sabato, Dicembre 14

Ohibò! la politica estera fa notizia in Italia! parola dell’ISPI Come, quanto e perché la geopolitica è entrata nella dieta informativa dell’italiano. C’è lo spiega Arturo Varvelli, ricercatore e Direttore del Programma per il nord Africa dell’ISPI

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Ieri, 20 dicembre, è stato pubblicato un sondaggio realizzato dall’Istituto di Ricerca IPSOS, ‘Rainews’ e dall’ Istituto di Studi Politici Internazionali-ISPI, dal titolo ‘Gli Italiani e la politica Internazionale’.

L’obiettivo dello studio è stato quello di fornire dati capaci di descrivere in che modo e quanto gli italiani si interessano alla politica internazionale. Si tratta di uno studio decisamente importante e interessante, dal momento che non solo ci aiuta a capire in che modo la politica internazionale viene percepita dagli italiani, ma fornisce numerosi spunti volti a migliorare il lavoro di ricerca, accademico e di comunicazione.

Lo studio ha prodotto risultati inattesi. Nel 2016, il 26% degli italiani si interessava alle notizie internazionali, mentre quest’anno si è registrata una crescita dell’8%, che vede, quindi, il 34% del popolo italiano interessato a riguardo.

Il sondaggio ha analizzato punti di politica internazionale di maggior rilievo, come la Politica estera di Donald Trump, la questione dei migranti, il terrorismo come minaccia globale e minaccia per l’Italia e, infine,  il ruolo dell’Unione Europea.

Abbiamo intervistato Arturo Varvelli, ricercatore e Direttore del Programma per il nord Africa dell’ ISPI che ha collaborato alla realizzazione del sondaggio, per approfondire i dati riportati.  

L’interesse degli italiani per la politica estera sta crescendo. Qual è il fattore, o i fattori, alla base di questo dato?

Sono dell’idea che l’interesse degli italiani sia cresciuto grazie alle notizie internazionali balzate agli occhi della cronaca. Secondo me, una delle motivazioni principali è la questione del terrorismo internazionale e il tema migranti. Questi due temi in particolare costringono in qualche modo l’opinione pubblica a guardare fuori dall’Italia, e a capire quali siano gli avvenimenti internazionali che hanno delle ricadute dirette nel vivere quotidiano. Pertanto, terrorismo e migranti sono due questioni basi, unite poi all’onda lunga della crisi economica – seppur possiamo parlare di crisi,  visto che il Paese è cresciuto del 5 %. Resta comunque il fatto che, avendo attraversato una crisi economia per un lungo periodo, le cui radici non erano solo italiane ma anche internazionali, ha costretto in qualche maniera gli italiani a guardarsi attorno, e quindi a interessarsi alle questioni internazionali che più influenzano la vita di tutti i giorni. Si può, quindi, asserire che immigrazione, terrorismo e crisi economica sono tre questioni che toccano nel vivo la quotidianità di un italiano.

Qual è la fascia d’età che si occupa e si interessa di politica estera?

Da quello che abbiamo visto nel sondaggio ci sono tre fasce particolari che si interessano di politica estera: dai 25 ai 34 anni, e quindi due fasce d’età che comprendono i giovani e gli adulti, e poi gli italiani che hanno superato i 55 anni, i quali hanno un livello di interesse piuttosto alto in materia.

I giovani – dai 18 anni ai 25 – si occupano di politica estera?

Questa fascia d’età si interessa alla politica estera, ma in quantità minore. Questo dato sta crescendo sempre di più, e rappresenta uno dei dati più rilevanti. È, infatti, un indicatore molto sintetico che riguarda il cambiamento dell’interesse in analisi nel corso del tempo. Se guardiamo ai dati del 2014 è possibile osservare una forte crescita di interesse, dal momento che i giovani che rispondevano positivamente erano il 36% nel 2014, mentre quest’anno sono il 47%. Abbiamo, quindi, una crescita sostanzialmente di 10 punti in 4 anni, e ritengo sia dovuta alle dinamiche sopra citate.

Dal sondaggio emerge che anche pensionati e casalinghe si interessano di politica internazionale. Cos’è che li spingerebbe a informarsi?

Queste due categorie si informano di meno rispetto alle altre, ma è stata registrata una crescita d’interesse verso la materia anche per casalinghe e pensionati. Siamo passati da un 30% a un 42% nel caso dei pensionati, mentre da un 28% a un 33% nel caso delle casalinghe. Rappresenta, quindi, un dato importante, in quanto ci aiuta a capire che la politica internazionale non è più materia da specialisti, ma è diventata necessaria per comprendere le dinamiche quotidiane. Di conseguenza, è un interesse che tocca anche le categorie teoricamente meno propense a informarsi su questa materia.

Alla luce dei dati ottenuti, e considerando l’effettiva situazione internazionale attuale, come giudicherebbe il lavoro dei media? Hanno aiutato a garantire una percezione che rispecchia l’effettivo scenario internazionale, o no?

Secondo me c’è  molto lavoro da fare. Penso che si guardi troppo spesso all’ombelico, troppo alle questioni casalinghe. Anche se l’interesse è cresciuto, come il sondaggio dimostra, l’adattamento dei media non è stato così rapido, soprattutto dei media generalisti. Non parlo tanto di internet, dove si possono trovare ottimi quotidiani e ottime informazioni su questioni di politica estera, ma certamente mi riferisco all’interno di un palinsesto radio-televisivo, dove purtroppo la politica estera ancora non è fondamentale, anzi, talvolta pochissimo rispettata – gli esteri vengono confusi con la cronaca estera, che è una cosa ben diversa. Le notizie più frivole di cronaca hanno un peso minore rispetto alla complessità del panorama mondiale, ma questo non viene colto.

Sappiamo che il terrorismo rimane una minaccia costante, per l’Europa, e per l’Italia. Nessun Paese si può ritenere immune, o meno vulnerabile, alla minaccia, specie oggi che i militanti ISIS sono fuggiti da Siria e Iraq, e quindi non più riconducibili a un territorio ben preciso. Però, secondo il sondaggio, il terrorismo oggi è percepito come minaccia principale per il nostro Paese dal 12% degli intervistati, mentre  nel 2015 più del doppio la percepiva come principale tale (26%). Ci può commentare questo dato? E qual è il ruolo dei media a tal proposito? In che modo hanno contribuito?

Io penso che questo dato sia abbastanza indicativo, e che dipenda dal fatto che non siano successi attentati – o grossi attentati – in Italia. Questo, in qualche maniera, tranquillizza l’opinione pubblica, la quale continua a reputare a livello globale il terrorismo islamico come la più grave minaccia. Nel sondaggio, infatti, il 23% degli intervistati la ritiene tale, mentre in relazione all’ Italia le cifre calano vistosamente (12%). In realtà, gli italiani percepiscono per il loro Paese altre debolezze, come la crisi economica e l’immigrazione in precedenza. A livello globale un italiano è ben consapevole che il terrorismo possa continuare a costituire la minaccia più importante, ma per l’Italia sente più vicini altri tipi di problemi.

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