giovedì, Aprile 25

Ocse a parte, dove sono le idee per la crescita? La politica economica di un Paese moderno non è fatta di risposte o di reazioni, ma di progetti, di prospettive, di futuro. Dov’è la politica, dove sono i progetti, dove sono le strategie, dove sono le risorse? ...

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Fa, devo dire, una certa impressione, una brutta impressione, leggere o meglio sentire degli sms e simili che si scambiano politici e politicanti vari con rappresentanti, ad esempio, dei corpi sociali. Roba da fidanzatini!

Mi riferisco allo scambio di messaggi tra Vincenzo Boccia e Luigi Di Maio e Matteo Salvini, quando la Confindustria ha reso noti i dati sulle previsioni di crescita del nostro Paese. I due, il primo forse in modo più scherzoso, il secondo sempre torvo, hanno entrambi ‘protestato’ per la pubblicazione di quei dati.
In entrambi i casi, Boccia poi ‘ha spiegato’. Come si fa a sottrarsi all’impressione di assistere ad una sceneggiata, ad un gioco delle parti. Gli industriali vogliono che sia aperto qualche cantiere in più per fare un po’ di soldi (e magari portare le proprie imprese all’estero o chiuderle), e i politici vogliono spendere meno soldi possibile, perché non ne hanno, lasciando che il popolo creda che ‘tutto va ben madama la Marchesa!’.

E non parliamo del rapporto Ocse sull’Italia presentato ieri, e relativi fuochi e fiamme ignoranti di M5S e Lega. Un rapporto che merita leggere.

E quindi, ora ci saranno le solite operazioni con nomi propagandistici, che sembrano (sembrano perché sono) inventati apposta per dare al popolo-bue la sensazione che si stia facendo qualcosa: il ‘decreto sblocca-cantieri’ e il ‘decreto crescita’. Belle parole bei titoli, come la ‘buona scuola’ e simili, ma sui contenuti tutto tace. A parte forse che, come si mormora, lo sblocca-cantieri sarà anche uno sblocca-controlli. È comprensibile che alla Confindustria piaccia, ma serve solo per tirare avanti, a quanto pare.
Perché è lo stesso Boccia che dice che ora si deve ‘reagire’, ‘rispondere’. Cioè si deve fare qualcosa per tamponare e per dare a vedere che si fa qualcosa.

Ma la politica economica di un Paese moderno non è fatta di risposte o di reazioni, ma di progetti, di prospettive, di futuro, e magari di rifiuto di reazioni ‘a caldo’ -tipo lo ‘sbotto’ di ieri dello stellino Di Maio al rapporto OCSE, ovviamente senza manco averlo letto -o, se lo ha letto non lo ha capito.

Bisogna fare delle scelte e iniziare a realizzarle con la certezza che se ne vedranno i risultati da qui a qualche anno. E qui casca l’asino.
Come si può mai pensare che un Governo in cui non solo si litiga su tutto (e che litiga con tutti) -questo sarebbe il meno, anzi, testimonierebbe di una reattività-, ma non si fa un progetto che sia uno, che abbia una prospettiva di oltre qualche mese. Sbloccare i cantieri, corruzione a parte, significa sbloccare i cantieri già aperti o in procinto di essere aperti, e quindi finanziarli, con quali soldi non è chiaro. Ma poi, anche quelli chiuderanno, e se non si pensa ora, oggi, a quello che si deve fare tra dieci anni, si continuerà ad andare avanti alla giornata.

Per di più in un Governo che sta in piedi solo per permettere ai due capataz di conquistare qualche voto in più, di avanzare o non arretrare troppo nei sondaggi. Entrambi, però, sanno benissimo -e credo che per incredibile che possa apparire è proprio Salvini, il più forte, ad esserne convinto- che andare alle elezioni oggi non conviene a nessuno dei due.

Io resto convinto (datemi del matto se volete) che la Lega ha raggiunto il top dei consensi, e che da ora in poi, magari lentamente, comincerà a perdere, se non altro perché gli amici settentrionali di Boccia cominciano ad averne abbastanza di un Governo che non investe un centesimo e non ha un’idea che sia una oltre a quella di maltrattare quanti più migranti possibile.

