giovedì, Gennaio 23

October Surprise, una costante della politica statunitense

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Nel gergo politico, sia ufficiale che non officiale, con October Surprise si intende un evento creato ad arte o scoperto con straordinario tempismo con l’obiettivo di influenzare l’esito delle elezioni presidenziali, che negli Stati Uniti si svolgono il secondo martedì di novembre. Come si legge sulla rivista ‘Politico’, «una October Surprise può indubbiamente accadere, ma molto spesso si tratta del frutto di manovre deliberatamente orchestrate, sia a livello interno (soffiando sul fuoco della complessa situazione economica) che internazionale (ponendo le condizioni per lo scoppio di qualche conflitto). A volte si tratta di attaccare un candidato sul piano personale, tirando fuori vecchi scheletri nell’armadio tenuti scrupolosamente nascosti per anni. Una October Surprise può rapidamente salvare una campagna elettorale altrimenti destinata al fallimento così come affossarne una particolarmente promettente. In alcuni casi, può rivelarsi determinante nel determinare l’esito di un’elezione e definire la vita politica della nazione».

L’espressione divenne di uso comune a partire dalla campagna elettorale del 1972; il 26 ottobre di quell’anno, Henry Kissinger, Consigliere per la Sicurezza Nazionale sotto l’amministrazione guidata da Richard Nixon, rilasciò una pubblica dichiarazione in cui si affermava che la pace con i nord-vietnamiti era ormai ‘a portata di mano’, come conseguenza del progressivo ridimensionamento del contingente militare statunitense che la Casa Bianca aveva attuato nel corso dei quattro anni precedenti. Grazie a questa uscita, Nixon ebbe modo di ingraziarsi il favore di una fetta più che preponderante degli elettori più indecisi seppellendo il candidato democratico George McGovern sotto una valanga di voti.

Il caso più famoso risale però all’ottobre 1980, quando la Cia, molto scontenta della gestione del democratico Jimmy Carter, avvicinò (o fu avvicinata) lo staff del candidato repubblicano Ronald Reagan per concordare una strategia comune finalizzata a minare la rielezione del presidente uscente. Si decise di raggiungere un accordo segreto con gli ayatollah iraniani in base al quale questi ultimi non avrebbero liberato gli ostaggi dell’ambasciata Usa di Teheran in cambio della fornitura delle armi necessarie a permettere alle forze iraniane di condurre in maniera più efficace la guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein. L’intesa fu smascherata nel 1992 dal celebre giornalista investigativo Robert Parry, quando Carter aveva ormai perso le elezioni. L’inchiesta si rivelò tuttavia gravida di ripercussioni sul confronto elettorale tra il presidente repubblicano uscente George Bush sr. e l’ex governatore dell’Arkansas Bill Clinton, poiché accertò il pieno coinvolgimento di Caspar Weinberger, segretario di Stato sotto l’amministrazione Reagan, nello ‘scandalo Iran-Contras’, un sistema in base al quale gli Stati Uniti vendevano armi all’Iran tramite Israele per ottenere i soldi necessari a finanziare i ribelli anti-sandinisti in Nicaragua. Il caso suscitò enorme clamore in tutto il mondo e contribuì a spianare al giovane outsider democratico Bill Clinton la strada verso la Casa Bianca.

Non si tratta di casi isolati, poiché la storia politica degli Stati Uniti è letteralmente costellata di episodi del genere. Nel 1968, Richard Nixon ebbe modo di sconfiggere il democratico Hubert Humphrey, vice di Lyndon Johnson, dopo aver sabotato le trattative diplomatiche tra Washington e i sud-vietnamiti miranti a trovare una soluzione capace di porre fine alla guerra grazie alle informazioni che gli venivano passate da qualche insider del Dipartimento di Stato. Le notizie riguardanti lo stato dei negoziati furono girate alla congressista repubblicana di origini cinesi Anna Chennault, la quale attivò i propri contatti nella delegazione sud-vietnamita invitando la leadership di Saigon a non cadere nella trappola tesa dai democratici, che a suo dire stavano di fatto vendendo il Vietnam meridionale ai vietcong. Johnson fu messo immediatamente al corrente delle trame nascoste di Nixon e Kissinger dal suo vecchio amico J. Edgar Hoover, il direttore dell’Fbi che era stato incaricato dalla Casa Bianca di intercettare le comunicazioni tra i membri dello staff repubblicano. Lo stesso Johnson decise però di riporre i nastri contenenti le registrazioni dei colloqui tra Nixon, la Chennault e i leader politici sud-vietnamiti nel cassetto, in considerazione del gravissimo, irreparabile danno che la pubblicazione di uno scandalo del genere avrebbe arrecato all’immagine degli Stati Uniti.

