venerdì, Novembre 15

Olimpiadi invernali: salto con gli sci, l’ ‘adulto’ Noriaki Kasai Ha esordito nelle competizioni olimpiche non ancora ventenne, ad Albertville nel 1992. Pyeongchang è l' ottava Olimpiade a cui partecipa

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Si terranno domani le finali di salto con gli sci uomini dal trampolino lungo. Tra i partecipanti – anche se con minime possibilità di podio – c’è un signore giapponese di nome Noriaki Kasai.

Kasai è nato il 6 giugno 1972. No, non è un errore di stampa. Il più “adulto” (non si è mai anziani se si ha la forza di partecipare alle Olimpiadi) atleta di questi Giochi ha 45 anni suonati. Ed è alla sua ottava olimpiade consecutiva, un record. Ha esordito nelle competizioni dei cinque cerchi non ancora ventenne, ad Albertville nel 1992. Mentre lui gareggiava in terra francese, c’era ancora Andreotti presidente del Consiglio in Italia, Bush padre negli USA e la Lira nei nostri portafogli. Ventisei anni dopo, eccolo ancora a gareggiare contro atleti che non erano ancora nati quando lui era alle sue prime olimpiadi.

Il signor Noriaki, che pure due argenti ed un bronzo li ha vinti alle Olimpiadi (il primo nel 1994 a Lillehammer. l’ultimo 4 anni fa a Sochi), è forse il più bell’esempio dello spirito di de Coubertin: esserci, è già un successo, indipendentemente da come andrà la gara. La competizione è quella che si fa prima di tutto con se stessi. Non fosse giapponese, parleremmo di uno che segue la filosofia dello stoicismo.

Come dicono i suoi colleghi, di tutte le nazionalità, ha sempre il sorriso sulle labbra, nel villaggio olimpico non disdegna di giocare a pallone per divertirsi, e pur essendo un professionista serio è sempre – come afferma un saltatore statunitense di 26 anni più giovane, Casey Larson, “lighthearted”. Parola meravigliosa, che forse in italiano si potrebbe forse tradurre con “sereno”, visto che il nostro “a cuor leggero” vuol dire tutt’altro. Kasai riesce, con quella tranquillità che gli deriva anche dall’età non più verdissima, a cogliere ed a godersi tutte le soddisfazioni – in questo caso sportive – che può, e questo lo rende appagato senza bisogno di vincere la gara a tutti i costi.

Qualcuno gli ha chiesto quanta distanza avesse coperto globalmente con i suoi salti durante la sua infinita carriera, cominciata nel 1989. Si è fatto tradurre la domanda – come gran parte dei giapponesi, il suo inglese non è perfetto – e poi ha rilasciato la seguente dichiarazione. «Ci ho pensato, credo di aver fatto il giro del mondo». Considerando una media di 100 metri a salto significa un totale di 400.000 salti. Che vuol dire circa 36 salti al giorno.

Insomma, Noriaki Kasai applica la perseveranza tipica della cultura del Sol Levante (ricordiamo tutti i film con i giapponesi che non si arrendevano neanche quando la guerra era finita) allo sport, dimostrando così che anche in questi tempi di professionismo spinto all’inverosimile e di spettacolarizzazione degli eventi, lo spirito Olimpico rimane ancora preminente, in manifestazioni del genere. Se ancora non tutto lo sport è diventato falso come il wrestling, il merito è anche di questo giapponese proveniente dal secolo scorso, che con un sorriso e 400.000 salti ha già conquistato la stima del mondo, indipendentemente dalla gara di domani.

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