giovedì, Luglio 2

Nuovi e vecchi equilibri della regione del Mediterraneo .1 field_506ffb1d3dbe2

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La prima e forse più ovvia identità è quella legata alla religione. L’Islam è un fortissimo elemento di identità tra le popolazioni arabe che si sentono oppresse nei vari Paesi o discriminate se si tratta di comunità emigrate in Europa. Bisogna però distinguere varie anime di questa identità. Nel contesto attuale l’esempio più noto è ovviamente lo Stato Islamico (ISIS) che ha fatto della sharia e della storia dell’Islam il suo cavallo di battaglia, rispolverando il concetto di Califfato. Non vanno però dimenticati altri gruppi salafiti estremamente violenti come ad esempio al-Qaeda (e le sue varie ramificazioni come al-Nusra in Siria). Sempre legati a una ‘riscoperta’ delle radici religiose vanno poi ricordati altri due elementi. I Fratelli Musulmani fondati nel 1928 rappresentano una delle più importanti organizzazioni islamiste internazionali con un approccio di tipo politico all’Islam e sono diffusi soprattutto in Egitto e in Palestina. Malgrado la loro violenza non sia paragonabile a ISIS sono considerati da vari governi dell’area (Bahrain, Egitto, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti) come elementi destabilizzatori e quindi etichettati come terroristi. Al contrario Turchia e Qatar sono tra i maggiori finanziatori del gruppo. Il secondo elemento riguarda, invece, proprio la Turchia dove negli ultimi anni il governo di Erdogan si è sempre più distinto per una spinta non solo espansionistica nell’area, ma anche marcatamente islamica in netto contrasto con la tradizione laica della Turchia moderna voluta da Ataturk. Un’altra anima di questa ‘riscoperta’ religiosa è legata al conflitto settario fortissimo in Iraq, ma presente anche in altre aree come la Siria, l’Arabia Saudita, il Libano, tra gruppi sunniti e sciiti. Storicamente le due comunità hanno vissuto per lunghi periodi in pace, ma oggi è su questa spaccatura che gruppi come l’ISIS riescono a fare breccia.

La seconda identità che riemerge nel contesto geopolitico attuale è quella legata al concetto di etnia. L’Europa durante la guerra nella ex Jugoslavia aveva visto da vicino quali forze ataviche poteva sollevare questo concetto che ora ritroviamo all’opera nell’intera area del Mediterraneo. L’esempio più noto e con ripercussioni geopolitiche più profonde è sicuramente quello che vede protagonisti i curdi. Ormai il Kurdistan iracheno si può considerare una regione (un proto-stato?) autonoma e indipendente anche se formalmente non riconosciuta a livello internazionale. I curdi siriani hanno liberato intere aree che non è difficile pensare in un futuro unite a quelle irachene. Tutto ciò non può che spaventare profondamente la Turchia che da sempre si è opposta a tali riconoscimenti e che, infatti, negli ultimi mesi si è trovata, anche per suoi errori di calcolo politici, a dover affrontare una nuova ondata di attacchi condotti dal PKK curdo nelle regioni meridionali. Tale instabilità da parte di un membro Nato già colluso con l’ISIS non può certo essere un segnale positivo in una regione decisamente instabile.

Infine, la terza forma di identità è quella legata alle tribù. Tale forma sociale è in alcune aree del Mediterraneo il nucleo principale di aggregazione e storicamente ha sempre giocato un ruolo centrale. L’esempio classico è quello delle tribù sunnite della regione di al-Anbar che tra il 2003 e il 2006 appoggiarono gli estremisti di Al-Qaeda in Iraq per poi passare in parte dalla parte americana e del governo di Baghdad permettendo così al surge del generale Petraeus di cogliere importanti successi proprio grazie alla perfetta conoscenza dei legami sociali e del campo di battaglia che questi elementi avevano portato. Il legame con le tribù locali è stato poi determinante per l’avanzata di ISIS nel 2014 sempre in Iraq. Anche in Libia le varie tribù sono elementi chiave sia per spiegare la situazione frammentaria del paese sia per capire come eventualmente intervenire, chi appoggiare e quindi farsi un’idea chiara della reale cartina politica dell’area.

Queste tre diverse forme di identità, che possono anche sovrapporsi fra loro, hanno ormai minato alla base il vecchio ordine geopolitico del fronte sud ed est dell’area del Mediterraneo basato sul concetto di Stato. Nella seconda parte di questa riflessione vedremo come esse, insieme a forti interessi politici ed economici, stiano plasmando nuove forme organizzative, sfere di influenza e quindi stiano dando vita a un nuovo ordine geopolitico. Per il momento però ci sembra giusto ricordare che i sommovimenti scatenati dal riemergere di queste entità abbiano ormai eroso in maniera radicale i vecchi equilibri in ampi settori del Mediterraneo, rischiando di fare altrettanto in altri che al momento sembrano più stabili, e che il processo di frammentazione ben visibile in Siria, Iraq, Libia (e allargando un po’ lo sguardo in Yemen) è un processo irreversibile. La sistemazione geopolitica del Mediterraneo del XX secolo è ormai crollata, non verrà ripristinata perché le idee politiche sono mutate e quelle nuove si basano su concetti culturali e su attori molto diversi. La sfida è semmai riuscire a intravedere, nel marasma odierno, le linee di sviluppo future.

 

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