sabato, Agosto 15

Oil & Gas: un post Covid-19 promettente se … Lo studio della Società Italiana di Intelligence sullo scenario energetico europeo. Per l’Italia e la UE, ENI, EDISON ed ENEL possono essere fondamentali nella creazione e nel miglioramento di solidi network di diplomazia economica e commerciale

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Scenario energetico italiano post Covid-19’ è il titolo del nuovo studio, in forma di instant-study, della Società Italiana di Intelligence, curato dal ricercatore Gabriele G. Marchionna, con la prefazione di Mario Caligiuri, Direttore del Master in intelligence dell’Università della Calabria.

Al centro del lavoro, il settore energetico, considerato come quello «maggiormente coinvolto, per il ruolo determinante per lo sviluppo globale futuro delle attività umane» dalle conseguenze della pandemia da coronavirus Covid-19.

Partendo dall’analisi di quanto accaduto sul fronte energetico nel primo trimestre 2020, e con un uno sguardo al periodo aprile-maggio, si rileva il Covid-19 abbia sconvolto il mercato petrolifero e comeabbia «accentuato le difficoltà in uno scenario già compromesso», con investimenti stimati a -208% (secondo UNCTAD, Conferenza ONU su commercio e sviluppo), il «settore energetico, quindi, risulta essere punto focale di questo impatto, sia in termini di infrastrutture sia per la capacità di sostenere l’urto».

L’analisi, incentrata su transizione energetica, mitigazione del rischio e sicurezza nazionale, traccia tre scenari post-pandemia.
Nel primo scenario, quello più negativo, i «piani di continuità operativa aziendale ed industriale nel territorio energetico italiano, eccetto pochi casi» si prevede non siano in grado «di gestire le variabili in rapida evoluzione e sconosciute. Le implicazioni che possono derivarne sono plurime: un accelerato cambiamento strutturale nei consumi e nell’approvvigionamento del petrolio, effetti sociali nella difficoltà di accesso ai servizi e rischi per la stabilità finanziaria. Un livello dei prezzi molto basso come quello attuale potrebbe potenzialmente innescare nuovi aspetti negativi come: crescita dell’intera catena di approvvigionamento della raffinazione del petrolio; aumento del trasporto merci e dello stoccaggio, rendendo sempre più difficile spingere la nuova offerta nel sistema».

Il secondo scenario delinea una ripartenza con margini di vantaggio. «I settori tradizionali risultano meno competitivi dinanzi a politiche d’innovazione ed economie di scala che vanno a migliorare il trade-off tra costi ed efficienza delle energie rinnovabili. In tal senso, le aziende si troveranno a lavorare sul consumatore per lo sviluppo di consapevolezza e educazione alla sostenibilità, come qualcuno ha già iniziato a programmare. L’opportunità di attivare spirali virtuose di stampo economico e comportamentale non deve essere sprecata. Considerando l’Italia tra i promotori della Mission Innovation (strategia di portata globale del COP21) e coerentemente con gli SDG delle Nazioni Unite, lo scenario di declino attuale può essere capovolto, indirizzando lo sforzo nel raddoppiare l’assegnazione di risorse pubbliche in ricerca e sviluppo per l’energia pulita». Anche considerando che il mercato appare pronto, ladomanda di energie rinnovabili è destinata a crescere quest’anno, secondo un rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia .«In questa direzione, uno scenario virtuoso può configurare una maggiore cooperazione tra settore pubblico e privato nella creazione di valore, in particolare in termini di digitalizzazione e tecnologizzazione, soprattutto dei processi organizzativi e quindi industriali, sostenendo così la transizione energetica. Inoltre, se il problema maggiormente riscontrato è la vulnerabilità sistemica, la portata intersettoriale delle azioni è la sfida che le industrie si troveranno ad affrontare, lavorando su sicurezza, innovazione e soprattutto continuità operativa».

