domenica, Luglio 21

Obama: Hillary è il Presidente che ci serve Obama alla alla convention democratica per dare tutto l’appoggio possibile a Hillary Clinton

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Il discorso più atteso alla convention democratica non poteva che essere quello dell’attuale Presidente in carica: Barack Obama. Lui che nel 2008 sconfisse inaspettatamente Hillary Clinton alle primarie. Lui che oggi si trova investito del potere di conferire la consacrazione fondamentale, quella capace di spostare milioni di voti.
Obama si presenta a Philadelphia con un solo scopo: dare tutto l’appoggio possibile a Hillary Clinton. Senza se e senza ma: «È lei la persona adatta, l’ho vista lavorare al mio fianco, nessuno oggi è preparato quanto lei per guidare questo Paese. Hillary è una che vi difenderà, è una che non molla mai».

L’inquilino della Casa Bianca è approdato alla convention con l’ennesimo caso anomalo a gravare sulle sue spalle, ormai appesantite da due mandati alla presidenza. Ieri, infatti, è rimbalzato in ogni angolo del globo l’invito rivolto da Trump alla Russia di trovare le 30.000 mail della Clinton, quelle che non sono state divulgate al pubblico nell’ambito dell’inchiesta sull’uso improprio che la candidata democratica fece del suo indirizzo privato quando era segretario di Stato. Un caso senza precedenti che vede un candidato alla presidenza degli Stati Uniti chiedere apertamente aiuto agli 007 russi per ostacolare il cammino del proprio avversario. Un caso destinato a fare storia e riattizzare le preoccupazioni della deriva firmata Trump che l’America prenderebbe qualora il magnate newyorchese si trovasse ad essere il successore di Obama a novembre. Ed è lo stesso Obama ad ammettere che «tutto è possibile alle urne», rimarcando la sua preoccupazione e forse ammettendo per la prima volta a se stesso e al partito che Trump è una minaccia reale.

Urge, dunque, cambiare le prospettive: «L’America che io conosco è piena di coraggio, ottimismo, inventiva. L’America che io conosco è onesta e generosa. Certo, abbiamo le nostre preoccupazioni quotidiane, siamo frustrati dalla paralisi politica, spaventati dalle divisioni razziali, sconvolti e angosciati dalle follie di Orlando o di Nizza. Ci sono sacche del nostro Paese che non si sono riprese dalle chiusure di fabbriche; uomini che un tempo erano orgogliosi del loro duro lavoro con cui mantenevano le famiglie, e ora si sentono dimenticati. Genitori che si chiedono se i loro figli avranno le stesse opportunità che abbiamo avuto noi. Tutto questo è vero. La sfida è fare meglio; essere migliori. Ma attraversando il Paese, visitando tutti i 50 Stati, io ho visto anche quello che è giusto in America. Vedo quelli che lavorano duramente e creano nuove imprese; quelli che insegnano ai figli lo spirito di servizio per il Paese. Vedo una nuova generazione piena di energie e di idee nuove, che non si lascia condizionare dall’esistente, che è pronta a cogliere l’opportunità di un futuro migliore», dice il Presidente. Lo sforzo è chiaro: se Trump e i suoi nel corso della convention di Cleveland hanno voluto presentare un’America distopica, nel caos più totale, allo sbando e dilaniata da ogni genere di conflitto interno, Barack Obama sceglie la strada diametralmente opposta, e pone sotto un vero e proprio fascio di luce tutto quel che di positivo scorge nel suo Paese.

 

Fisiologico, dunque, l’endorsement a Hillary Clinton, lei che ha corso un pezzo di storia insieme al Presidente. «Sapete, non c’è nulla che ti prepari veramente per le sfide dello Studio Ovale. Finché non ti sei seduto dietro quella scrivania, non sai cosa significa affrontare una crisi globale o mandare dei giovani a combattere al fronte. Ma Hillary in quella stanza c’è stata, ha preso parte a quelle decisioni. Sa qual è la posta in gioco delle decisioni di Governo per le famiglie dei lavoratori, i pensionati, i piccoli imprenditori, i soldati, i reduci», dice Obama. E continua: «Anche nel mezzo di una crisi lei ascolta le persone, mantiene il sangue freddo, tratta tutti con rispetto. E per quanto sia alto il rischio di fallire, per quanto altri possano cercare di sconfiggerla, lei non molla mai. Questa è la Hillary che io conosco. È la Hillary che ho finito per ammirare. Ecco perché io posso dire con fiducia che non c’è mai stato un uomo o una donna così preparati quanto lei a fare il Presidente degli Stati Uniti».

E quello che molti già definiscono il discorso di Obama più bello di sempre, trova vivace e speranzosa accoglienza anche sui social, in primis da parte della first lady Michelle Obama:

L’endorsement di Obama potrebbe pesare come un macigno sull’ago della bilancia di queste elezioni anomale. Certo, Obama opera una scelta che non può non odorare di egoismo. Con la Clinton alla Casa Bianca, la sua eredità -o parte di essa- sarebbe salva. L’ex Segretario di Stato probabilmente si collocherebbe lungo una scia di ripresa e miglioramento delle riforme volute dal Presidente, in primis Obamacare. Il 44esimo Presidente non dovrebbe assistere da lontano al lento smantellamento di tutti i suoi sforzi, come del resto lui stesso ha fatto con quelli di George W. Bush appena insediato alla Casa Bianca.

E non v’è dubbio che una possibile presidenza Trump desti non poche perplessità in ogni parte del mondo, figurarsi proprio tra le mura di 1600 Pennsylvania Avenue. E la tensione è palpabile se si pensa che ieri sera il Presidente ha accostato nella stessa condanna «fascisti, jihadisti e demagoghi nostrani».
Obama guarda con preoccupazione a novembre, alla segretezza e agli sconvolgimenti dell’urna elettorale, e sceglie l’unica via percorribile: battersi per il candidato che, ad oggi, non rappresenta una concreta minaccia alla democrazia.

 

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