martedì, Ottobre 27

Nuovi robot per sostituire i minatori in fondo al mare Sempre più automazione per soddisfare le voraci industrie moderne, affamate di materie prime a prezzi sempre più competitivi

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Avvalerci di tanti strumenti che hanno al loro interno almeno una piccola parte componentistica elettronica non è più una novità, al contrario al giorno d’oggi praticamente tutti consideriamo l’alta tecnologia come un compagno di vita irrinunciabile. È indubbio che l’avvento di circuiti stampati e processori sempre più performanti abbia semplificato tantissime cose, ma non mancano le conseguenze ad alto impatto ambientale.

Già in tempi non troppo sospetti ci eravamo occupati del dilagare della presenza della Cina in Africa, con la convinzione ancora oggi imperante in Occidente che sia solo per un mero sfruttamento di quel continente. È di certo giustificato pensare che questa convinzione abbia un fondamento di verità, in quanto la Cina come fabbrica del mondo ha fame di materie prime del continente nero.

Coloro che si occupano di recensire i dispositivi smart per cercotech.it affermano che un telefono cellulare può racchiudere in sé fino a 40 elementi della tavola periodica. Circa il 20% del peso di questi dispositivi è in metallo, in particolare rame, ma non mancano nemmeno l’oro, l’argento, l’alluminio, il cobalto, il nichel, il litio e il palladio. La vita utile di questo tipo di apparecchiature può raggiungere due anni fa. Per il computer, questo termine è una media di quattro anni. Da qui discende anche l’importanza dei comportamenti dei clienti per un consumo consapevole, che non si fermi a valutare solo il prezzo ma anche il livello qualitativo per una vita utile il più lunga possibile.

Per via degli elevati ritmi di produzione di dispositivi Hi-Tech, che devono soddisfare anche la crescente domanda dei mercati emergenti, la scienza mineraria si sta spingendo sempre più oltre nella ricerca di nuove riserve di materia che siano più competitive per i costi in termini di procedure estrattive e minore rischio per i lavoratori.

La nuova frontiera delle esplorazioni subacquee anche per studi utili all’attività aerospaziale sembra dare la risposta all’enorme richiesta di materie prime, mediante la loro estrazione in acque profonde. Verso questa direzione vanno i robot Velox della statunitense Pliant Energy Systems, che stanno nascendo dalla collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology di Boston.

Le due entità sono partite dai robot esistenti che sono stati concepiti in maniera somigliante ad una manta senza testa per questioni di idrodinamicità, per giungere alla realizzazione dei robot minatori sottomarini di nuova generazione. Si chiameranno C-Ray, avranno una dimensione mediamente più grande dei robot Velox e saranno dotati di ogni strumento: rilevatore di metalli, telecamere per una visione a 360° nel buio delle profondità e sofisticati computer di bordo per coadiuvare i piloti umani nella navigazione e esplorazione di ambienti così ostici.

L’obiettivo di questi pionieri dell’esplorazione mineraria sottomarina a grande profondità prevede entro pochi anni di poter ‘sguinzagliare’  branchi di C-Ray semiautonomi, coordinati grazie all’intelligenza artificiale. Perlustreranno il fondo marino cercando depositi superficiali di materiali preziosi (detti noduli polimetallici) e li faranno arrivare in superficie per fortuna tedesca industriale tramite la risalita di speciali ceste contenitive, teoricamente con un minore impatto negativo sull’ambiente.

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