile un’indagine, nonostante il Burundi abbia avviato il processo di ritiro dall’organismo lo scorso anno.

L’informazione raccolta dalla commissione Onu permette di confermare, a partire da quella data, la persistenza di esecuzioni extragiudiziali, detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, torture e trattamenti crudeli e violenze sessuali. «I crimini sono stati commessi da alti ufficiali dell’Esercito, da dirigenti dei Servizi Segreti Nazionali, comandanti della Polizia e milizie Imbonerakure», si legge nel comunicato emesso dalla Commissione ONU.

Nel report si elencano e ricostruiscono uccisioni, torture e violenze sistematiche commesse da milizie irregolari, ma anche spesso dalla Polizia e dai servizi di sicurezza di Bujumbura. Gli autori del rapporto chiedono al Governo di Nkurunziza di rilasciare i prigionieri politici, garantire l’indipendenza della magistratura e cessare da ogni tipo di violenza.

Le reazioni governative ieri sono state immediate e chiaramente frutto di nervosismo. L’ambasciatore del Burundi all’ONU, Albert Shingiro, ha respinto la relazione come parte di una ‘cospirazione internazionale’. Il Consigliere Speciale per la Presidenza e incaricato della propaganda razziale HutuPower, Willy Nyamitwe, ha dichiarato a ‘Reuters’ che il rapporto ONU è un chiaro tentativo partigiano di demonizzare le istituzioni statali del Burundi. «Gli esperti ONU sono dei volgari mercenari che agiscono su comando per convalidare bugie. Non si tratta di un rapporto indipendente ma di pura propaganda di guerra. Vogliono dimostrare al mondo che il Burundi sta vivendo una tragica situazione mentre il nostro Paese vive nella pace e nella tranquillità», ha affermato Nyamitwe.

Il rapporto è frutto di una lunga ed accurata inchiesta iniziata nel settembre 2016 e condotta dal Consiglio ONU per i Diritti Umani sulla base di oltre 500 interviste di vittime e testimoni. Durante le indagini il regime si è rifiutato di collaborare. Le inchieste rivelano centinaia di esecuzioni e torture e oltre 40 stupri etnici comprovati. Le cifre contenute nel rapporto alzerebbero drammaticamente il numero di vittime del regime fino ad ora stimate in 500.

Le violenze sui civili sarebbero coordinate dal Servizio di Intelligence Nazionale che risponde direttamente al Presidente della Repubblica, Pierre Nkurunziza. «Esiste un ristretto circolo attorno al Presidente e abbiamo avuto l’impressione che hanno creato un sistema parallelo di potere per gestire il Burundi», afferma il capo della Commissione ONU, Francoise Hampson. La maggior parte delle gravi violazioni di diritti umani sono state perpetrate da membri del servizio nazionale di intelligence, dalla Polizia e dall’Esercito. Anche la lega della gioventù del partito di Nkurunziza, conosciuta comunemente come gli ‘Imbonerakure’, è considerata responsabile in egual misura.

La Commissione ha constatato che la maggioranza delle vittime appartiene alla minoranza tutsi. Da qui il sospetto che vi sia «un preciso piano politico per distruggere in parte o totalmente un determinato gruppo etnico. Questo piano rientra nella definizione di Genocidio». Secondo la relazione, ai gruppi armati oppositori sono riconosciuti alcuni abusi dei diritti umani, però con gravità inferiore rispetto a quelli identificati nel caso delle forze governative e dell’apparato statale.

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