giovedì, Gennaio 23

Olanda al voto nella morsa della paura

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Mercoledì 15 marzo, l’Olanda andrà alle urne nel primo appuntamento elettorale del 2017 in Europa che potrebbe segnare il trionfo di un partito populista anti-europeo sull’onda della Brexit e della vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti. E quello che andrà alle urne tra 48 ore circa sembra un Paese nella morsa delle paure e assediato.

Da mesi l’Olanda è al centro delle attenzioni per una tornata elettorale che potrebbe segnare l’inizio della concretizzazione in Europa dei populismi che da anni oramai agitano la società civile del continente, con l’affermazione del leader anti-islam e anti-Ue Geert Wilders. Ora si aggiunge il timore che sul voto si scaglino gli hacker russi, tanto che ieri è stato ufficializzato che si tornerà a contare i voti a mano, rinunciando ai computer. Non bastasse, si è aggiunta la tensione con Ankara dopo che sabato le autorità olandesi avevano impedito la partecipazione di due Ministri turchi, quello degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, e quella della Famiglia, Fatma Betul Sayan Kaya, a un evento politico a Rotterdam dove volevano fare campagna elettorale per il referendum costituzionale turco del 16 aprile.  Immediatamente è stata guerra diplomatica: il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha bollato come «vestigia del nazismo» e «fascismo» la decisione dell’Olanda, infiammando i turchi in patria come quelli all’estero: l’ambasciata olandese ad Ankara è stata assediata da manifestanti che hanno lanciato uova verso l’edificio, mentre in Olanda la comunità di immigrati turchi è scesa nelle strade e protesta contro quello che Erdogan ha definito «un comportamento da repubblica delle banane».

«Non vogliamo che l’Ambasciatore olandese, attualmente in congedo, ritorni al suo incarico per un po’ di tempo», ha affermato il Ministero degli Esteri turco, aggiungendo: «È stato spiegato alle nostre controparti che questa grave decisione presa contro la Turchia e la comunità turca d’Olanda causerà seri problemi a livello diplomatico, politico, economico e in altri settori». Il Primo Ministro olandese Mark Rutte ha assicurato di voler ridurre la tensione con la Turchia, sottolineando tuttavia che non intende «cedere ai ricatti». Il principale problema, ha detto Rutte, è che il Governo di Ankara continua a parlare di cittadini turchi in Olanda, ma in realtà si tratta di «cittadini olandesi». Al voto di mercoledì possono partecipare anche i cittadini turchi residenti all’estero«Pagheranno il prezzo di quello che stanno facendo alle elezioni. Sono curioso di vedere i risultati di mercoledì, mi appello a tutti i turchi residenti in Olanda: fare ciò che è necessario», ha affermato Erdogan.

L’immigrazione turca in Olanda è iniziata negli anni ’70, -ma già dagli anni Quaranta il Paese aveva attratto persone dalle ex colonie, e poi nel ventennio successivo dall’Africa (Ghana e Congo in testa) e dall’area del Maghreb-, gli islamici  -marocchini e turchi in primis- fino all’11 settembre 2001 sono vissuti perfettamente integrati nel Paese, che conta parecchie centinaia di moschee e comunità musulmane ben strutturate anche dal punto di vista economico. Da dopo i fatti del 2001 i musulmani in Olanda sono iniziati a diventare fonte di ‘paura’ e la risposta è stata l’emarginazione e le pulsioni anti-islam, che hanno cambiato i connotati di quello che fino ad allora era conosciuto come un Paese tollerante e ospitale. Oggi in Olanda i turchi sono poco meno di 400mila (393.000 secondo il censimento del 2012).

I sondaggi delle ultime settimane mostrano una partita elettorale molto aperta, in un quadro politico estremamente frammentato, favorito dal sistema elettorale proporzionale che consente alle formazioni che ottengono lo 0,67% di voti di ottenere un seggio in Parlamento.
Complessivamente, ventotto partiti e liste saranno presenti sulla scheda. Secondo gli ultimi sondaggi, nessuna formazione dovrebbe ottenere più del 20% dei voti. Il partito liberale di destra del VVD (Volkspartij voor Vrijheid en Democratie, Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia), guidato dall’attuale Primo Ministro Mark Rutte, sarebbe leggermente in testa. Ma il Partito della Libertà, il PVV (Partij voor de Vrijheid), del leader anti-islam e anti-Ue Geert Wilders, ha una possibilità concreta di vincere. Sarebbe la prima volta che, alle elezioni politiche di un Paese fondatore dell’Unione europea, un partito dichiaratamente anti-europeo arriva in testa. In realtà, nonostante l’allarme, le prospettive di Wilders di andare al potere all’Aia sono praticamente nulle  –visto che sembra che nessun partito tra gli altri 27 sembra disponibile allearsi con PVV. L’esito delle elezioni olandesi dovrebbe semmai confermare il trend della frammentazione politica in Europa, che rende sempre più difficile la formazione di governi politicamente stabili e coerenti.

