domenica, Novembre 17

Olio di palma, la UE interviene: informazioni, non reclame dell’assenza

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Entro il 2020 tutto l’olio di palma europeo dovrà essere certificato come sostenibile. Con 640 voti favorevoli, 18 contrari e 28 astensioni il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede alla Commissione europea di introdurre un sistema di certificazione unico per l’olio di palma che entra nel mercato UE e di eliminarne gradualmente l’utilizzo nelle miscele di biocarburanti.

L’obiettivo è di contrastare l’impatto non sostenibile della produzione dell’olio di palma che porta alla deforestazione e al degrado dell’habitat, in particolare nel sud-est asiatico -il 46% dell’olio di palma importato dall’Ue è utilizzato per produrre biocarburanti che richiedono l’uso di circa un milione di ettari di suolo tropicale. Oltre ad un sistema unico di certificazione che garantirebbe l’entrata sul mercato europeo del solo olio di palma sostenibile, i deputati europei chiedono alla Commissione di migliorare la tracciabilità dell’olio di palma importato e considerare l’applicazione di differenti dazi che riflettano accuratamente i costi reali, almeno finché non verrà applicato lo schema unico di certificazione.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Coldiretti, ricordando che negli ultimi dieci anni le importazioni in Italia di olio di palma sono triplicate (+212%) e nel 2015 hanno raggiunto il quantitativo di oltre 1,6 miliardi di chili, e che per la prima volta c’è stato un calo del 10% nei primi sette mesi del 2016 rispetto all’anno precedente, ha sottolineato che sei italiani su dieci evitano dia acquistare prodotti alimentari che contengono olio di palma a conferma della diffidenza che sta portando un numero crescente di imprese ad escluderlo dalle proprie ricette.

Sul fronte opposto, l’Unione Italiana per l’Olio di palma Sostenibile e Ferrero, tra le aziende alimentari che per prime hanno preso posizione a favore dell’olio di palma sostenibile. Ferrero, in una nota, dichiarando che una filiera di olio di palma completamente sostenibile sarà possibile solo attraverso il dialogo multilaterale e una cooperazione che coinvolga tutti gli stakeholder,  afferma che «sono già disponibili affidabili procedure standard per giudicare un olio di palma prodotto responsabilmente, tra le quali quelle sviluppate dal Palm oil innovation group (Poig)» di cui Ferrero è membro dal 2015.

Elogiando la capacità dell’Europarlamento di intervenire su di un «tema così complesso come quello della sostenibilità nella produzione dell’olio di palma», Giuseppe Allocca, Presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di palma Sostenibile, afferma che «con questo atto si conferma che l’olio di palma sostenibile esiste e che l’unica soluzione è puntare solo su quello 100% certificato, così come ormai da anni fanno le aziende che aderiscono all’Unione Italiana per l’Olio di palma Sostenibile».

Il Parlamento europeo ha preso una posizione anche in merito alle campagne di comunicazione chiedendo alla Commissione Ue, anziché il reclamizzare l’assenza di olio di palma nei prodotti, di invitare i produttori a dare ai consumatori tutte le «informazioni sulle conseguenze positive a livello ambientale, sociale e politico dell’uso di olio di palma sostenibile».

Nei mesi scorsi avevamo fatto un servizio proprio sul tema, sentendo gli operatori e cercando di dare una spiegazione al fenomeno di una ‘negatività’ che si traduce in una positività sulla quale addirittura fare campagna di comunicazione.

Riproponiamo di seguito il servizio.

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