mercoledì, Agosto 21

Olimpiadi 2026 e gli stellini che volevano ‘cambiare’ Diversi, gli stellini, non si sa da che, Di Maio ‘si incazza’ perché Dibba-Fouché è sostenuto ora da Casaleggio, il padrone, e Giggino ha l’impressione che sia arrivato il suo momento, quello in cui lo faranno fuori

0

E mano male che gli stellini, con grandi suoni di grancasse, avevano deciso dicambiare’, cambiare la politica, cambiare il Governo, cambiare il Paese. Insomma, ‘olimpici’, … anche se loro sono quelli delle ‘Olimpiadi? … anche no’.
Ed eccoli qui, infatti. Eccoli qui alle prese con le solite trite insopportabili beghe interne dei partiti, sì, partiti. ‘Quello’ attacca ‘l’altro’, ‘l’altro’ allude a ‘quello’, e naturalmente i messaggi trasversali, eccetera, eccetera…
Che noia, sempre le stesse cose. Ma da ieri sera l’Italia ha il sogno olimpico con cui trastullarsi, le Olimpiadi Invernali 2026, mentre la Sindaca stellina di Torino, Chiara Appendino, si mangia le unghie rimaste, tra un complimento ai vincitori e un rimpianto … sempre stellino, ovviamente. Matteo Salvini l’ha sbeffeggiata, dai soliti social, in tempo reale, e c’è da credere che non finisca lì.

E poi parlano male del PD! loro, gli stellini; il PD, certo, è la quintessenza del caos, ma almeno si sa.
Ma poi c’è una bella e grande differenza: gli stellini sono quattro o cinque, hanno una base che ‘sceglie’ i candidati e i segretari, pardon, i ‘capi’, composta, bene che vada, da una quarantina di migliaia di persone, intese come identità digitali, non controllabili e non verificabili; potrebbero essere uno solo, come si fa a verificarlo?
L’altro, il PD, è vero, c’ha Matteo Renzi e Lorenzo Guerini, e Meb, e Luca Lotti (Gesù, Gesù!) e Graziano Del Rio e Andrea Marcucci e via deludendo, ma almeno c’ha quasi due milioni di persone in carne e ossa che scelgono pubblicamente, inquadrati dalle telecamere, il segretario (e in qualche modo la politica del partito) e pagano pure due euro per farlo!
Certo, poi il Segretario dimostra di essere fatto di una pappetta insipida, ben altro anche dalla mitica ìpasta ‘ncasciata’ del fratello Montalbano, ma almenosembrache pensi, che abbia progetti, che abbia perfino letto uno o due libri (non di più, che se no si rovinano gli occhi): altra cosa.
Per carità, non fraintendetemi, sempre di una delusione si tratta, di una cosa che a guardarli ti cadono le braccia, ti viene il latte alle ginocchia: basterebbe la coppia Lotti-Meb, lui con quella faccia di tolla, la barba mal fatta, i capelli scomposti a dire che non ha fatto altro che ciò che si è sempre fatto (e non se ne vergogna, anzi!) l’altra a dire che ha subito (Lotti) più attacchi dai suoi che dagli altri … sì, è vero, ormai sono talmente imbevuti di quella logica demente che nemmeno si rendono conto che proprio ciò è (sarebbe in un paese normale) una prova di vitalità e di profondità di pensiero. Ma tanto è inutile, parliamo d’altro, se no mi viene l’ulcera!

E quindi torniamo ai nostri cari stellini, ai nostri bei ‘o-ne-stà-o-ne-stà-o-ne-stà…’, che sono diversi, non si sa da che.
Qualche tempo fa, ignorato da tutti, sostenevo che il caro Robespierre del Vesuvio, al secolo Luigi (Giggino) Di Maio, avrebbe fatto la fine del suo idolo, fatto fuori con un colpo di mano da un Fouché qualunque, che lo colpirà alle spalle in un momento di debolezza. Identificavo il predetto nel rientranteAlessandro Di Battista, che, dopo avere capito tutto dell’America Latina e avere insegnato in sei mesi ai guatemaltechi come si fa a restare poveri in canna (però, con una natura incontaminata, hai visto mai!) sarebbe rientrato in Italia ad attentare al trono dell’amico fraterno. Macché figurati, sciocchezze, quelli sono amici (e che c’entra che sono amici?), poi Dibba vuole andare in Congo a insegnare ai congolesi come estrarre rame in quantità restando dei pezzenti, e poi addirittura in India, forse a fare il fachiro. Non ci avevo mai creduto e lo ho detto, scritto e riscritto.

