giovedì, Aprile 2

Oltre Iraq e Siria: la portata globale dell’Isis

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La Commissione del Senato degli Stati Uniti per le Relazioni Internazionali, si è riunita oggi, sotto la guida del  Senatore Bob Corker, per discutere delle nuove strategie dello Stato Islamico (IS), non solo in Iraq e Siria  – dopo la continua perdita di terreno in quei due Paesi –   ma la portata globale che questa perdita sta avendo.  L’audizione, ‘Oltre Siria ed Iraq: la portata globale dell’Isis’, assume ancora più interesse in seguito all’attentato di ieri a Teheran, e alla scia di violenza che ha insanguinato il Regno Unito, prima a Londra e poi a Manchester. Sembra chiaro che, nonostante lo Stato Islamico subisca un pesante ridimensionamento territoriale, potrebbe ancora colpire quasi in tutto il mondo. A conferma di ciò, gli ultimi attentati nelle Filippine e in Australia.

Il Professor Lorenzo Vidino è considerato dai Governi uno dei massimi esperti sull’Islamismo in Europa e in Nord America. Originario di Milano, si è laureato presso la Facoltà di Giurisprudenza alla Statale, per poi conseguire un dottorato, in relazioni internazionali, presso la Fletcher School of Law and Diplomacy dell’Università di Tufts.  E’ docente presso diverse Università statunitensi ed europee. In quello che considera il suo miglior lavoro, ‘Nuova Fratellanza Musulmana in Occidente’,  libro pubblicato nel 2010, dalla Columbia University Press, con un’edizione araba rilasciata l’anno successivo da Al Mesbar Studies and Research Center, riassume parte  della sua ricerca degli  ultimi 15 anni, che  si è concentrata sulle dinamiche di mobilitazione delle reti jihadiste in Occidente, sulle politiche governative di contro-radicalizzazione; e le attività delle organizzazioni musulmane ispirate alla Fratellanza nella società occidentale.

Oltre ad essere stato nominato  dal Governo italiano, l’anno scorso, Coordinatore della Commissione Nazionale di Studio della Radicalizzazione dei Jihadisti, consiglia i funzionari governativi di molti Paesi , ricoprendo ruoli di spicco presso il Centro Belfer per la Scienza e gli Affari Internazionali, presso la Harvard University, presso la Scuola di governo di Kennedy, l’Istituto USA di Pace, la RAND Corporation e il Centro per gli studi di sicurezza (ETH Zurich). Vidino tornerà in Italia a breve, il primo settembre, infatti, aprirà un centro gemello al centro di Washington, Programma sull’estremismo della George Washington University, in seno all’ Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), che vedrà un gruppo di lavoro diretto dall’esperto proprio a Milano, che si occuperà sempre di terrorismo e radicalizzazione. Il 14 giugno, invece, dalla Elliott School of International Affairs di Washington, discuterà con altri analisti ed esperti del settore,  quali possono essere le conseguenze in Europa e America del Nord quando i foreign fighters cominceranno a rientrare dopo un’eventuale e definitiva sconfitta del Califfato.

Vidino ha aperto il suo intervento, di fronte al Senatore Coker, affermando:  «Poiché lo stato islamico auto-dichiarato, lentamente ma costantemente, perde terreno in Iraq e Siria, le domande su ciò che ci aspetta sono di fondamentale importanza, senza ricorrere alla chiaroveggenza, innumerevoli fattori, alcuni prevedibili e alcuni no, influenzeranno gli sviluppi futuri. Per quanto riguarda il primo, si può ragionevolmente sostenere che: anche nei più ottimisti degli scenari post-Daesh, nei territori precedentemente occupati dal gruppo in Iraq e in Siria, è estremamente improbabile  godere di una situazione sociopolitica stabile e coesa. È anche probabile che Daesh tornerà a quello che era nel suo intento originale di circa dieci anni fa: una forza mortale insorgente che usava tattiche che vanno dal puro terrorismo alla guerriglia. Le sue priorità, saranno di riconquistare il territorio che ha perso (qualcosa che potrebbe occasionalmente essere in grado di fare in alcune aree) e minare il Governo iracheno e le varie forze che sta combattendo in Siria, sfruttando
tensioni settarie. Ma è anche probabile che cercherà ancora di pianificare attacchi terroristici all’interno e all’esterno della regione, anche in Occidente. È probabile che, con il tempo, Daesh diventerà più decentralizzato e amorfo, è l’organizzazione che opera in modo più asimmetrico in tutto il mondo. Questo potrebbe comportare varie dinamiche:alcuni suoi dirigenti e quadri potrebbero trasferirsi in Paesi confinanti. Giordania e Libano, con le loro massicce popolazioni di rifugiati siriani, le ‘scene salafiste indigene,’ probabilmente provocheranno gravi problemi. Ma probabilmente ancora più preoccupante è la situazione in Turchia, dove negli ultimi anni oltre a Daesh altri gruppi jihadisti hanno costruito un’ampia gamma di reti con scarse interferenze da parte delle autorità turche.

