giovedì, Luglio 9

Oggi ci si gioca l’Europa La solidarietà in politica non ha posto, ci vuole capacità e affidabilità; di noi l’Europa ha buoni motivi per non fidarsi, vero, ma sarebbe utile far circolare la voce tra i nostri ‘amici’ europei che questa volta noi siamo disposti a giocarcela l’Europa, anche se in cambio offriamo …

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In vari giornali, oggi, dopo i soliti titoli più o meno gridati e più o meno folcloristici sul coronavirus, uno dei titoli più usati, facendo riferimento all’Europa, è il fallimento del ‘test di solidarietà’ nel MES. Dove, a mio parere, lo dicevo anche ieri, parlare di solidarietà è nonché deviante, culturalmente e giuridicamente sbagliato.
Cerco di spiegarmi meglio.

L’Europa, o meglio l’Unione Europea -usiamo i termini corretti- è una Organizzazione internazionale composta di Stati sovrani, uguali. Benché molte regole, ma non tutte e non le più importanti, consentano di decidere a maggioranza cosa fare, il più delle volte ogni Stato può di fatto impedire le decisioni comuni. Questo è un fatto, al tempo stesso, negativo, perché impedisce di adottare delle decisioni non gradite a qualcuno ma gradite alla maggioranza, magari schiacciante, e positivo, perché consente, sia pure in casi estremi, di impedire l’adozione di decisioni particolarmente sgradite o ‘dannose’ per uno Stato. Il MES (Meccanismo europeo di stabilità), a sua volta, è un trattato separato e distinto da quello della UE, dove a maggior ragione il consenso di tutti gli Stati è indispensabile, nel bene come nel male.
Un sistema, ne convengo, ambiguo e poco chiaro, nel quale, però, la politica recita un ruolo dominante, come in genere nel diritto internazionale.
Mi limito a questo, anche perché non essendo uno specialista in materia, non posso e non voglio entrare nelle infinite complicazioni tecnico-giuridiche e tecnico-contabili del sistema europeo. Il punto centrale è che gli Stati che fanno parte del sistema non sonosudditi’, ma attori uguali, dotati di capacità politiche e organizzative.

Ora, è da quando scrivo su questo giornale che ripeto con insistenza una cosa secondo me di importanza fondamentale, anzi, decisiva: siamo malvisti in Europa, per un solo ma fondamentale motivo, spendiamo molto malamente i nostri soldi e abbiamo un debito mostruoso, al quale, negli ultimi anni, non corrisponde più (come in qualche maniera corrispondeva nei primi tempi della UE) una capacità produttiva degna di questo nome: basta pensare allo Stato pietoso del nostro meraviglioso territorio. Prova ne sarebbe anche solo che ormai le nostre principali aziende sono stata vendute, anzi svendute, all’estero. E non bisogna dimenticare che ogni volta che la Borsa perde valore, le nostre aziende diventano più facili da ‘acquisire’.
Mi ha fatto molto ridere, per non dire che ho rischiato un attacco di fegato, una dichiarazione (solo gli americani possono essere così volgarmente offensivi, credendo di essere affettuosamente condiscendenti, che comunque sarebbe già di per sé un insulto) di una certa Morgan Ortagus, portavoce del Dipartimento di Stato USA (una, cioè, che dovrebbe essere adusa a un linguaggio cortese e rispettoso) che ha detto testualmente: «Quando tutto questo sarà finito farò una vacanza in Italia, io d’altronde guido una macchina italiana e mio marito parla italiano». Ora, a parte che non so quale possa essere la macchina italiana che guida la signora, che non conosce la lingua italiana, ma farebbe un viaggio in Italia, bontà sua col marito come interprete! Badate bene: questa frase rientra nellapolitica del sorriso’, iniziata dagli USA e da Mike Pompeo (quello che Giggino chiama familiarmente Ross) da qualche tempo, perché non gradiscono che l’Italia sia in buoni rapporti con la Cina (auspice Giggino) e con la Russia (auspice Salvini o i suoi amici del Metropole) e che ha portato, quindi, al rifiuto di darci aiuti. Sorvolo sulla ineffabile distrazione del nostro Governo su una cosa così offensiva.
Non occorre dire che dopo una frase del genere, colei andrebbe bandita dall’Italia, dichiarata persona non grata, non diversamente dall’altro sorridente, ufficialmente solo studioso (ne abbiamo uno nuovo ogni cinque/sei anni!) prof. Edward Luttwak, che dolcemente dice che noi siamo i lustrascarpe della Russia.