Infine, il terzo scenario, quello più ottimistico, è anche quello più sfidante. In questo quadro si delinea «un’azione condivisa con gli altri Stati Membri dell’UE». Qui «la sfida più grande che l’Italia e l’UE tutta saranno chiamate ad affrontare consisterà nella definizione di una nuova Politica Energetica. Se il mezzo può essere una maggiore integrazione intersettoriale, i fini sono molteplici e non scontati: dalla implementazione delle Fonti energetiche rinnovabili alla diversificazione degli approvvigionamenti, dall’adeguamento infrastrutturale a piani di lungo periodo su trasporti e costruzioni. Il motto di questo scenario è principalmente uno: ricerca, innovazione e politica di efficienza energetica». Qui il ruolo dello Stato diventa centrale. «Le azioni di regolamentazione e Governance richiedono principalmente una strategia sul piano diplomatico, industriale e pubblico. Snellire l’iter burocratico, trovare una linea condivisa tra gli Stati Membri e accelerare il decision-making, sfruttando il network diplomatico europeo ed extra-europeo, e la cooperazione pubblico-privata58, potrebbero essere le azioni che uno scenario ottimistico prevederebbe in tal senso. Il fine ultimo potrebbe consistere nel dare il giusto peso all’industria energetica tradizionale, purché la Politica Europea di efficienza energetica sia volta al miglioramento del contesto odierno, in termini di sostenibilità e protezione ambientale, controllo e salvaguardia sul piano terrestre e marittimo, sicurezza interna ed esterna agli impianti industriali».

Per tutti i tre scenari si tiene conto di quanto deciso dal Consiglio Europeo dell’8 luglio, che, riconoscendo la centralità e gli sforzi delle infrastrutture energetiche durante la pandemia, ha adottato un piano di integrazione del sistema energetico europeo e una strategia per l’idrogeno, con l’obiettivo di raggiungere la cosiddetta climate-neutrality entro il 2050, ed in linea con il Next Generation EU della Commissione e con il Green Deal europeo.
In questo contesto, proprio in funzione del piano di integrazione, «nel muoversi tra gli scenari configurati», sottolinea il rapporto «le aziende principali del panorama energetico nazionale italiano possono e dovrebbero avvalersi della loro continuità, sia in termini di collaborazione con il Settore Pubblico, sia di prevalenza nella definizione di politiche energetiche nazionali. Al contempo, forti della pluridecennale collaborazione con il Governo italiano, attori come ENI, EDISONed ENEL possono essere fondamentali nella creazione e nel miglioramento di solidi network di diplomazia economica e commerciale, sfruttando determinate posizioni strategiche in termini di partnership politica ed energetica».
Una potenzialità che si fa forte per la «storica e consolidata presenza su territori strategici come la Penisola Arabica e il Medio Oriente», un patrimonio di relazioni e prestigio sul terreno che«fa sicuramente trapelare una fiducia di grande rilevanza per l’Oil & Gas nazionale», Una prestanza che, bisognosa solo di una buona Strategia Energetica Nazionale (SEN), sarebbe di grande spinta per il Paese sia in termini strettamente economici sia politici, con il traino del «ruolo di punta dell’intero settore per ENI». A questo puunto: «Avviare in modo concreto una partnership nazionale di questo calibro spingerebbeovviamente l’Italia ad acquisire preponderanza anche sul piano europeo nella definizione di una Politica di efficienza energetica comunitaria».

In conclusione un monito, per l’Europa e con l’Italia che potrebbe mettere a disposizione questo suo potenziale perché la UE agisca: «Dall’analisi emerge la necessita di aumentare il potenziale d’acquisto dell’UE come attore unico, e, allo stesso tempo, accrescere la capacità di modellare la strategia energetica secondo gli sforzi che il mercato richiede: cooperare per non subire pressioni economiche nel lungo periodo».

Unmonito che dischiude il grande capitolo della politica estera europea in fatto di energia, quellodelle relazioni della UE con gli altri grandi attori internazionali, USA e Russia. E’ di questi giorni il riaccendersi della ‘guerra’ tra Germania (ma di fatto UE) e USA sul Nord Stream 2, che potrebbe essere terminato entro i primi mesi 2021. Fatti tutt’altro che tedeschi, lesito dello scontro potrà essere tra gli elementi decisivi per consolidare la collaborazione tra i Paesi UE e, soprattutto, per la capacità europea di liberarsi da pressioni e ricatti economici in fatto di energia, e, di riflesso, per il raggiungimento dell’obiettivo al centro del programma della Commissione von der Leyen, l’Europa climate-neutrality entro il 2050.

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