mercoledì, Luglio 17

Nuovi e vecchi equilibri della regione del Mediterraneo .1 field_506ffb1d3dbe2

0
1 2


Recentemente, il 16 maggio, si è ricordato il centenario dell’accordo Sykes-Picot, un patto segreto, che prende il nome dei due diplomatici che lo stipularono, tra i governi del Regno Unito e della Francia. L’accordo definiva le rispettive sfere di influenza nel Medio Oriente nel caso di sconfitta dell’impero ottomano nella prima guerra mondiale. In modo semplicistico possiamo dire che con quel trattato nasceva il Medio Oriente così come lo conosciamo noi oggi (ad esclusione ovviamente dello stato di Israele che verrà poi fondato a seguito della seconda guerra mondiale) con alcune sfere di influenza che vedevano gli inglesi controllare l’attuale Iraq, Giordania, Palestina e Arabia Saudita e i francesi il Libano e la Siria. Insieme, alla guerra italiana in Libia (1911) e alle precedenti conquiste francesi e spagnole in nord Africa durante il XIX secolo si delineò in quel 1916 l’attuale conformazione geopolitica della regione del Mediterraneo. Un ordinamento politico che malgrado le crisi e le guerre successive ha retto almeno fino ai primi anni del XXI secolo.

Oggi, però, la situazione è molto diversa e decisamente fluida. Le ragioni sono innumerevoli e vanno da quelle storiche a quelle politiche con nuovi attori e interessi a quelle economiche e culturali. Alla base di tutto c’è un problema che riguarda la relazione tra spazi politici e relativi progetti politici legati ad attori regionali.

Il problema risiede nel fatto che la sistemazione geopolitica del Mediterraneo nata con la prima guerra mondiale si basava sulla forma Stato, ovvero il territorio fu diviso con confini (più o meno fittizi) e furono così create delle organizzazioni politiche basate sull’esempio moderno ed europeo dello Stato nazionale con precisi confini. È su questi tre ultimi aggettivi che serve focalizzare la nostra attenzione: moderno, europeo, nazionale.

Lo Stato come noi lo conosciamo è una forma di organizzazione politica che nasce nel contesto politico europeo, e dunque prettamente occidentale, con tutti i suoi presupposti storico-politici del XV e XVI secolo. È in quel periodo storico che alcuni sovrani in Europa riescono a realizzare, attraverso varie politiche, quello che poi Weber individuò come il nucleo vero dell’essere Stato, ovvero il ‘monopolio della coercizione fisica legittima’ all’interno dei propri confini riconosciuti. Tra la fine del XVIII secolo e nel corso del XIX secolo, poi, a questa definizione si sommò l’idea di nazione, altro concetto prettamente europeo e occidentale legato alle storie, tradizioni, lingua e cultura dei vari popoli. Quella che per noi è l’unica forma possibile di organizzazione politica, lo Stato, fuori dall’Europa (e per estensione quei territori profondamente colonizzati dagli europei come le Americhe o l’Australia) è in realtà un concetto politico estraneo alle culture locali e basato su categorie politiche e identità che non appartengono a quelle regioni e popoli.

L’area del Mediterraneo basata su quella tipologia di stato ha retto finché da un lato il sistema internazionale lo permetteva e dall’altro finché alla guida di alcune di quelle aree erano rimasti personaggi figli di un periodo storico in cui l’influenza occidentale, magari mal digerita, era comunque forte. Oggi è la situazione è molto diversa.

Lo stato di stampo occidentale e legato ai confini disegnati nei primi anni del XX secolo si è dissolto (si pensi alla Libia, alla Siria, all’Iraq, ma anche seppur in modo minore a Libano, Egitto) lasciando spazio a nuove entità e diverse idee politiche. In particolare il venir meno delle identità nazionali ha aperto la via al riemergere di identità diverse che sembravano sopite e soprattutto possiamo individuare tre diverse identità che oggi, in modi e tempistiche diversi, e spesso anche in conflitto tra loro, giocano un ruolo centrale nei conflitti dell’area del Mediterraneo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore