martedì, Agosto 4

Ohibò! la politica estera fa notizia in Italia! parola dell’ISPI Come, quanto e perché la geopolitica è entrata nella dieta informativa dell’italiano. C’è lo spiega Arturo Varvelli, ricercatore e Direttore del Programma per il nord Africa dell’ISPI

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Qual è il ruolo dei media in questo contesto?

È difficile definire quale sia il loro ruolo rispetto a questa specifica percezione. Penso che la questione dei migranti sia talvolta trattata in maniera molto superficiale, e ritengo sia proprio questa la questione che ha bisogno di più lavoro e impegno da parte di tutti, Think Tank, politici, politica, media…

Un altro dato interessante riguarda i migranti. Secondo il sondaggio, è cresciuta notevolmente la percentuale di italiani che rifiuta categoricamente l’accoglienza di migranti su suolo italiano. Quanto le politiche interne hanno influito su questo dato?

Un italiano su due rifiuta categoricamente l’accoglienza di migranti. Questo è un discorso generale che riguarda non solo l’Italia, ma tutti i Paesi europei. Quando viene chiesto ‘qual è la percentuale di migranti che abita nel tuo Paese?’, tutti gli europei tendono a duplicare, se non a triplicare, la percentuale effettiva. C’è, quindi, una percezione della presenza straniera molto più ampia rispetto al dato reale. Cominciamo a valutare questo. C’è, poi, una scarsa conoscenza delle dinamiche che stanno alla causa dei problemi migratori, e quindi il fenomeno viene spesso strumentalizzato in qualche modo sul piano politico. E questo è uno dei terrei di cultura principali dell’opinione pubblica.

Da cos’è dovuta questa crescita ‘allarmante’ di rifiuto categorico e in che modo si riflette sulle attuali politiche italiane interne e migratorie?

Si riflette sulle politiche di tutti i Paesi europei. Guardando naturalmente i dati, i politici tendenzialmente populisti sposano questa visione, la abbracciano e la fanno propria. Non penso sia questo il dovere di un politico, ma ritengo debba invece fornire delle risposte ai problemi, e quest’ultime difficilmente arrivano da chi ci dice che i migranti non devono più entrare in Italia, o che vanno cacciati, o da chi vuole innalzare dei muri, ritenendole delle politiche che funzionano a lungo termine. Non sono politiche applicabili, non funzionano e non possono funzionare. In realtà bisognerebbe avere la capacità di dare un tono di legalità al fenomeno.

Cosa significa dare un tono di legalità alla questione dei migranti?

Significa regolare i flussi, cercare quali sono le cause a lungo termine e a breve termine, quindi la ricostruzione della Libia, bloccare la fonte di finanziamento per la criminalità organizzata. Allo stesso tempo bisognerebbe anche pensare concretamente che, una parte di migranti sono necessari all’esistenza di economie come quella europea, soprattutto quando non c’è una demografia che aiuta – sappiamo che il tasso di crescita demografica in Europa non è alto. Quindi, continuando a mettere la testa sotto la sabbia e continuando a negare che vi sia la necessita di un certo tipo di migrazione, facciamo si che non la possiamo selezionare, e quindi accettiamo di regolarizzare dopo un determinato periodo chiunque sia riuscito ad arrivare nel Paese sopravvivendo a una lunga tratta. Questo, da un punto di vista realistico, non ci permette di fare alcun tipo di selezione su chi in realtà potremo accettare e su chi potremo avere fiducia.

In che modo questo dato può influire sulle future campagne politiche e elezioni? Cosa dovremo aspettarci, secondo lei?

È un dato molto importante e temo sarà uno dei dati che maggiormente influenzerà le future campagne politiche e elezioni. Se guardiamo alle ultime, ad esempio, rappresenta un dato importante per diverse votazioni, sia in Germania che in Austria. Quindi in realtà è un dato di cui bisogna tenere per forza conto, e credo che sarà un dato un pò preda dalle forze populiste.

Dal sondaggio emerge che la Chiesa, e Papa Francesco, sono tutt’ora degli attori importanti nella politica internazionale. Quanto la presenza della Chiesa cattolica su suolo italiano influenza questo dato? L’Italia è un Paese che tutt’ora risente fortemente l’influenza della Chiesa cattolica?

Non credo che influenza sia la parola corretta. Ritengo sia opportuno parlare di un continuo interscambio di percezioni con la Chiesa cattolica. Certamente il Vaticano conta. Una delle principali caratteristiche della politica estera italiana è quella di avere una forte connotazione cristiano-cattolica, anche perché il Paese ospita proprio nel suo interno un altro Stato, ma che ha anche una religione. Quindi, a mio parere, si tratta più di una connotazione della nostra politica estera, e io non la sopravvaluterei, ma nemmeno la sottovaluterei. Un ulteriore aspetto importante rientra nella percezione che hanno gli italiani stessi, una percezione quasi connaturata nell’essere italiano, lo sappiamo bene sin dai tempi di Cavour.

E Papa Francesco?

Certamente la politica estera vaticana, e in particolare quella di Papa Francesco, viene percepita positivamente. L’ultimo dato è piuttosto ricorrente negli ultimi tempi, e che continua a rimanere tale.

Come viene vista, invece, dagli italiani, l’UE?

L’Unione Europea, seppur percepita nella sua straordinaria debolezza, viene anche percepita molto positivamente. Si tratta, quindi, di un dato piuttosto ambivalente, perchè da una parte si riconosce che è un’entità debole, ma dall’altra parte la si invita a fare qualcosa di più, perché percepita come una forza positiva.

Il personaggio più influente in termini di politica estera è, secondo i dati del sondaggio, Donald Trump. Vladimir Putin, invece, è ritenuto meno influente sia di Trump che del Vaticano. Sappiamo però che la Russia, oggi, sta portando avanti una politica estera molto fitta e proficua in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Perché, allora, la sua figura è ritenuta meno influente del 11% rispetto al 2016 (31%)?

L’anno scorso c’è stata una grande enfasi sulla politica estera di Putin. Quest’anno non dico che non abbia mantenuto le promesse, ma in qualche maniera vi è forse la percezione che il Presidente russo non sia il salvatore dell’universo. Ad oggi, appare come un attore coinvolto come altri, e in questo momento ci sono una molteplicità di problemi e una molteplicità di attori che hanno portato il cittadino medio a perdere alcuni parametri che esistevano 20-30 anni fa. Probabilmente il conflitto USA-URSS poneva delle chiare distinzioni e delle chiare scelte di campo. Oggi non è più così, e l’attivismo di Putin può essere percepito come un surrogato alla stabilità, ma non è così fino in fondo. Sappiamo benissimo,  infatti, che la Russia da sola non ha la capacità di risolvere i problemi in Medio Oriente, dove peraltro ha manifestato un grande attivismo. C’è, invece, bisogno di un consenso internazionale che ancora non si sta creando, nè si intravede. La Russia, seppur rilevante, è un attore importante ma non decisivo.

Nel sondaggio nessun italiano ha mostrato interesse nè preoccupazione per la Brexit, perché?

Gli italiani si interessano relativamente poco alla Brexit. È rimasta una questione piuttosto secondaria, e concordo che avrebbe dovuto essere certamente più valorizzata. In realtà temo che sia rimasta una questione un pò per specialisti da questo punto di vista, di cui l’impatto ancora il cittadino medio italiano non ha avuto diretto riscontro.  

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