sabato, Luglio 4

Oltre lo shock del coronavirus: la resilienza urbana tra Chief Resilient Officer e cultura del tempo Studio della Società Italiana di Intelligence per definire le aree a maggiore rischio di contagio all’interno delle città. La città del futuro capace di prevenire

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Le pandemie sono, per l’umanità, un rischio esistenziale con il quale sempre più avremo a che fare nel futuro. La pandemia da coronavirus Covid-19 dovrebbe essere gestita anche nell’ottica di studiare, sperimentare, organizzare perpossibilmente prevenire e certamente prepararsi alle prossime.
La Società Italiana di Intelligence, sta operando proprio in questa direzione:
studiare l’oggi nella prospettiva del domani.
A dimostrazione di ciò, ‘
Link City: Oltre Lo Shock del Coronavirus. Un modello predittivo per fronteggiare le pandemie di oggi e prevenire quelle di domani’, studio realizzato appunto dalla Società Italiana di Intelligence e del Laboratorio Predictive Intelligence dell’Università della Calabria, per definire le aree a maggiore rischio di contagio all’interno delle città.
La ricerca è stata realizzata da
Mario Caligiuri, docente dell’Università della Calabria e Presidente della SOCINT, Elia Lombardo, Coordinatore del Laboratorio Predictive Intelligence dell’Università della Calabria, e Donato Piccoli, urbanista. Obiettivo del lavoro è verificare come i modelli predittivi usati per la prevenzione dei crimini, sui quali ampiamente si discute, possano risultare validi per la prevenzione e il contenimento di pandemie come il Covid-19 e in genere i coronavirus.

Oggi, ‘L’Indro’ inizia pubblicare integralmente il dossier, per gentile concessione dell’organizzazione che lo ha realizzato.

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Premessa

La città contemporanea oggi è chiamata ad affrontare importanti sfide. Il link o collegamento nelle aree urbane assolve a un ruolo fondamentale, poiché garantisce il funzionamento delle reti virtuali e fisiche. Secondo un modello basato sulla resilienza, la città dovrà essere in grado di agire e adattarsi sia rispetto ai costantistress cronici’ (inquinamento, crimini, disagio sociale, sicurezza) che agli improvvisi shockche la possono colpire (pandemie, attentati terroristici, calamità naturali, sommosse, disordini).

Nell’attuare strategie di resilienza urbana, in molte metropoli mondiali opera lo Chief Resilient Officer. Questa figura, necessaria per candidare una città al progetto ‘100 Resilient Cities’ della Rockfeller Foundation, ha il compito principale di definire processi di analisi in grado di predire ed individuare scenari sui possibili rischi fisici, sociali, economici ed ambientali a cui è esposta una città. Questo ‘specialista della resilienza’ ha inoltre il compito di individuare iniziative nuove e maturare esperienze, in modo da affrontare trasversalmente le grandi sfide globali. Non a caso, oggi tutti i luoghi delle città sono inevitabilmente esposti ai rischi.

A tale proposito, un ruolo fondamentale può essere svolto dal settore assicurativo, che attraverso la sua capacità di valutare i rischi riesce a immaginare scenari futuri in grado di trasformarli in opportunità. In sostanza, le assicurazioni potrebbero validamente contribuire nel progetto della città del futuro non solo assicurando ciò che oggi è difficilmente assicurabile, ma soprattuttopromuovendo e accompagnando le istituzioni pubbliche nello sviluppare competenze e strumenti capaci di anticipare e predire il rischio, come quello pandemico.

Infatti, le città saranno sempre più connesse con le tecnologie, con il rischio che le multinazionali di internet assumano un ruolo preminente rispetto al settore pubblico.

Le città, però, rappresentano pure un tempo educativo, all’interno del quale analizzare e sperimentare comportamenti che salvaguardino la salute come la qualità della vita.

Per attualizzare questi concetti, l’obiettivo di questo saggio è verificare come i modelli predittivi usati per la prevenzione dei crimini, sui quali ampiamente si discute, possano risultare validi per la prevenzione e il contenimento di pandemie come il Coronavirus.
A tale scopo, si è effettuata una simulazione nel centro della città di Napoli per ipotizzare possibili azioni di intervento sia nella fase della previsione che nella fase di progressiva riapertura delle attività. Alla fine emerge una proposta che potrebbe essere utile per affrontare non solo l’emergenza in corso ma anche quanto nei prossimi anni potrebbe ulteriormente accadere.

