domenica, Ottobre 25

Oggi, Donald Trump contro James Comey: un Super Bowl con impeachment?

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Donald Trump (il Presidente degli Stati Uniti d’America ‘più pazzo’ della storia a stelle e strisce) contro James Comey (l’ex Direttore Fbi, il funzionario di Stato non ‘leale’ ai politici, bensì ‘onesto’ al suo incarico): uno scontro a distanza -il primo dalla Casa Bianca il secondo dal Campidoglio, sulla collina di Capitol Hill-, con  l’America che starà a guardare come fosse il Super Bowl, la finale del campionato di football americano. E’ quello che accadrà oggi negli Stati Uniti, giorno della testimonianza, davanti ai membri della Commissione Intelligence del Senato, di James Comey, licenziato da Trump lo scorso 9 maggio. E  potrebbe essere davvero ‘una finale’, o almeno l’inizio di una fine ingloriosa.
Tutti i principali network televisivi interromperanno le trasmissioni domai alle ore 10 di Washington per seguire live l’audizione di Comey in diretta.
La Casa Bianca si sta preparando al peggiore degli scenari, quello in cui Trump ignorerà i suggerimenti del suo staff inondando la rete di tweet per controbattere alle dichiarazioni di un Comey che, secondo lui, è un ‘esibizionista’. Ieri Trump, intanto, aveva annunciato che l’avvocato Christopher A. Wray, assistente del Ministro di Giustizia Usa dal 2003 al 2005, sarà il nuovo capo dell’Fbi, ed era tornato ad attaccare i ‘mainstream media’: «I MSM falsi stavo lavorando sodo per cercare di fare in modo che non usi i social media. Odiano il fatto che possa diffondere un messaggio onesto e senza filtro». Stando all’agenda ufficiale del Presidente, alle 10 ora di Washington , quando l’ex capo del Bureau sarà ascoltato nella parte pubblica dell’audizione, Trump non ha impegni, per tanto appare ovvio che seguirà in diretta la testimonianza e potrà commentarla con i suoi cinguettii.

Davanti alla Commissione Intelligence del Senato, che sta indagando sulla possibile interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali Usa dello scorso novembre e sulla possibile collusione tra la campagna Trump e funzionari russi, Comey è pronto a fare dichiarazioni che potrebbero far rischiare l’avvio di una procedura di impeachment per Trump, ovvero l’incriminazione per ostruzione alla giustizia. Dichiarazioni anticipate ieri da James Comey in una testimonianza scritta inviata al Senato degli Stati Uniti in 7 pagine, rese pubbliche dal Senato stesso. Un documento potenzialmente esplosivo.

Trump, ha scritto Comey, gli chiese di lasciare cadere l’inchiesta sui rapporti con l’intelligence russa del consigliere per la sicurezza nazionale Micheal Flynn; di dichiarare pubblicamente che il Presidente Usa non era indagato. Inoltre Trump gli chiese «fedeltà».
La descrizione fatta da Comey è molto dettagliata, cita date, discussioni e telefonate in modo preciso, ma soprattutto per la prima volta mette nero su bianco davanti al Congresso una serie di accuse molto pesanti sul tentativo del Presidente di interferire nel lavoro del capo della polizia federale. Trump chiese a Comey di «lasciare correre» in riferimento all’inchiesta su Flynn, e ancora in una telefonata del 30 marzo disse a Comey che cosa si poteva fare per «spazzare via la nuvola», chiedendo di dire pubblicamente che il Presidente americano non era indagato e ricordando che l’inchiesta sui rapporti tra la campagna elettorale di Trump e l’intelligence russa stavano danneggiando la sua capacità di governare. Comey rispose che l’Fbi «stava indagando il più velocemente possibile».
«Spero che tu possa trovare il modo con cui lasciare cadere la cosa. È un bravo ragazzo. Spero tu possa lasciare cadere la cosa», disse Trump di Flynn. L’ex direttore dell’Fbi disse solo che «è un bravo ragazzo», ma non che il caso sarebbe stato chiuso, cose che infatti non avvenne.
Sempre nel documento, Comey ricorda anche che dopo il primo faccia a faccia con Trump, avvenuto il 6 gennaio, l’ex direttore dell’Fbi decise di iniziare a scrivere un memo, cosa che non aveva mai fatto in passato. «Per garantire accuratezza, ho iniziato a scrivere su un laptop da dentro una vettura dell’Fbi fuori dalla Trump Tower», dove avvenne il primo incontro tra i due.
Comey scrive che in tutto ha avuto nove conversazioni private con Trump in quattro mesi, tre di persona e sei al telefono. Comey inoltre conferma di aver parlato con l’ex Presidente Barack Obama solo di persona e mai al telefono, una nel 2015 e poi, ma brevemente, nel 2016, per un saluto prima della fine del suo mandato. Per quanto riguarda la questione della fedeltà al Presidente, Comey conferma che nel corso di una cena del 27 gennaio, Trump gli disse: «ho bisogno di lealtà. Mi aspetto lealtà». Ma Comey rispose: «Da me avrai sempre onestà».
Trump cercò anche di capire se Comey era disposto a continuare a guidare l’Fbi fino alla fine del suo mandato di dieci anni, che sarebbe dovuto terminare nel 2023. Sempre nella cena del 27 gennaio, infatti, prosegue il racconto di Comey, «il Presidente mi ha chiesto se volevo rimanere il direttore dell’Fbi. Una domanda che ho trovato strana, perché mi aveva già detto due volte, in altre conversazioni, che sperava io rimanessi. E io avevo confermato questa volontà». Racconta che «l’istinto mi ha detto che quel faccia a faccia, e il riferimento alla mia posizione, significavano che, almeno in parte, la cena era un tentativo di farmi richiedere di mantenere il mio lavoro e creare così una sorta di rapporto di patronato». «Questo mi ha preoccupato molto, dato lo status indipendente dell’Fbi rispetto all’esecutivo», annota Comey. «Ho risposto che amavo il mio lavoro e avevo intenzione di rimanere, che non sarei statoaffidabilenel modo in cui i politici usano questa parola, ma che poteva contare sempre su di me per dirgli la verità. Ho aggiunto che non ero schierato politicamente con nessuno», ricorda l’ex capo dell’Fbi. «Pochi istanti dopo, il Presidente ha detto: ‘Ho bisogno di fedeltà, mi aspetto lealtà‘. Non mi muovevo, non parlavo, né cambiavo l’espressione del viso in alcun modo», racconta ancora Comey.
Oggi la Commissione, dopo aver ascoltato dal vivo queste 7 pagine che già il mondo conosce, potrà fare le domande utili per capire fino a che punto Trump ostacolò, se lo fece, l’indipendenza dell’Fbi.

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