Forse mi sbaglio, ma l’altro giorno è accaduto un fatto del quale molto poco si è parlato: Luca Zaia è andato al Convegno di Verona (quello dei bacchettoni anti-donne, anti-divorzio, anti-aborto, ecc….) a fare un discorso molto pacato e serio. Per dirla nella terminologia dei nostri politicanti, si stasmarcandoda Salvini: se riesce a ‘portare a casa’ l’autonomia del Veneto, ho l’impressione che Salvini comincerà ad avere problemi seri di concorrenza interna. Zaia è più ‘civile’, indossa quasi sempre la cravatta, parla a bassa voce, ascolta o finge di ascoltare. In una parola: è rassicurante. Salvini ti propone di armarti fino ai denti per proteggerti, Zaia propone di proteggerti lui, e non è poco, e, rassicurando rassicurando, aggiunge: «Se al Congresso emergessero posizioni ultra conservatrici e medioevali, sarei io a fare piazza pulita. E credo che, dopo le polemiche, il Congresso abbia il dovere di essere ancora più chiaro. Sull’omofobia, sul ruolo della donna, e anche sulla legge 194. in Italia c’è una legge e non va toccata», e poi ha anche precisato che il suo patrocinio era per i temi ‘ufficiali’ del Convegno. Comunque, per Salvini, finché c’è Silvio Berlusconi, le elezioni sono, secondo me, escluse.

L’altro socio del Governo, ha le sue gatte da pelare, oltre a Dibba, che, in perfetto stile democristiano, gli sta facendo la guerra ‘tirandosi fuori da tutto’, insieme all’improvvisamente silenzioso Grillo. Gli resta solo Casaleggio, ma secondo me anche quello comincia a tentennare: non dico che sia fatto apposta, ma il mancato contributo di Di Maio alla Casaleggio, è un caso troppo casuale, per essere casuale!

Infine, è cominciato l’ennesimo tiro alla fune con Tria, che ‘fa il gufo’ anche lui, pare (e vorrei vedere!) ma si scontra con Giuseppe Conte. Uno scontro tra grandi davvero, sembra di sentire le sciabole che cozzano l’una contro l’altra e i cervelli che sprizzano scintille; certo fa un po’ dispiacere vedere che il Presidente del Consiglio, debba lasciare da parte il suo amato biliardo per perdere tempo a rispondere a Tria.
Ma certo, il problema c’è e non sarà marginale.

La Commissione sulle banche è presieduta da GianluigiParagone, uno che è una vita che strilla in continuazione, prima da leghista sfegatato ora da stellino ancora più sfegatato, e il gusto di fare un po’ la prima donna è certo che se lo toglierà; solo per questo Conte è intervenuto, ma dubito assai che abbia influenza su Paragone. E se scoppia la solita supercazzola (perché alla fine questo sarà, a parte la defenestrazione di Ignazio Visco, che del resto ha ancora pochi anni di carica se non sbaglio) Boccia e i suoi amici che faranno: diranno bravo Governo?

E così torniamo all’inizio. Dov’è la politica, dove sono i progetti, dove sono le strategie, dove sono le risorse?

E non parliamo del fatto forse più clamoroso di tutti: il reddito di cittadinanza viene richiesto più al Nord che al Sud. Che vuol dire, innanzitutto, che il vantaggio sperato da Di Maio sul meridione non ci sarà, e quindi da lì voti ne verranno pochi, come si è visto in Abruzzo, Sardegna e Basilicata.
Ma se è così, forse anche Di Maio potrebbe capire che il problema da risolvere subito, domattina, in Italia è quello delle tasse: non è che non le pagano in pochi, non le paga quasi nessuno. C’è qualcuno al Governo che ha idea di cosa fare e ha la capacità e il coraggio di fare? -oltre a dire che sono stati bravissimi ad incassare quattro soldi, derivanti da cose di cinque anni fa?
Con cento milioni di evasione fiscale all’anno bisogna, penso, fare sparire il contante e correre il rischio di permettere una detrazione fiscale integrale, eliminando magari tutte le altre.
Ma queste sono cose per esperti e politici lungimiranti: Tria e Conte?
Certo, il barone di Münchhausen arrivava sulla luna tirandosi per i capelli, hai visto mai!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.