sabato, Luglio 20

Nuovi e vecchi equilibri della regione del Mediterraneo .2

0
1 2


Nella prima parte di questa riflessione sull’area del Mediterraneo ci eravamo focalizzati sulle strutture politiche (lo stato moderno di stampo occidentale) che avevano retto l’ordine nella regione nel corso del XX secolo e sulle identità religiose, etniche e tribali che, invece, oggi hanno fatto collassare quel sistema e stanno dando vita a un nuovo ordine, che però sembra ancora al di là da venire. In questa seconda parte sposteremo l’attenzione da un lato su quali siano, o possano essere, le strutture politiche attuali della regione e dall’altro sulle linee di conflitto principali che scaturiscono da quelle nuove identità che abbiamo delineato.

Al momento il fronte sud ed est della regione del Mediterraneo si caratterizza per la compresenza di almeno tre diverse tipologie di organizzazione politica che almeno parzialmente si rifanno ancora al tradizionale e occidentale concetto di stato, anche se ciò non significa minimamente che quelle istituzioni siano portatori di stabilità, anzi.

Il primo modello è, infatti, quello dei cosiddetti stati falliti. Definire accuratamente come e quando si possa etichettare uno Stato come fallito non è compito facile, ma in modo sintetico si può dire che ciò avviene quando uno stato perde il controllo su parti sostanziali del proprio territorio. Purtroppo come è noto nella regione del Mediterraneo stati falliti o che stanno fallendo sono molti. Gli esempi più noti sono sicuramente quelli di Siria e Libia (senza dimenticare lo Yemen un po’ più lontano e parte sostanziale dell’Africa Sub sahariana), ma anche paesi come l’Iraq non vanno ignorati. In particolare quest’ultimo pur riuscendo a riconquistare molti dei territori, ma non tutti, che lo Stato Islamico aveva conquistato nel 2014, deve fare i conti con una crisi politica endemica testimoniata sia dai recenti attacchi alla Green Zone di Baghdad sia dallo scontro sempre più profondo tra sunniti e sciiti e dalla situazione del Kurdistan a nord ormai quasi del tutto indipendente che non solo politicamente minaccia la secessione ma che a livello politico e militare è ormai appoggiato da vari Paesi occidentali (tra cui anche l’Italia che a Erbil ha dispiegato addestratori e militari impegnati in operazioni di soccorso e recupero). Dal mio punto di vista, dunque, l’Iraq è a tutti gli effetti uno stato fallito seppur in modo diverso rispetto ad altri.

Un secondo modello è quello degli stati più o meno funzionanti come ad esempio Arabia SauditaEgittoAlgeriaLibano. Questi paesi controllano il loro territorio, ma in misura diversa sono minacciati al loro interno o da cellule islamiste molto forti e radicate o da conflitti settari che rischiano di far esplodere l’ordine costituito. L’esempio maggiore è sicuramente quello dell’Egitto che tra colpi di stato legati alle Primavere arabe e conflitti interni portati avanti dai Fratelli Musulmani o da ISIS in Sinai sta vivendo un periodo particolarmente difficile. Non meno stabili e sicure, seppur con dinamiche interne diverse, sono le situazioni di Algeria e Tunisia.

Infine, dobbiamo ricordare il nuovo modello di organizzazione politica portato avanti da IS con il suo Califfato. Certo l’IS è in ritirata su tutto il fronte iracheno, ha perso molto terreno e sicuramente anche appeal rispetto a un anno fa, ma resta ancora in controllo di vaste aree rurali e di città importanti come Mosul. Non va inoltre dimenticato che ormai è fortemente radicato sia in Sinai, dove conduce regolarmente attacchi contro le forze di sicurezza egiziane e dove a ottobre era riuscito a portare a termine l’abbattimento di un aereo; sia in Libia dove controlla alcune aree della costa.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore