martedì, Luglio 7

Nuovi e vecchi equilibri della regione del Mediterraneo .2

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Questa situazione di instabilità trae origine sia dalle tre diverse identità che avevamo individuato nella prima parte di questa riflessione (religiosa, etnica e tribale) sia dagli scontri di carattere più prettamente politico ed economico che possiamo individuare all’interno della regione del Mediterraneo. Cercare di tracciare con chiarezza tutto ciò non è per nulla semplice, ma possiamo semplificare il quadro individuando almeno quattro diversi assi regionali di conflitto non omogenei al loro interno che intrecciandosi e scontrandosi danno vita poi all’attuale situazione di instabilità.

Il primo è il cosiddetto asse di resistenza guidato dall’Iran, e a cui la Russia ha dato il suo appoggio seppur solo parziale. Questo asse ha in sostanza tre dimensioni: politica (ovvero l’ambizione dell’Iran a diventare potenza guida nel nuovo Medio Oriente); settaria con l’idea di difendere nella regione le minoranze sciite; ideologica, la missione di difendere il Medio Oriente dalle influenze occidentali.

Il secondo asse è quello degli stati sunniti ed è guidato in particolare dall’Arabia Saudita. Anche in questo caso possiamo identificare tre dimensioni che in sostanza sono l’esatto contrario delle precedenti legate all’Iran: lotta egemonica nella regione a difesa dei vecchi equilibri e quindi in aperta opposizione all’Iran; la difesa dei gruppi sunniti; alleanza con l’Occidente da parte degli stati del Golfo Un terzo asse è rappresentano dai Fratelli musulmani che sono ormai un attore centrale nella regione e sono sovvenzionati specialmente da Turchia e Qatar e giocano un ruolo importante in alcuni paesi come Egitto e Libia. Infine, il quarto asse è sicuramente quello più eterogeneo ed è composto dai diversi gruppi salafiti come IS, al-Qaeda e tutti i loro epigoni e alleati locali.

Questi quattro assi di certo non esauriscono le cause dei conflitti della regione del Mediterraneo, ma aiutano a spiegare in modo sintetico le dinamiche geopolitiche in atto a cui poi vanno ovviamente sommati gli interessi nell’area di vari paesi europei (primi fra tutti Francia Gran Bretagna e Italia), della Russia che solo parzialmente appoggia il disegno iraniano, della Cina e ovviamente degli Stati Uniti. Bisogna, inoltre, ricordare che questi quattro assi, a esclusione di quello guidato dall’Iran, sono molto frammentati al loro interno. Comprendono paesi e attori non statuali con agende politiche diverse e quindi obiettivi diversi. Il quarto che comprende i gruppi salafiti, per esempio, li considera omogenei ma in realtà tra IS e al-Qaeda si registrano non solo in Siria scontri aperti e cruenti per il controllo di determinate aree e di certo questi gruppi non condividono strategie ne militari ne mediatiche. Infine, in alcune aree, come ad esempio la Libia, l’asse iraniano gioca un ruolo del tutto secondario così come la spaccatura tra sunniti e sciiti (che non sono presenti nell’area) su cui IS aveva, invece, basato tutta la sua campagna in Syraq.

Con questo e con il precedente articolo si è cercato di fare luce e di dare una spiegazione il più possibile chiara di quali siano le dinamiche conflittuali, sociali e geopolitiche che hanno minato alla base l’ordine politico della regione del Mediterraneo. Ne emerge un’immagine alquanto eterogenea e complessa con varie dinamiche all’opera che agiscono in svariati modi su una serie di attori locali che è decisamente più ampia di quanto possa emergere da queste breve analisi. Ciò deve far riflettere molto bene sulla complessità dei problemi geopolitici che abbiamo di fronte, ma serve anche per andare oltre la semplice analisi. La regione del Mediterraneo appare ormai frammentata o in corso di frammentazione, nuovi attori e nuove agende politiche stanno emergendo e consolidandosi. Pensare di tornare allo status quo ante è pura utopia geopolitica, per cui serve ragionare sul futuro e intravedere una nuova mappa della regione.

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