Perché questa digressione? Solo per dire che la politica, e quella estera in particolare, è fatta così e richiede due cose fondamentali: coerenza e forza. Fondamentalmente la coerenza, perché in politica specie estera, la base è la fiducia. Bisogna capirlo bene. Le regole del diritto internazionale, sono in grandissima parte regole per la cui attuazione non esistono strumenti coercitivi, come invece nel diritto interno! Per cui di un altro o ti fidi o sei in grado di imporgli la tua volontà, in mancanzanon ci fai carte’.
In altre parole, specialmente in politica internazionale, ci vuole capacità e affidabilità; la forza dipende dalle circostanze, e molto spesso usarla o farla trasparire può servire sul momento, ma alla lunga si ritorce contro chi ne fa uso.

Quindi, la solidarietà, sentimento certamente umano, in politica non ha posto. Nel senso che ‘chiederesolidarietà è lo stesso che chiedere l’elemosina. Chi te la dovesse dare, per generosità momentanea o per interesse, poi non te la ridà volentieri, specie se vede che tu non fai nulla per usare quell’elemosina per superare il tuo stato. A parte che ‘chiedere l’elemosina’ non è proprio dignitoso per uno Stato! Mi domando spesso se ci sia in Italia un politico, uno solo, che si renda conto di questa ovvietà, per cui la richiesta di solidarietà diventa ciò che è: l’ultima e unica speranza per chi ha le spalle al muro. Ebbene, diciamocelo, l’Italia non ha le spalle al muro, ha un ceto politico da colonna infame, da fabbricanti, intendo, della colonna. Ma le risorse dell’Italia sono enormi, se solo venissero spese e mediocremente bene amministrate.
Ma se fai parte di una società come l’UE, hai diritti e pretese legittimi, da confrontare con quelli degli altri.

E dunque. Sia gli eurobond che un prestito del MES, implicano che chi deve consentire, insieme a te e quindi anche lui, si fidi del fatto che tu non ne approfitti per fare spese pazze e poi non restituire i soldi avuti in prestito o imporre alla UE di emettere nuovi bond per coprire le tue spese pazze.
Per citare una intervista di ieri a Mario Monti, l’Italia può ben dire di non avere alcuna colpa nella situazione dell’epidemia e può anche dire (con qualche dubbio, a dire il vero) di avere finora fatto di tutto, beh diciamo fatto un po’, per ridurre il debito, ma non certo gli sprechi, ma se vuole prestiti deve anche dare a vedere di poterli, ma specialmente di volerli rimborsare, volerli rimborsare.

Per rimborsare un prestito, occorre che lo Stato abbia i soldi per farlo, ed è lecito il dubbio che possa farlo il nostro Paese, visto che ha un debito pubblico (cioè è già impegnata in prestiti onerosissimi) strepitoso, una attitudine allo spreco e al cattivo uso delle risorse, e una massa enorme di gente, di cittadini, che non contribuisce alle spese dello Stato pagando le tasse mentre ne utilizza le risorse. E non solo: avendo un ceto politico di incoscienti, che continua a proporre a ogni piè sospinto di ridurre le tasse senza però fare nulla perché, benché ridotte, tutti le paghino, anzi, inventando sistematicamente condoni e trucchi vari per non pagarle.
Questo è e sarà inevitabilmente il nostro più grande problema: per il semplice motivo che non siamo credibili, lo abbiamo detto e non lo abbiamo fatto una infinità di volte che avremmo corretto quelle cose.

E dunque. Se è vero, ad esempio, che noi abbiamo versato una enorme cifra al fondo salva Stati e che potremmo, ad esempio, chiederla indietro uscendo dal MES (sia o non tecnicamente possibile, non è questo il punto) con conseguenze devastanti per l’intero sistema (sarebbe peggio di una Brexit!) è anche vero che ci siamo impegnati, insieme a tutti gli altri, a non richiederne una parte per aiuti, senza offrire garanzie. Quali? Una garanzia di spendere bene quei soldi, cioè di permettere che chi ce li presta, il Fondo, controlli che noi non li spendiamo in champagne e donne o uomini, ma li usiamo per migliorare le nostre finanze. No, dice l’Italia, dateceli ma senza controlli, vi giuriamo che faremo i bravi. Diciamoci la verità: ci credereste?

Discorso non diverso per gli eurobond. Si tratterebbe di una sottoscrizione di un prestito europeo e non statale. Una cosa stupenda, che significherebbe davvero un passo avanti decisivo verso una Europa federale … e quanto ne avremmo bisogno oggi con questa epidemia! Ma, facciamo un esempio: se in una famiglia di cinque persone, che vive del reddito del padre, uno dei membri della famiglia è uno spendaccione incontenibile, pensate che il padre accenderebbe volentieri un prestito, col rischio che il ‘figliol prodigo’ si spenda tutti i soldi in auto di lusso?

