lunedì, Ottobre 26

Nuovo Direttore Generale Esa: abbia il coraggio delle proprie scelte Molti, troppi rumors disturbanti. Si millantano più candidature nazionali: un diversivo che svilisce le speranze di successo dell’Italia. Occorre designare una figura professionale dal più alto profilo

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La scadenza è al termine di questo mese, anche se la nomina avverrà presumibilmente entro fine anno. Ma l‘indiscrezione sulla corsa alla candidatura per il vertice dell’Agenzia Spaziale Europea non se l’è fatta sfuggire ‘la Repubblica’; che il richiamo sia di una fonte spagnola o di qualcuno dei più ossequiosi stakeholder del quotidiano romano non lo sappiamo. Di certo osserviamo che già sono iniziate le prime importunità. E ancora le carte per le applicazioni non sono state presentate.

Ora, l’Esa è un’agenzia che riveste un ruolo di estrema importanza nella società perchè la sua funzione determina il programma spaziale dell’Europa, che attua attraverso progetti di esplorazione dell’universo e sviluppo sia di tecnologie che di servizi satellitari. I nostri Lettori ricorderanno che ce ne siamo occupati frequentemente, e ci siamo occupati anche di questo cambio di guardia.

Noi riteniamo che nel prossimo mandato l’Italia possa ambire alla posizione apicale dell’Esa, essendo il terzo Paese in termini di contribuzione (15,9%), dopo Germania (22,9%) e Francia (18,5%). In dettaglio l’ente ultimamente è stato capeggiato prima dal francese Jean-Jacques Dordain, dal luglio 2003 al giugno 2015 e passato poi al tedesco Johann-Dietrich Wörner dal 2015 fino alla sua scadenza, che avverrà nel 2021. Dunque una fisiologica alternanza con l’Italia è plausibile.

Non ci piace fare anticipazioni: quelle le lasciamo ai giornali blasonati, che probabilmente indicano alcuni immaginabili aspiranti per incrementare il numero di copie vendute, provando così a manovrare il consenso di un’opinione pubblica ignara. Ma invece ci soffermiamo su qualche considerazione ponendo poi il giudizio a chi gode di quel dono raro che è il buon senso.

Dirigere l’Esa non è cosa facile, né bastano come credenziali aver soggiornato a bordo della Stazione Spaziale per una decina di giorni -quello è lavoro apprezzatissimo di astronauti e non di amministratori-, o aver partecipato senza molta fortuna a qualche competizione elettorale. Esa è un’organizzazione composta da 22 Nazioni europee, con circa 2.200 dipendenti, per lo più scienziati e ingegneri. Se poi contiamo i contractors che svolgono le funzioni assegnate, l’organico supera le 5.000 unità. L’impegno finanziario è di circa sei miliardi di euro all’anno, per costruire una sempre più solida porta di accesso allo spazio per l’Europa, con la mission di sviluppare le capacità spaziali e garantire che gli investimenti effettuati servano a produrre ricadute importanti principalmente per i cittadini europei.
Dunque, il ruolo del DG dell’Esa non è genuinamente quello di occupare un posto di comando, e se è vero che gli è necessaria la più ampia conoscenza del settore, al futuro leader dello spazio europeo occorrono doti molto alte di diplomazia, di padronanza di geopolitica e la conoscenza di tutti quei meccanismi che regolano i negoziati internazionali, tipici di chi ha spiccata esperienza di guida di agenzie mondiali. E prima ancora, una rete di conoscenze che consenta una continuità di relazioni internazionali.

A quanto si percepisce, si sono avanzate diverse proposte dai Paesi membri. Improponibili le ambizioni di Nazioni che non hanno alcuna storia spaziale o che dispongono nei propri confini di impianti di modeste proporzioni. La dinamica della tecnologia e la crisi sanitaria che ha colpito il mondo oggi sono due esempi che fanno comprendere quanto non si possa permettere l’architettura di percorsi di mera speculazione finanziaria con l’esclusione di traiettorie industriali, necessarie a qualsiasi ambizione di ripartenza economica.

L’Italia da parte sua, invece, può vantare una realtà molto solida nel campo spaziale, sia a livello di produzioni, parte delle quali rappresentano lo stato dell’arte mondiale, che in ambito di fatturato e di occupazione. E pur tuttavia il nostro sistema è ancora molto fragile, distratto da lotte intestine senza contenuti, da opposizioni implementate con ideologie improvvisate piuttosto che su programmi di lungo respiro. E puntellato di un provincialismo di base che limita la visione internazionale ad un ruolo più rappresentativo che di opportunità per il proprio sviluppo. Un Paese a rischio che su queste basi può essere messo facilmente a tappeto da Nazioni più forti o da staterelli che rappresentano labili emanazioni di un potere piuttosto occulto.

Un altro punto di rischio è che, sempre secondo quei fastidiosi rumors, si millantano più candidature nazionali: un diversivo che svilisce le speranze di successo e riporta quella che può essere una straordinaria opportunità a una inconsistente competizione per l’accaparramento di uno status di prestigio.
Pertanto, proprio per soffocare le fin troppe dicerie di inefficienza, occorre designare una figura professionale dal più alto profilo, in grado di dominare senza esitazioni le più complesse difficoltà che si presentano in questo ruolo.

Servono alleanze concrete, non stridenti con gli equilibri consolidati dalla storia e dalla convenienza di singoli interessi, evitando sprechi e contrapposizioni che sono sempre sfavorevoli a ogni sviluppo congruente.

Noi siamo convinti che la struttura governativa che in questo momento sta guidando lo spazio possa avere il potere e la capacità di sgomberare ogni dubbio dalla atavica indecisione italica e proporre un’unica candidatura nazionale, che sia capace e in grado di raccogliere la sfida.
È necessario affidare il mandato a un professionista che abbia tutti i requisiti per guidare l’Esa, con idee innovative e adeguate al faticoso momento storico che ci avviamo a vivere.
Lo affermiamo senza alcuna ossequiosità, ma nella consapevolezza di aver già visto l’istituzione -molto recentemente- schierata nella difesa del settore, con sostituzioni improvvise, necessarie e mirate alla protezione di realtà che stavano mostrando pericolose derive.

Per parte nostra, infine, riteniamo che un direttore generale dell’Esa con un forte spirito internazionale e che abbia la convinzione che la cooperazione tra gli Stati sia fondamentale, consentirà dei forti passi in avanti a tutto il comparto spaziale europeo.
Se questi poi fosse italiano, la sua determinazione permetterà al nostro Paese di posizionarsi nello spazio al livello che gli compete, rafforzandone la credibilità politica. Elemento di cui ne abbiamo un gran bisogno.

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