Il ruolo strategico (e sconosciuto) delle assicurazioni

Quando si manifestano degli shock, ne è un esempio la pandemia da Coronavirus, il tributo di vittime purtroppo è elevato. Non solo, anche i danni materiali ed economici sono inevitabilmente rilevanti per la tenuta e la stabilità del Paese colpito. Nel 2018 le perdite economiche derivanti da eventi catastrofici si attestano su scala mondiale intorno ai 165 miliardi di dollari, di cui 20,7 miliardi in Europa. Del totale delle perdite economiche, quelle assicurate ammontano a 85 miliardi di dollari.

Attualmente sui rischi da catastrofe il mondo assicurativo internazionale ha individuato soluzioni difinanziarizzazionetramite l’immissione di Catastrophe Bond (Cat-bond) che hanno un valore attuale di circa 37 miliardi di dollari. Attraverso questi Cat-bond gli investitori percepiscono rendimenti molto alti, ma se si verifica l’evento si perde in tutto o in parte la somma investita.

In un simile contesto è evidente che l’industria assicurativa sul tema del rischio e della resilienza delle città è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale, complementare e di supporto a quello dello Stato. La domanda potenziale di copertura assicurativa è negli ultimi anni in forte crescita. Lo sarà soprattutto in quelle aree ad elevato sviluppo economico, in cui gli effetti indiretti di una catastrofe possono portare, come nel caso del Coronavirus, al blocco delle attività produttive. Il settore assicurativo sul tema della resilienza della città può, quindi, contribuire in modo molto efficace mettendo a disposizione le proprie esperienze per la gestione del rischio, del business continuity e del disaster recovery.

Ad esempio, sul tema delle pandemie la Banca Mondiale nel 2017 ha emesso delle obbligazioni con cedole ad alto rendimento,che sono dei veri e propri contratti assicurativi. Il valore complessivo di questi Pandemic Bond ammonta a 320 milioni di dollari con scadenza fissata al 15 luglio 2020. Nel caso si verifichi una pandemia, gli investitori che li hanno sottoscritti rischiano la perdita del capitale, che sarà utilizzato per finanziare i costi della lotta contro il virus nei Paesi più poveri. Nel caso della pandemia da Covid-19, scatterà il pagamento dei ‘Pandemic Bond’ per 195,8 milioni di dollari. Devono però verificarsi alcune condizioni.

Uno specialista per la resilienza urbana

Nella complessità dei fenomeni contemporanei emerge l’importanza delloChief Resilient Officer, che si occupa della resilienza delle città, figura in un certo senso ispirata dallo Chief Risk Officer, tipica del campo assicurativo. Infatti, lo Chief Risk Officer si occupa principalmente di analizzare, quantificare, valutare e produrre scenari sui rischi. Oggi, rispetto al passato, la gestione dei rischi non fa riferimento soltanto a quelli assicurabili, ma pure a quelli non assicurabili o difficilmente assicurabili.

Prendere spunto da questa figura assicurativa per adattarla nell’ambito del rischio urbano potrebbe rappresentare un valore aggiunto dell’industria assicurativa nel processo di gestione del rischio.

Oggi, i rischi non facilmente valutabili o che richiedono approfondimenti maggiori e specifici, come il caso degli shock, diventano la grande sfida da affrontare. E non è casuale che il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR) ha sostenuto recentemente la necessità di estendere la golden power al mondo delle banche e a quello assicurativo, considerati asset strategici del Paese. Questa è una conferma dell’importanza attuale del mondo assicurativo, in riferimento alla sicurezza e al benessere del Paese.

Nella città contemporanea, complessa e dinamica, le strategie di resilienza basate sulla gestione del rischio non eliminano la probabilità che uno shock si verifichi, ma al contrario rendono i sistemi urbani capaci di adattarsi e reagire.
Nella progettazione della città del futuro sarà centrale riuscire a mitigare gli effetti degli shock a partire da una più efficace individuazione degli scenari. In un contesto simile, potrebbe appunto essere molto utile la figura dello Chief Resilient Officer, che, nella sua veste di specialista della resilienza in ambito urbano, si integrerebbe con le strutture preposte alla sicurezza, dalla protezione civile al volontariato, dalla sanità ai servizi pubblici.
In definitiva, lo Chief Resilient Officer può rappresentare una figura organizzativa altamente specializzata sui rischi, che dovrà innanzi tutto essere esperto (o avere a disposizione degli esperti) di dati, in modo da prevenire i rischi futuri attraverso visioni predittive di lungo periodo. Non solo: nell’era delle Smart City, dove è in costante crescita l’utilizzo di tecnologie sempre più innovative, dovrà, ad esempio, essere in grado di coniugare l’Intelligenza artificiale con il fattore umano, quest’ultimo difficilmente sostituibile dalle macchine. Almeno per i prossimi anni.

