martedì, Settembre 22

Oltre lo shock del coronavirus: un modello predittivo per le pandemie di domani Studio della Società Italiana di Intelligence per definire le aree a maggiore rischio di contagio all’interno delle città

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Sono poche le sicurezze in questa pandemia da coronavirus Covid-19, una di sicuro c’è e a dire il vero vi era già e da anniovvero che le pandemie sono, per l’umanità, un rischio esistenziale con il quale sempre più avremo a che fare nel futuro. Governi (e non solo) avveduti, dopo essere stati colti di sorpresa e impreparati dal Covid-19, dovrebbero gestire questa pandemia per cercare di prevenire e prepararsi alle prossime. La Società Italiana di Intelligence, che in questi mesi di Covid-19 ha condotto un lavoro molto serrato -forse tra le organizzazioni che più in Italia sono state attive- sta operando proprio in questa direzione: studiare l’oggi nella prospettiva del domani.

A dimostrazione di ciò, ‘Link City: Oltre Lo Shock del Coronavirus. Un modello predittivo per fronteggiare le pandemie di oggi e prevenire quelle di domani’, studio realizzato appunto dalla Società Italiana di Intelligence e del Laboratorio Predictive Intelligence dell’Università della Calabria, per definire le aree a maggiore rischio di contagio all’interno delle città.
La ricerca è stata realizzata da
Mario Caligiuri, docente dell’Università della Calabria e Presidente della SOCINT, Elia Lombardo, Coordinatore del Laboratorio Predictive Intelligence dell’Università della Calabria, e Donato Piccoli, urbanista. Obiettivo del lavoro è verificare come i modelli predittivi usati per la prevenzione dei crimini, sui quali ampiamente si discute, possano risultare validi per la prevenzione e il contenimento di pandemie come il Covid-19 e in genere i coronavirus.

Utilizzando l’algoritmo XLAW, già sperimentato in 11 comuni italiani per prevenire i crimini di carattere predatorio, si possono individuare le zone dove effettuare la prevenzione sulla diffusione della pandemia del coronavirus.
Per verificare la validità della proposta,
è stata effettuata una simulazione nel nucleo centrale della città di Napoli, individuando le tredici zone a più alta probabilità di contatti tra individui.
In questo modo si potrebbe disporre di un modello predittivo che permetta di limitare chirurgicamente sul territorio il contatto tra i cittadini per una più efficace gestione dell’emergenza in attesa che venga individuato il vaccino. Infatti, nelle zone individuate dall’algoritmo come quelle a maggiore rischio di contagio presente e futuro, si potrà intervenire con azioni mirate. Tra queste: la chiusura totale o parziale di questi luoghi, l’incremento degli sforzi sanitari come l’uso di tamponi specificamente per la popolazione delle zone interessate, il perfezionamento dei controlli di Polizia.
Inoltre, considerando la ‘Fase 2’ e la probabile ‘Fase 3’ del dopo Coronavirus, questo approccio potrebbe
permettere di valutare con sufficiente attendibilità il rischio del contagio in funzione di una graduale e consapevole riapertura delle città, quartiere per quartiere e strada per strada.

In definitiva, l’idea che si propone nella ricerca è un’originale integrazione tra ambiti differenti e che attualmente operano in modo scollegato.
Partendo dall’esperienza concreta del progetto XLAW, potrebbe risultare utile una collaborazione tra istituzioni pubbliche (dai Comuni all’Istituito Superiore della Sanità), mondo assicurativo (che dispone di competenze specifiche ma affatto non utilizzate nelle politiche pubbliche) eaziende tecnologiche (sempre più strategiche per i dati crescenti di cui dispongono e per le soluzioni digitali che creano).
Condizione indispensabile è che questa possibile cabina di regia sia guidata dal settore pubblico, che è il responsabile dell’interesse generale, per evitare che le esigenze del settore privato possano prevalere. A cominciare da quelle delle multinazionali tecnologiche.

L’Indro’, da domani 29 aprile, pubblicherà integralmente, nell’arco di alcuni giorni, lo studio.

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