Ma qui il problema è ancora una volta un po’, un po’ molto, diverso. Perché Dibba, dopo il ritorno e il programma di nuovi viaggi, poi trasformati in amore per la falegnameria, e poi in amore (sic) per la scrittura, non si limita a questo. Naturalmente, fa il solito giro delle sette chiese, a cominciare dalla Gruber, per ripetere che per carità il libro non ha nulla contro l’amico Di Maio (vi ricordate, che so, quando Andreotti parlava dell’amico Fanfani?), è solo un esercizio di ipotesi e di progetti, un richiamo a tornare alle radici del movimento, eccetera.
Una delle pochissime cose che ho imparato in tanti anni è che quando ti parlano del ritorno alle radici, ti stanno preparando un bidone bello grosso. Come ho scritto, il libro non lo ho letto, né intendo farlo, c’è un limite a tutto, ma ne ho letto e commentato la sua (proprio sua, personalmente) sintesi su ‘Il Fatto’, rilevandone alcune, secondo me, assurdità.
Ma qui le cose vanno diversamente perché, fatto tutto ciò, gli stellini si dimostrano per quello che sono: perché all’improvviso Dibba e il suo libro e le sueidee’, vengono presentate da Casaleggio! E chi è Casaleggio? Nulla e nessuno, ufficialmente. Ma il vero e unicopadrone’, sì proprio così, padrone del partito; tra l’altro, l’unico che conosce l’identità (se c’è) degli iscritti ed è pagato dai parlamentari stellini. È lui che decide, lui che non è parte del partito, ma è un ‘garante’ (o qualcosa di simile, non ho mai ben capito) del partito.

E quindi, con la finezza da umanista che lo distingue, Di Maiosi incazza’. Perché? Ma perché è evidente che, essendo Casaleggio il vero capo, anzi, padrone, Di Maio ha l’impressione che sia arrivato, come dicevo prima, il suo Fouché, pronto a farlo fuori. Tanto più che Dibba non fa altro dopo l’intervista (che poi all’ultimo momento non è stata più una intervista ma solo ‘un passaggio di microfono’… e poi sbeffeggiano le ‘convergenze parallele’) che spiegare che lui è amicissimo di Di Maio, ma che Di Maio sbaglia a non attaccare più seriamente Matteo Salvini … perché in realtà, se ho ben capito, è amico di Berlusconi. Nota bene, al di là della evidente assurdità della cosa, non una parola sul fatto (questo sì un attacco durissimo a Di Maio!) che Salvini ‘convoca’ i sindacati per discutere con loro di economia, dopo essere andato in USA a fare chiacchiere (ma sostanzialmente ad offrirsi come alleato privilegiato agli americani … non è la prima volta che succede!) in materia economica, ma dimenticando che a lui sono proprio l’economia e il lavoro le due cose che assolutamente non lo riguardano. Ma è un modo per attaccare pesantemente Di Maio e il bel Conte, che stanno cercando di negoziare (male, ma insomma) con l’Europa, evitando di fare dichiarazioni devastanti, tipo quelle di Salvini, che continua a dire che vuole fare la manovra come dice lui, comprensiva cioè di flat tax, sfidando la UE, per continuare nel ‘gioco’ di fingere di fare il bullo, sulla base di un bluff: Salvini, infatti, conta sul fatto che alla fine l’UE se pure deciderà di prendere provvedimenti, da un lato lo faràdiplomaticamente’ e dall’altro in tempi lunghi, per cui Salvini avrà il modo di non fare capire alla gente cosa succede. E sì, che anche Paolo Savona, dopo avere detto che in fondo il nostro debito può sempre essere sanato dal risparmio privato, ora raccomanda di evitare di fare i bulli con l’Europa.

Alla fine a Di Maio, in mezzo a questo bailamme che chiaramente non comprende e non sa controllare, saltano i nervi e se ne esce con una dichiarazione che, se la avesse fatta Mussolini molti avrebbero arricciato il labbro: «Non mi interessa se in buona fede o in mala fede, ma se qualcuno in questa fase destabilizza il movimento con dichiarazioni, eventi, libri, destabilizza anche la capacità del movimento di orientare le scelte di governo. Qui stiamo lavorando per il Paese, e questo non lo posso permettere. Abbiamo tutti una grande responsabilità». Non parlate al manovratore!
L’importante è la coerenza. Evviva il cambiamento, peccato che abbiano dimenticato di cambiare sé stessi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.