Nel 1940, Franklin Delano Roosevelt stava facendo i conti con un rapido deterioramento della sua immagine pubblica causato dall’efficace campagna elettorale del repubblicano Wendell Wilkie, il quale contestava al presidente di non aver profuso sforzi sufficienti a porre fine alla segregazione che i marines bianchi praticavano nei confronti dei loro commilitoni afro-americani. Roosevelt rispose con una mossa di grande impatto mediatico a pochi giorni dalle elezioni, promuovendo il colonnello afro-americano Benjamin O. Davis Jr. a generale di brigata (fu il promo nero a raggiungere quel grado) ed annunciando la creazione del Tuskegee Airmen, il gruppo di piloti militari afro-americani che avrebbe conquistato la fama internazionale durante la Seconda Guerra Mondiale. La tattica funzionò alla grande, consentendo all’ex governatore dello Stato di New York di conquistare il suo terzo mandato.

Le elezioni del 2004 rappresentano un caso particolarmente interessante, perché nei giorni antecedenti al voto si verificò una delle più famose October Surprise della storia degli Stati Uniti. Il 29 ottobre, l’emittente qatariota ‘al-Jazeera’ diffuse un filmato in cui Osama Bin Laden rivendicava gli attentati dell’11 settembre 2001, attaccava duramente la posizione assunta dall’amministrazione guidata da George Bush jr. – che quattro anni prima era stato attaccato dal democratico Thomas J. Connolly per esser stato multato per guida in stato di ebbrezza nel 1976 –  rispetto alla questione israelo-palestinese e ricordava ai cittadini statunitensi che «la vostra sicurezza è nelle vostre mani, non in quelle del presidente Bush, del candidato democratico John Kerry e di al-Qaeda». Le esternazioni del terrorista più famoso del mondo promettevano di richiamare l’attenzione generale sulla lotta al terrorismo e di raccogliere consensi attorno alla politica di limitazione delle libertà individuali in nome della sicurezza nazionale. È interessante notare a questo riguardo che, secondo, recente una inchiesta giornalistica, numerosi filmati ricondotti ad al-Qaeda erano in realtà stati fabbricati all’interno di una base statunitense in Iraq dall’agenzia britannica di pubbliche relazioni Bell Pottinger per conto del Pentagono, che versò alla società qualcosa come 540 milioni di dollari di onorario. Ad ogni modo, il principe saudita Bandar Bin Sultan, che veniva soprannominato ‘Bandar Bush’ per la sua intimità con la famiglia texana raggiunta mentre era ambasciatore saudita negli Usa, contribuì alla causa dei Bush tagliando arbitrariamente il prezzo del petrolio così da permettere al presidente uscente di rivendicare il merito di aver rafforzato l’economia degli Stati Uniti.

In queste ultime settimane si è assistito, come da copione, a un proliferare di October Surprise: dalla maxi-evasione fiscale e le battutacce a sfondo sessuale di Donald Trump alle e-mail segrete  e alla precaria salute di Hillary Clinton. Il tutto mentre Michael Moore finiva di confezionare ‘Trumpland‘, un documentario che, come ha dichiarato lo stesso regista, si propone di minare l’elezione di Trump a beneficio di Hillary Clinton. Ormai, l’October suprise è diventata una costante della politica statunitense.

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