giovedì, Ottobre 29

Oggi pomeriggio, accordo di governo con gli Stati Uniti per tornare sulla Luna Obiettivo: la partecipazione al programma con cui l’America punta a tornare sulla Luna entro il 2024, per avviare un piano di economia dello spazio

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Oggi, alle 16,30 a Palazzo Chigi il Sottosegretario con delega alle politiche per lo spazio, Riccardo Fraccaro, firmerà un accordo di cooperazione con gli Stati Uniti in materia di attività spaziali. La sigla dell’accordo avverrà in videoconferenza.Fraccaro, con fare molto misterioso in un incontro virtuale da Torino, ne  aveva accennato qualche giorno fa. Dunque, che l’Italia si stava muovendo per promuovere una collaborazione importante con gli Stati Uniti lo sapevamo.
Oggi conosceremo i dettagli dell’operazione alle 16.30 ma non abbiamo dubbi che l’obiettivo più significativo è la partecipazione al programma con cui l’America punta a tornare sulla Luna entro il 2024, per avviare un importante piano di economia dello spazio.

Quindi uno scopo diverso da quello prefissato da John Fitzgerald Kennedy agli inizi degli anni Sessanta -una competizione tra Stati-, ma una più remunerativa organizzazione di sfruttamento di un nuovo ambiente. Eterno e infinito, ma ancora tutto da esplorare e utilizzare per il nostro pianeta. Ci auguriamo principalmente per fini pacifici e destinati al miglioramento della vita sulla Terra.

La decisione non è casuale e fa parte di un programma dettato dal premier Giuseppe Conte in marzo dello scorso anno negli ‘indirizzi di governo in campo spaziale’ in cui si elencavano le posizioni nazionali di partecipazione al programma lunare voluto dalla Casa Bianca e proprio da Donald Trump che, da imprenditore, ha colto alcune opportunità sostanziali.

A cosa punti l’Italia è facile dirlo: primo tra tutti il modulo abitativo con cui l’Agenzia Spaziale Europea contribuirà al Lunar Gateway, perché la nostra industria nazionale ha una tradizione importante con la Stazione Spaziale Internazionale in campo degli ambienti che consentono di vivere e lavorare in orbita. Si tratta di un lavoro importante che impone una tecnologia molto spinta da trasferire dai 400 km. di quota, dove oggi opera la SSI in un altro habitat operativo, quello lunare, con tutte le problematiche operative di collegamento e attracco dei veicoli che serviranno il nuovo avamposto.

Tutta questa operazione, dei cui dettagli siamo ansiosi di averne conoscenza, si interseca con le fasi finali di un agone politico, che vedono l’Italia tra i candidati più indicati per ricoprire la posizione più alta dell’Esa. Sappiamo che vi è in corso una competizione molto intensa, sia con le altre Nazioni, ma più paradossalmente allo stesso interno del nostro Paese con un indebolimento sostanziale della credibilità e della salvaguardia delle candidature veramente presentabili.

Ma di questo, cari Lettori, ne parliamo il prossimo lunedì…

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