Negli ultimi anni il panorama politico olandese è cambiato radicalmente. I tre principali partiti di Governo   -i liberali di destra del VVD, i laburisti della CvdA (Partij van de Arbeid, Partito del Lavoro) e i cristiano-democratici della CDA (Christen-Democratisch Appèl, Appello Cristiano Democratico) – sono passati dall’avere più del 80% dei voti negli anni Ottanta a circa il 40% delle intenzioni di voto, secondo i sondaggi di queste ore. Anche se nelle ultime settimane i liberali del VVD sembrano aver superato il PVV di Wilders, il partito del premier Rutte è destinato a perdere quasi 10 punti rispetto al 2012, quando ottenne il 26,6% dei voti. L’altro partito nel Governo di grande coalizione, i laburisti della PvdA, sembrano destinati a subire un tracollo passando dal 24,8% del 2012 a meno del 10%. Tra i ventotto partiti sulla scheda, ci sono quello per il benessere degli animali (il PvdD, Partij voor de Dieren, Partito per gli animali), 50Plus che difende i pensionati e il movimento degli astensionisti (Niet Stemmers) che promette di rappresentare chi non vota alle elezioni evitando di votare in Parlamento.

Il voto del 15 marzo potrebbe riservare molte sorprese, compresa la progressione nelle urne di partiti esplicitamente pro-europei come i liberali di sinistra dei D66 (Democraten 66, Democratici 66) o i Verdi di GroenLinks. Guidati dal trentunenne Jesse Klaver, gli ecologisti potrebbero quadruplicare la loro presenza alla Camera bassa, dove nel 2012 avevano ottenuto appena 4 deputati. L’estrema sinistra anti-europea del Partito Socialista sembra invece perdere consensi. I sondaggi segnalano anche un recupero dei cristiano-democratici della CDA. Il numero magico per il prossimo Governo è 76 deputati, la metà dei 150 della Camera.

Secondo le previsioni, Rutte e Wilders dovrebbero ottenere circa 25 seggi, un terzo di quelli necessari a formare una maggioranza. Il leader dell’estrema destra del PVV non sembra interessato a andare al Governo. La decisione di appoggiare dall’esterno un precedente Esecutivo Rutte tra il 2010 e il 2012 aveva fatto precipitare le sorti elettorali di Wilders. Per rimanere Premier, invece, Rutte ha detto di voler lavorare con i liberali di sinistra dei D66 e i cristiano-democratici della CDA, oltre che con i laburisti della PvdA che sperano di mantenere Jeroen Dijsselbleom al posto di Ministro delle Finanze e Presidente dell’Eurogruppo. Rutte ha perfino indicato la possibilità di una coalizione con i Verdi, malgrado divergenze di opinioni in particolare nel settore fiscale. In alternativa, potrebbe ricorrere all’Unione Cristiana, piccolo partito ultraconservatore di origine protestante. Alcuni temono tempi lunghi per la formazione del prossimo Esecutivo. Nel 2010, ci vollero 127 giorni per formare il primo Governo Rutte. Nel 2012 ne bastarono 54, ma solo grazie alla sorpresa del successo nelle urne dei liberali del VVD e dei laburisti del PvdA che negli ultimi giorni di campagna elettorale riuscirono a neutralizzare la minaccia Wilders.

Intanto una prima certezza figlia dei tempi: l’Olanda torna a contare i voti a mano, rinunciando ai computer, mentre salgono i timori di incursioni di pirati informatici russi. «Non voglio nemmeno un’ombra di dubbio sui risultati nel clima politico in cui ci troviamo», ha detto il Ministro dell’Interno Ronald Plasterk. I timori vanno oltre il conteggio dei voti: c’è il rischio di attacchi informatici ai politici e di diffusione difake news‘ per influenzare l’opinione pubblica. Ai primi di febbraio, Rob Bertholee, capo dell’intelligence olandese (Aivd), ha rivelato che i suoi servizi hanno identificato centinaia di attacchi di hacker russi contro sistemi governativi per cercare di sottrarre documenti confidenziali. Intervistato da media russi, Wilders si è detto favorevole ad abolire le sanzioni contro Mosca.

I timori sugli hacker russi sono anche legati al difficile rapporto dell’Olanda con Mosca. La tensione nasce dalla vicenda dell’aereo della Malaysia Airlines partito da Amsterdam il 17 luglio 2014, che fu abbattuto in volo sull’Ucraina da un missile terra-aria probabilmente sparato dai separatisti filo russi. Dei 298 morti ben 193 erano olandesi. Alcuni funzionari dell’Aja sospettano che i russi abbiano già inquinato il referendum consultivo dell’anno scorso che bocciò il trattato fra Unione Europea e d Ucraina.
Il tema della sicurezza informatica del voto è da tempo in agenda in Olanda. Nel 2006 il primo a lanciare l’allarme fu un hacker, Rop Gonggrijp, che dimostrò come fosse facile piratare un computer usato per il voto. Per questo il Governo decise di tornare nel 2007 alla vecchia scheda con matita copiativa. Da allora si sono moltiplicati gli allarmi, anche negli ultimi mesi, sulla mancanza di cultura di sicurezza informatica fra i politici e i partiti olandesi. E il Governo ha, quindi, stabilito di abolire anche il conteggio elettronico delle schede.

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