Le città gestite dalle multinazionali di Internet?

La città è portatrice di una forte complessità generata dall’interazione tra relazioni digitali, sociali, economiche e ambientali. Il funzionamento di queste relazioni è garantito dalle infrastrutture immateriali e materiali oltre che dai sistemi urbani che, congiuntamente, permettono il collegamento o link virtuale e reale tra gli individui. Flussi e luoghi si stanno progressivamente ibridando, la città non dovrà annullarli, ma al contrario, dovrà trasformarsi combinandoli tra loro.

Secondo il sociologo bielorusso Evgeny Morozov, «se lasciassimo tutto nelle mani delle piattaforme digitali, che rappresentano il più decisivo elemento di sviluppo economico di questo tempo, tra pochi anni le multinazionali di Internet potranno prevalere sulla politica,gestendo direttamente servizi pubblici, come la sanità, i trasporti e l’educazione. Già oggi intere zone di Smart City, come Toronto, sono realizzate con l’apporto determinante di Google, con l’incremento esponenziale dell’uso della rete e, contestualmente, alla diminuzione della privacy. [non a caso]la popolazione di Toronto sta contestando la gestione della Smart City. Delegare alle aziende digitali anche il controllo delle istituzioni significa, in effetti, porre in discussione il modello politico, mettendo a repentaglio la democrazia. L’esempio di Barcellona può essere esemplare, perché la città ha, invece, provato a sperimentare uno sviluppo tecnologico democratico, a favore dei cittadini”.

Sarà dunque necessario che la città continui a svolgere il ruolo di mediatore, tra globalità e località, a partire da una sua trasformazione consapevole. Strade, piazze, parchi e percorsi pedonali rappresentano ancora oggi un bisogno essenziale per la città e per il suo funzionamento.

Nella città per essere felici è fondamentale poter «camminare e stare in mezzo alla gente», avendo garantita la privacy e la sicurezza.
L’impoverimento delle relazioni sociali e culturali, comunicative e generazionali che stiamo vivendo porta a peggiorare la qualità della vita che può sfociare neldisagio sociale’. Tale disagio nei prossimi anni, se non compreso e affrontato per tempo, potrebbe produrre ulteriori elementi di rischio.

Per una nuova cultura del tempo: il ruolo educativo delle città

A quanto detto sinora va ad aggiungersi una cultura del tempo, che è notevolmente cambiata soprattutto nelle società occidentali contemporanee. Esso non è visto più come una possibilità, ma al contrario come un limite.
La città contemporanea sta sostanzialmente producendo una separazione spaziale delle relazioni sociali. Il rischio concreto e reale che corriamo, ancor più con il grande shock del Coronavirus, è quello di interrompere e stravolgere le relazioni interpersonali.

Le città europee sono state originariamente costruite intorno a una piazza, considerata il luogo d’incontro per eccellenza di tutti i membri della società, qualunque fosse il loro rango. Quello che bisogna ricostruire è il senso di appartenenza ai valori condivisi e per fare questo sono necessari spazi pubblici sicuri e di buona qualità.

Nell’era dellanetwork society’, in cui è evidente la tensione tra benessere individuale e comunitario, va riconosciuto il ‘ruolo educativodella città. Non a caso a novembre del 1990 si è tenuto a Barcellona il 1°Congresso Internazionale delle Città Educative, dove è stata elaborata una Carta dei principi fondamentali, che prevede le scelte educative di una città per favorire lo sviluppo dei propri abitanti.

I problemi attuali della città derivano dal fatto che il livello locale fa sempre più fatica a intercettare e concretizzare i flussi crescenti del livello globale. In sostanza, i flussi globali e locali entrano tra loro in conflitto. In tal senso appare necessario governare la città contemporanea da un lato bisogna integrare i flussi globali con quelli locali, dall’altro, come sostiene Manuel Castells, occorre garantire la sicurezza e la qualità della vita dell’individuo anche attraverso il riconoscimento della città come sistema di comunicazione culturale, e quindi strettamente legata all’identità dei luoghi.

Fondamentale dunque sarà mettere a punto strategie urbane resilienti in grado di prevedere e anticipare scenari di rischio attraverso l’integrazione tra la capacità creativa del fattore umano e gli evoluti sistemi di intelligenza artificiale. Ne è un esempio la sperimentazione proposta in questo saggio sulla città di Napoli.

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