domenica, Novembre 17

Oman, prove di vita su Marte Cinque ricercatori, fino al 28 di questo mese, simuleranno la permanenza sul Pianeta Rosso

0

Nel deserto dell’Oman è in corso un’operazione particolare, chiamata Amadee-18. Cinque ricercatori, fino al 28 di questo mese, simuleranno la permanenza su Marte. Nel mirino soprattutto 15 esperimenti, con l’obiettivo di testare strumenti e procedure per future esplorazioni spaziali.

Anche se nell’equipaggio non ci sono italiani, il nostro Paese fa parte del progetto. L’orto ipertecnologico che fornirà gli alimenti è targato Enea, Agenzia Spaziale Italiana e Università degli Studi di Milano. «Gli esperimenti sull’orto made in Italy serviranno non solo a verificare la fattibilità dell’impianto, ma anche», spiega il comunicato, «a comprenderne i consumi energetici, a prevederne la produttività e a selezionare delle varietà di piante che possano adeguarsi alle condizioni ambientali sia di luoghi estremi terrestri, come l’Antartide, che di pianeti lontani, come Marte. Con l’installazione di quattro comparti dedicati alla germinazione e alla crescita, i ricercatori hanno completato il sistema verticale multilivello di coltivazione idroponica ‘fuori suolo’, il cosiddetto orto ‘marziano’ di 4 m2 composto da 4 specie di microverdure ‘rosse’ – amaranto, cavolo cappuccio, senape e ravanello – accuratamente selezionate tra quelle con ciclo di coltura di 15 giorni. Grazie a luci a led, atmosfera controllata e riciclo dell’acqua, le microverdure senza pesticidi nè agrofarmaci, garantiranno un corretto apporto nutrizionale e un’alimentazione di alta qualità ai membri dell’equipaggio».

Poi c’è V(r)itago, della Mars Planet italiana, un tool di realtà virtuale per l’addestramento degli astronauti. Può bastare? No, perché c’è anche il Field Spectrometry, sviluppato con l’Inaf Iaps di Roma per misure di riflettanza e spettri di radianza in un ambiente analogo a quello di Marte. E infine ScanMars, un progetto di collaborazione tra il Dipartimento di fisica e geologia dell’università di Perugia e l’Inaf Iaps di Roma, che permette di ottenere delle immagini del sottosuolo tramite la ricetramissione di onde elettromagnetiche nel terreno.

(video tratto dal canale Youtube di IBTimes UK)

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.