lunedì, Aprile 6

Olga, Lucia, Bernadetta: tre suore ‘martiri’ in Burundi 7 settembre 2014, tre missionarie italiane vengono barbaramente uccise a Bujumbura; dopo 3 anni c'è solo silenzio

0
1 2


Domenica 7 settembre 2014 tre suore missionarie italiane vengono barbaramente uccise presso la diocesi di Kamenge, un quartiere ‘caldo’ di Bujumbura, la capitale del Burundi. Con sospetta efficienza la Polizia burundese arresta dopo due giorni il presunto autore del massacro, un senza dimora squilibrato mentale. Viene imprigionato ma non verrà mai processato. Sei mesi dopo l’arresto il presunto assassino scompare dalla prigione. Si dice che sia evaso, altri dicono che sia stato eliminato e gettato in una fossa comune. Non si conoscerà mai la sorte del pazzo. L’unico dato certo è la sua scomparsa. Nessuno sa che fine ha fatto. E’ divenuto un fantasma.

Subito dopo il massacro emergono fatti che fanno pensare all’omicidio di Stato. Le tre suore avevano scoperto dei traffici di medicinali condotti dal regime e da alcuni esponenti del clero della diocesi di Kamenge, forse burundesi forse stranieri. Avevano, inoltre, scoperto gli addestramenti delle milizie genocidarie burundesi Imbonerakure nell’est del Congo e i piani di genocidio del Governo di Pierre Nkurunziza, che ora, dal giugno 2015, mantiene illegalmente il potere reprimendo nel sangue il suo popolo, come confermato ora dal report ONU. Questo è quanto affermano vari giornalisti burundesi tra cui Bob Rugurika, direttore della Radio Popolare Africana, che nel 2015 mandò in onda due confessioni di ex agenti dei servizi segreti che affermavano di aver partecipato alla strage ordinata per motivazioni politiche.

A causa delle incongruenze della versione ufficiale fornita dal Governo fu aperta una indagine presso la Procura di Parma. A distanza di tre anni i veri assassini di Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernadetta Boggian, rimangono senza volto. L’orrendo omicidio, forse inserito in una losca trama internazionale, rimane tutt’ora senza risposte, e non si hanno notizie sugli sviluppi dell’indagine aperta presso la Procura di Parma.

Ma chi erano le tre suore missionarie divenute loro malgrado martiri in Burundi?

Olga Raschietti (83 anni) è nata a Montecchio Maggiore (Vicenza), Lucia Pulici (75 anni) è nata a San Giorgio mentre Bernadetta Boggian (79 anni) a Ospedaletto Euganeo. Le tre suore saveriane avevano iniziato la loro opera missionaria presso una piccola comunità a Bururi (Burundi) nel 1961, costruendo e gestendo una maternità e un dispensario dove si curavano anche i lebbrosi. Nel 1984 furono costrette a lasciare il Paese dal Governo del Presidente Jean-Baptiste Bagaza.

Bagaza era un estremista tutsi che aveva preso il potere nel 1976 con un colpo di Stato. Durante la sua Presidenza (1 novembre 1976 – 3 settembre 1987) represse duramente la maggioranza hutu, instaurando un dominio Tutsi sul Paese. Dal 1982 promosse una campagna di persecuzione contro la Chiesa Cattolica accusata di sostenere sia il regime razial nazista di Juvenal Habyrimana in Rwanda che le forze genocidarie HutuPower in Burundi. Bagaza fu vittima di un colpo di Stato orchestrato all’interno della sua stessa classe sociale, i tutsi, e comandato dal Maggior Pierre Buyoya, cugino di Bagaza. Il colpo di Stato organizzato da Buyoya per fermare l’estremismo tutsi sarebbe stato concordato anche con il Vaticano. Subito dopo il colpo di Stato il Maggiore Buyoya, elettosi Presidente, ristabilirà la libertà di culto e annullerà tutti i decreti emessi per colpire direttamente la Chiesa Cattolica, annullando anche tutte le espulsioni di missionari e preti stranieri attuate da Bagaza. Olga, Lucia e Bernadetta ritorneranno in Burundi nel 2000, anno degli accordi di pace di Arusha, promossi da Stati Uniti, Nelson Mandela e dalla Comunità di Sant’Egidio. Le tre suore saveriane ritornano ad impegnarsi nel campo sanitario, sia presso la diocesi di Kamenge, Bujumbura sia nel Sud Kivu, est del Congo.

A Kamenge aiutano Padre Claudio Marano a fondare il Centro Giovanile di Kamenge, una struttura sportiva, ludica-educativa aperta ai giovani hutu e tutsi con l’obiettivo di eliminare gli odi etnici. Una iniziativa che ebbe un gran successo. In pochi anni si iscrissero al Centro 44.550 giovani dai 16 e 30 anni. Il Centro Giovanile di Kamenge diventò un simbolo e l’epicentro delle iniziative di pace tra le due etnie, un esempio per l’intera regione. Nel giugno 2015 Padre Marano viene cacciato dal Paese e il centro giovanile passa sotto la tutela della Diocesi di Bujumbura. Secondo fonti burundesi ora il centro giovanile da luogo di pace e incontro multi etnico sarebbe stato trasformato in un centro di propaganda per le milizie genocidarie Imbonerakure. Forse anche come centro di reclutamento.

E’ proprio l’impegno a favore dei poveri a Kamenge e nel Sud Kivu che porterà alla morte delle tre suore. Secondo le indagini di vari giornalisti burundesi Olga, Lucia e Bernadetta avrebbero scoperto un traffico di medicinali organizzato a Kamenge dal Generale Alphonse Nshimirimana, numero due del regime di Nkurunziza, con la complicità di alcuni esponenti del clero cattolico di cui non è mai stata rivelata la nazionalità (burundese o straniera). Il traffico riguardava l’importazione di medicinali dal Congo utilizzando veicoli della diocesi di Kamenge. Questo avrebbe permesso al Generale Nshimirimana (ucciso nell’agosto 2015 dalle forze di resistenza burundese) di poter importare medicinali per le sue farmacie private senza pagare le tasse doganali.

Nell’ospedale del Sud Kivu dove Olga, Lucia e Bernadetta svolgevano opera di assistenza sanitaria, avrebbero scoperto che venivano offerte le cure mediche ai terroristi ruandesi delle FDLR, feriti durante scontri armati con l’Esercito regolare congolese. Le suore avrebbero, inoltre, raccolto anche delle prove relative all’addestramento di giovani burundesi nel Sud Kivu da parte dei terroristi ruandesi. Il 3 settembre 2014 si sarebbe svolta a Bujumbura una riunione presso un bar di proprietà del Generale Alphonse. Lui stesso  presente assieme ad altre persone non meglio identificate. In quel bar sarebbe stata decisa la condanna a morte delle tre suore che fu eseguita quattro giorni dopo, il 7 settembre 2014, secondo quanto scoperto dai giornalisti burundesi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore