mercoledì, Luglio 17

I nuovi scenari urbani: la guerra in città

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A fine febbraio la BAC (Brigata anti-criminalità) francese ha acquistato circa 200 il fucile d’assalto G36. La BAC è un servizio della polizia nazionale francese appartenente alla Direzione centrale della Pubblica Sicurezza. I membri operano più frequentemente in abiti civili e con auto civetta e sono specializzati in interventi in ambienti urbani.

La notizia potrebbe apparire di secondaria importanza e inerente esclusivamente a un normale processo di ammodernamento dell’arsenale, ma non è assolutamente così.

Prima di tutto il G36 è un fucile d’assalto per uso militare calibro 5,56mm NATO prodotto dalla tedesca Heckler & Koch a partire dal 1996, con una cadenza di fuoco di circa 700 colpi al minuto per una gittata massima di 800m circa. Come si legge sulla pagina ufficiale del produttore l’arma «è ideale per operazioni di fanteria a piedi, per scontri a fuoco ravvicinati grazie all’ottima maneggiabilità, peso e potenza di fuoco ma anche per campi di tiro più lunghi grazie al rapido, accurato e penetrante colpo singolo». Infatti, il G36 è dal 1997 l’arma in dotazione alla Bundeswehr (le Forze Armate tedesche) e ha accompagnato i soldati tedeschi nelle varie missioni di questi ultimi anni dal Kosovo all’Afghanistan. Proprio, però, in questo teatro si sono riscontrati alcuni problemi di inceppamento principalmente dovuti all’impiego prolungato, ovvero in casi di scontri a fuoco sostenuti l’arma si surriscalda e si inceppa. Benché questo fatto fosse noto tra le Forze armate tedesche dal 2011 soltanto tra il 2014 e il 2015 la notizia è filtrata scatenando un vero polverone mediatico in Germania.

Oltre, quindi, a essere un’arma adottata da una ventina di eserciti in giro per il mondo, è anche un’arma impiegata da molte forze di Polizia e unità anti-terrorismo e qui si apre la seconda riflessione. Il fatto che unità della Polizia francese abbiano deciso di dotarsi di 204 G36 per armare il BAC a Parigi è un chiaro segnale di unalesson learnedda parte dei francesi a seguito degli attacchi contro ‘Charlie Hebdo‘ il 7 gennaio 2015 e quelli del 13 novembre 2015. In tali circostanze e in possibili scenari futuri, la potenza di fuoco degli assalitori basata su armi da guerra come l’AK-47 è decisamente elevata e simile a quella di unità militari, mentre quella delle forze di Polizia si è dimostrata inferiore. Per sopperire a tale deficit è stato appunto adottato il G36 che, quindi, insieme all’impiego di migliori protezioni contro le armi da fuoco, rappresenta un primo passo verso la consapevolezza e la realizzazione dei rischi sempre crescenti che le grandi metropoli, e in genere lo spazio urbano, presentano nel XXI secolo.

Il ruolo centrale degli spazi urbani nei conflitti del XXI secolo è ormai testimoniato da un’enorme letteratura specialistica sul tema ed è inestricabilmente legato ad alcuni fattori tipici del nostro tempo. Primo fra tutti la constatazione che a partire dal 2010 circa la maggioranza della popolazione mondiale vive in città, il che conseguentemente sposta all’interno di spazi urbani, spesso fuori dal controllo delle forze di sicurezza, con pochi servizi e degradati (le banlieue francesi ne sono un esempio, ma non dimentichiamoci dell’italiana Scampia, piuttosto che della crescita esponenziale di megalopoli in paesi con gradi di sviluppo molto più bassi come per esempio in Africa), enormi masse di persone con pochi legami, scarse risorse e senza impiego. L’espansione fisica degli spazi urbani a discapito di quelli rurali e l’enorme quantità di persone lì presenti fa sì che scenari di conflitti urbani siano quanto mai probabili. Un secondo elemento è il fatto che queste mega-città (ovvero agglomerati urbani oltre i 10 milioni di abitanti) sono dislocate nelle cosiddette aree litoranee, ovvero in prossimità di mari o oceani. Il Mediterraneo, da questo punto di vista, è un’area particolarmente interessante.

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