giovedì, Luglio 18

Olimpiadi Invernali: Vancouver 2010, record di ori per il Canada Le temperature quasi primaverili che si ebbero nel periodo dei giochi (12-28 febbraio 2010) rendevano pericolosissimo il budello dello slittino. La sorte si accanì con Nodar Kumaritashvili

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Per i XXI giochi olimpici invernali, la scelta di Vancouver fu abbastanza sorprendente. Nel congresso CIO che si tenne nel 2003, al ballottaggio contro la sud coreana Pyeongchang (sede dei prossimi giochi che partiranno il 9 febbraio) la città della British Colombia partiva svantaggiata di 11 voti. Ma i 16 delegati che avevano votato al primo turno per l’austriaca Salisburgo fecero confluire tutti i voti sulla metropoli canadese, che risultò alla fine vincitrice.

Per la nazione nordamericana era una bella occasione di rivincita, e si impegnò per fare le cose in grande, tanto in grande che ci fu un notevole indebitamento pubblico (con contorno inevitabile di polemiche) per l’organizzazione dei giochi.

Oltretutto, tra misure di sicurezza strettissime e paura dell’epidemia di influenza che in quel momento gettava nel panico il mondo (la famosa “febbre suina”) la vita nei vari villaggi olimpici non era certo semplice.

Le brutte notizie, oltretutto, non finivano qui: le temperature quasi primaverili che si ebbero nel periodo dei giochi (12-28 febbraio 2010) rendevano pericolosissimo il budello dello slittino, che, progettato per raggiungere velocità di oltre 140 chilometri orari, metteva a rischio per il ghiaccio molle la presa delle lame, causando così spettacolari incidenti al minimo errore degli atleti. E la sorte si accanì sul georgiano Nodar Kumaritashvili, 22 anni, che il giorno dell’apertura dei giochi, durante una discesa di prova, venne sbalzato dal suo slittino a velocità folle, andando a sbattere contro un palo. Per lui non ci fu più nulla da fare. Era la quarta vittima della storia dei giochi Olimpici Invernali. Cominciò il solito rimpallo di accuse tra l’organizzazione e la federazione di slittino. La prima dava la responsabilità dell’incidente all’inesperienza dell’atleta, la seconda alla pista: non era possibile – si legge nel report – che un errore umano possa portare a tali disgrazie. Tanto più che il sopralluogo evidenziò proprio lo “scalino” di ghiaccio sciolto sul quale lo slittino del povero georgiano andò a impattare prima di ribaltarsi. Del resto perfino Armin Zoeggler, non certo un principiante della specialità, si ribaltò su quel budello. Alla fine le misure di sicurezza vennero prese, alzando le curve e facendo partire gli atleti da un punto più a valle, ma, disse il Comitato in maniera incredibile, “per la sicurezza psicologica degli atleti”, quasi che le paure di chi doveva scendere con lo slittino fossero immotivate e dettate solo dall’irrazionalità.

Ma torniamo alle gare: in un’edizione con tanti vincitori e pochissime vere “star” dei giochi, a fare la parte della protagonista assoluta è proprio la nazione di casa. Il Canada infatti finirà per dominare il medagliere con 14 ori, record assoluto dei giochi invernali, battendo i 13 ori di URSS 1976 e Norvegia 2002. Furono, in particolar modo, gli sport di squadra a dare al Canada il primato. Se li aggiudicò tutti, tranne il curling femminile, dove la squadra di casa fu battuta dalle campionesse uscenti svedesi di un solo punto, 7-6.

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