Dovrebbe essere osservato, che la crisi del Governo turco dopo il colpo di Stato dello scorso anno ha portato a purghe all’interno delle comunità di intelligence, e delle forze che hanno, precedentemente, indebolito  le capacità del terrorismo nel Paese. Daesh potrebbe anche fare affidamento sui suoi affiliati in tutto il mondo. Il gruppo ha province ufficiali: come Wilayat in Libia, Afghanistan, Yemen, nella penisola del Sinai, in  Nigeria, nel Caucaso settentrionale e in Asia orientale e piccoli gruppi in tutto il mondo hanno promesso fedeltà a Abu Bakr al Baghdadi, il leader del gruppo e Califfo auto-proclamato. Assisteremo dei problemi in molte delle regioni dove le affiliate di Daesh operano in territori non governati o, al massimo, con le condizioni favorevoli alle insorgenze su larga scala. Chiaramente, con delle variabili locali: i fattori, in ciascuna di queste aree, possono aumentare drasticamente o ridurre le probabilità di una rivitalizzazione regionale di Daesh e la devozione di ciascuno di essi. Molti operatori di Daesh potrebbero creare altre reti clandestine, politicamente stabili nella regione e impegnarsi in attività terroristiche con l’obiettivo di destabilizzarli. La Tunisia, come molti altri Paesi nordafricani, è particolarmente vulnerabile a questo rischio a causa della recente mobilitazione, senza precedenti, nel Califfato dei suoi cittadini. Diversi Paesi dell’Asia centrale sono anche aree di preoccupazione, in particolare, considerando il gran numero di combattenti stranieri che hanno fornito a Daesh, e il ruolo prominente che hanno svolto sul campo di battaglia».

Successivamente  Vidino, passa in rassegna le varie tipologie di attacco, fornendo anche indicazioni sull’eta, il sesso e la modalità di affiliazione con i gruppi terroristici. «L’analisi dei 51 attacchi effettuati negli ultimi tre anni mostra anche un importante schema operativo che potrebbe, a un certo punto, indicare ciò che può accadere. Infatti, da un punto di vista operativo, gli attacchi possono essere suddivisi in tre macro categorie: attacchi terroristici condotti da individui che agiscono sotto ordini diretti della leadership dello Stato Islamico, 8% degli attacchi; attacchi terroristici effettuati da individui senza connessioni con lo Stato Islamico o altri gruppi jihadisti, ma sono che stati ispirati al loro messaggio,il 26% degli attacchi; attacchi terroristici condotti da individui che erano in qualche modo legati allo Stato Islamico, o altri gruppi jihadisti, ma alla fine ha agito in modo indipendente, il 66% degli attacchi»

Interpellato, dal Senatore Booker, sulla politica di antiradicalizzazione del governo degli Stati Uniti, alla domanda se è possibile o meno investire in progetti di integrazione per  gli elementi che fanno ritorno da Siria e Iraq, Vidino ha sottolineato l’importanza per il Governo USA, ma non solo, anche per i Governi europei, di supportare economicamente le attività di reintegrazione con il  supporto dell’Intelligence, e di proseguire con politiche antiradicalizzazione. Ricordando che è impossibile identificare le varie matrici terroristiche sotto un’unica ed omogenea linea di pensiero, in quanto, sempre più spesso assistiamo all’insurrezione di singoli individui o gruppi di individui, che entrano in contatto con Isis, o esponenti di altre fazioni terroristiche, attraverso la rete e i social network. Sottolineando, la grande differenza del problema del terrorismo tra Europa e Stati Uniti, in quanto mentre nell’Unione è probabile un ingresso di terroristi provenienti direttamente da Siria e Iraq, questo scenario può verificarsi molto più difficilmente in America.

Vidino, ci aveva già parlato di questa tesi,  sostenendo che “ci sono alcuni elementi, in tutto il mondo, che sempre più si vanno ad unire ad Al Qaeda e allo IS.  In Occidente, infatti, assistiamo al 99.9% a una dinamica di autoradicalizzazione e di soggetti autoradicalizzati, che poi cercano di unirsi a gruppi. Mentre in Siria e in Iraq c’è un reclutamento da parte di quei gruppi, per attrarre soggetti anche a pagamento per le proprie operazioni, in Occidente, invece, assistiamo a un gruppo di ‘amici’, che in un modo o in un altro si radicalizza, diventa simpatizzante dell’ideologia jihadista. Il lavoro che facciamo nel centro qui a Washington, e presto lo faremo anche in Italia, si occupa proprio di questo,  di come queste presenze in rete e nei social media, dove la stragrande maggioranza di simpatizzanti dell’ideologia jihadista, ha profili dove postano Bin Laden, Al Bagdadi, Haullaki, Isis, Al Qaeda, e qualunque cosa che sia un movimento jihadista, destando ogni giorno l’attenzione dell’intelligence e dell’antiterrorismo. Tanti si uniscono via internet, lasciando molto al caso l’affiliazione ad un gruppo piuttosto che un altro”.

Vidino ha esaminato anche la questione della crisi nel Golfo, invitando il Governo degli Stati Uniti, ad assumere una posizione forte, riguardo alla realtà dell’Arabia Saudita e del blocco sunnita in relazione all’influenza iraniana.

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