Molto banalizzata, questa è la realtà. Ce la vogliamo figgere in capo?

Ma certo, qualche freccia al nostro arco l’avremmo. La Germania ha usufruito di molti occhi chiusi all’epoca della riunificazione e, benché la più ricca di Europa, continua in una politica diciamo così avaruccia anzi che no. L’Olanda è un Paradiso fiscale osceno, per non parlare del Lussemburgo e in parte dell’Irlanda, e sfrutta il resto di Europa per guadagnare sul fisco. E potrei continuare. Queste sono frecce, ma frecce offensive: possono fare male, molto male se si usassero tutti gli strumenti disponibili, ma non aumentano in nulla la benedetta fiducia, solo il rancore.

Potremmo, invece o inoltre (il bastone e la carota), fare vedere in concreto che ora le tasse le facciamo pagare a tutti e subito, ad esempio bloccando l’uso del contante, subito, e permettendo la detrazione di qualunque spesa documentata, subito.
Potremmo fare in modo che i danni del virus non siano riparati finanziando solo le imprese, ma garantendo il reddito ai lavoratori, ad esempio finanziando solo le imprese, grandi e piccole, stagionali e non, che non licenziano o non dimenticano di riassumere, subito.
Potremmo agire seriamente sulle evidenti follie della regionalizzazione che moltiplica le spese e riduce i servizi, subito.
Potremmo fare capire a uno come Bombassei che dire: «Se in una situazione così difficile prevarranno gli egoismi, il destino delle istituzioni comunitarie potrebbe essere a rischio, compresa la moneta comune», e poi aggiungere: «Apprezzo il modo di agire del governo a cui va la mia solidarietà in un momento così complesso», che non on è questo l’atteggiamento giusto. Sig. Bombassei, noi abbiamo bisogno di cooperazione e partecipazione, non di solidarietà di facciata al Governo e di calci negli stinchi sotto il tavolo. Sentire ieri Attilio Fontana dire, con arroganza assurda – e forse rasserenato dal fatto che il ‘suo’ Gallera punta alla sindacatura di Milano non alla sua poltrona- che la Regione Lombardia fa la sua politica sanitaria e il Governo ‘deve’ intervenire per le emergenze e che l’ospedale bis sarà a disposizione anche per gli ‘altri’ italiani (perché verosimilmente e sperabilmente, sarà pronto a crisi, almeno lombarda, finita): eh no, sig. Fontana, il Governo non è il pagatore a pie’ di lista, senza voce in capitolo.

Sta in fatto, che il rappresentante tedesco dice, brutale: «È molto importante la solidarietà europea, che va implementata, ma fortunatamente le proposte su eurobond o similari non hanno trovato grande riscontro», ‘Fortunatamente?. E, per parte sua, l’uomo che sussurrava (senza risposta, male, malissimo!) a Paolo Gentiloni sull’uso del MES, oggi dice: «there was support for an idea of credit lines that could support 2 percent of a eurozone country’s economic output and would come with conditions on how governments could use the money. But it would be up to every member state to decide whether they want to apply for it or not» , dipende dai membri se voglionochiedere’ o no, ma alle condizioni del Fondo! Per non parlare della signora Lagarde, imbeccata e ri-imbeccabile dalla collega tedesca.
Bene: il problema è questo, solo ma tutto questo.

Ma attenzione, politicanti da strapazzo che ci ‘governate’, questo è un momento decisivo: oggi ci si gioca l’Europa, e forse, dico forse ma io lo farei, sarebbe utile far circolare la voce tra i nostri ‘amici’ europei, e specie tra i nostri ‘cugini’, che questa volta noi siamo disposti a giocarcela l’Europa, anche se in cambio offriamo …
Appunto.

Ieri è giunto il discorso di Giuseppe Conte alla Camera. Come noto io non ho alcuna stima per questo Governo e per il suo Presidente, ma devo dire che, tolto il primo lezioso quarto d’ora, è stato un buon discorso, preciso e, specialmente, di prospettiva, con riferimento al nuovo investimento del prossimo Aprile e in particolare di prospettiva europea. Su quest’ultimo tema è stato chiaro, deciso e netto, comunicando anche del pre-accordo, ahimè largamente minoritario, e sorvolo sui Paesi dell’est europeo, vergogna. Se solo avesse dedicato un minuto, un solo minuto di un discorso di tre quarti d’ora a colmare i puntini sospensivi di qui sopra, sarebbe stato ottimo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.