venerdì, Novembre 15

Olimpiadi Invernali: Salt Lake City 2002, i giochi degli scandali Tra una serie di squalifiche prima e dopo le gare per doping e lo 'skategate', uno scambio di favori per far vincere la coppia russa nella gara di doppio e quella francese nella gara di danza

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I XIX Giochi Olimpici Invernali tenutisi a Salt Lake City dall’ 8 al 24 febbraio 2002 verranno per sempre ricordati come “i giochi degli scandali ”. Peccato, perché di belle storie sportive da raccontare alla fine ce ne sono state. Ma – già a partire dall’ assegnazione di queste olimpiadi alla città dello Utah – di corruzioni, squalifiche per doping, e malversazioni varie ce ne sono state troppe.

Cominciamo dall’inizio: l’assegnazione a Salt Lake City avvenne nel 1995 e la cosa strana non fu tanto il nome della vincitrice – che aveva tentato di ottenere l’organizzazione dei Giochi già altre volte, l’ultima quattro anni prima – quanto il fatto che la candidatura statunitense ottenne la maggioranza assoluta già al primo turno. I motivi si seppero tre anni dopo, nel 1998: un’inchiesta di una TV locale dello Utah portò alla scoperta di sei borse di studio assegnate dal Comitato Organizzatore dei Giochi di Salt Lake City a favore di sei figli di altrettanti membri del CIO. Si scoperchiò un vaso di Pandora, che farà cadere molte teste nel Comitato Olimpico, inclusa quella del suo capo Samaranch, che aveva anche lui accettato regali, anche se furono poi solo utilizzati per il museo olimpico. Il suo successore, il belga Jacques Rogge, rifonderà dalle basi la struttura del CIO proprio per questi motivi. Era comunque ormai tardi per cambiare sede, e così la designazione venne confermata.

L’ 8 febbraio del 2002, in mezzo ad imponenti misure di sicurezza dovute al fatto che l’attentato alle torri gemelle era solo di qualche mese prima, il capitano della squadra di hockey del “miracle on ice” di Lake Placid 1980, Mike Eruzione accende il braciere olimpico. I giochi possono cominciare. Quasi 2.400 atleti in rappresentanza di 77 nazioni si daranno battaglia per 78 competizioni in 15 discipline.

L’ombra del doping viziò da subito i giochi, e proprio nella disciplina che li caratterizza da sempre: lo sci di fondo. I controlli a sorpresa della WADA, l’agenzia mondiale antidoping, erano sempre stati criticati dagli atleti, e forse si capisce il perché: una serie di squalifiche prima e dopo le gare per doping stravolsero completamente le classifiche di quasi tutte le competizioni, e la sensazione è che si sia voluto colpire solo i casi più eclatanti, visto che molti controlli avevano dato valori che erano solo di pochissimo sotto il limite consentito. Tra le vittime eccellenti, Larissa Lazutina, la stella di Nagano 1998. Una delle poche gare che mantenne le promesse fu la staffetta maschile, che finiva per la terza volta con una volata tra Norvegia ed Italia, dopo la vittoria azzurra a Lillehammer e quella scandinava a Nagano. A spuntarla nella “bella” di Salt Lake City, per soli 3 decimi di secondo, fu la Norvegia. E tra i protagonisti che emersero in quella disastrata disciplina ci fu anche Stefania Belmondo; lei che aveva sempre preso posizioni nettissime contro “chi barava”, come diceva lei a proposito del doping, uscirà da quell’ Olimpiade con un oro, un argento ed un bronzo, portando il suo totale a 10 medaglie olimpiche; record femminile – anche se in coabitazione – assoluto.

Ma gli scandali non finirono qui: casualmente, durante un’indagine su traffici di droga, venne scoperto un accordo sottobanco tra i giudici del pattinaggio di figura che prevedeva uno “scambio di favori” per far vincere la coppia russa nella gara di doppio e quella francese nella gara di danza. Fu il cosiddetto “skategate”. Scoperta la truffa, fu Rogge ad intervenire, in maniera però curiosa: nel pattinaggio di coppia, si assegnò la medaglia d’oro a pari merito ai primi (i russi) ed ai secondi (la coppia canadese), mentre nella danza l’oro alla coppia francese fu confermato. Fu proprio in quella gara che arrivò l’unica – finora – medaglia italiana in questa disciplina. Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio furono perfetti fino quasi alla fine, quando un errore trascinò a terra la coppia. Il pianto di Barbara, visto in diretta da milioni di persone, fu sincero, tanto da allontanarsi da questa competizione per anni, fino a Torino 2006. Terzi alla fine, ed anche con polemiche, visto che la caduta non li penalizzò molto. I punteggi di queste competizioni vennero poi rivisti proprio per penalizzare di più questi inconvenienti.

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