venerdì, Agosto 14

‘Nuove’ rotte migratorie: Italia in allarme La Tunisia si presta oggi a diventare il nuovo canale della mobilità ‘a tutti i costi’ dei migranti economici

0
1 2


A meno di una settimana dalla celebrazione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, l’effetto di dirottamento dei flussi provocato dalla chiusura della rotta libica sembrerebbe direttamente collegato ai nuovi naufragi. Eppure, nel caso tunisino ci sarebbero elementi di novità.

Intanto ecco il bilancio dell’ultimo incidente, che ha visto avvicendarsi nei soccorsi militari tunisini, motovedette della nostra Guardia Costiera e navi maltesi responsabili del coordinamento: 8 morti, circa 40 superstiti e un numero di dispersi compreso tra i 20 e i 30 individui.

Alle 2 del mattino di ieri, nelle acque al largo delle isole di Kerkennah, nella zona di ricerca e soccorso maltese, una nave della Marina militare tunisina ha speronato un peschereccio non identificato, che procedeva a luci spente trasportando 70 persone di cittadinanza tunisina (secondo i dati del Ministero della Difesa). L’imbarcazione, salpata da Sfax, era diretta verso le coste agrigentine.
Per la sua posizione geografica, la Tunisia -un Paese che ha fatto da ponte con il nostro favorendo una mobilità economica e culturale- si presta oggi a diventare il nuovo canale della mobilitàa tutti i costi’, dove sopravvivere è un’eventualità, in fin dei conti, estranea alle logiche subite e dipende dalla combinazione di fattori incalcolabili? Del resto, nessuna delle parti che fanno accordi su come contenere il fenomeno migratorio ignora che, se esistono flussi di persone che attraversano l’Africa diretti verso il Mediterraneo, ‘tapparela rotta principale -esito della ‘campagna’ libica condotta dal Ministro Marco Minnitinon significa arrestarli.
Premesso che gli arrivi dalla Libia, benché fortemente ridotti, continuano a verificarsi, il traffico si alimenta attraverso una rete capace di ramificarsi per tutto il Nordafrica, dove si rinnovano le dinamiche del controllo e del transito illegale lungo canali alternativi. Per chi riesce a passarlo, a Ovest del confine libico (cioè in Tunisia, Algeria e Marocco) si incontrano, più che gommoni, imbarcazioni di legno più facili a confondersi e dirette verso la Spagna  -che, secondo l’OIM, tra gennaio e luglio di quest’anno ha visto triplicare gli arrivi sulle sue coste- , la Sicilia e la Sardegna. Peraltro, in fatto di numeri, il divario tra Spagna e Italia resta difficilmente comparabile: al mese di agosto, risultavano rispettivamente 8385 persone contro 96861.

Settembre è stato un mesecaldoper la Sardegna: gli sbarchi provenienti dall’Algeria (arrivi a più riprese nel Cagliaritano, nel mese di agosto; 160 persone il 26 settembre nel Sulcis) hanno destato le preoccupazioni del Governatore Francesco Pigliaru che, a inizio settembre, ha invitato Minniti a estendere la procedura adottata con la Libia anche all’Algeria, mediante un «forte e costante raccordo» con le autorità di quel Paese. Senza ritardo, Minniti e il suo omologo algerino, Noureddine Bedoui, si sono riuniti ad Algeri per concordare di rafforzare la cooperazione in materia di immigrazione illegale. Finora, a quanto pare, i propositi bilaterali non hanno prodotto esiti significativi. In una seconda lettera, Pigliaru ha richiesto la necessità di «azioni concrete ed urgenti» capaci di «garantire l’immediato rimpatrio e, al contempo, rinforzare la presenza delle forze di polizia nelle aree di approdo».

Con l’autunno, la stretta stipulata con le fazioni libiche non vale a tener lontani i ‘fantasmi’: ricompare l’emergenza, di fronte alla flessibilità del business criminale incistato in un cambiamento storico, sociale e demografico di dimensioni intercontinentali. «Fantasma» sono anche denominati gli sbarchi che avvengono in Sicilia, soprattutto sulle coste intorno ad Agrigento. Anche il peschereccio involontariamente affondato ieri dalla Marina di Tunisi sarebbe probabilmente approdato, senza rumore, sulle spiagge siciliane e i passeggeri si sarebbero dispersi in direzione della stazione ferroviaria o di un luogo dove passare inosservati.

La ‘novitàdi questi sbarchi consisterebbe nella cittadinanza dei passeggeri (tutti o quasi tutti tunisini), e nella condizione socio-economica che, fatti salvi i parametri legati al rispettivo contesto geopolitico, li accomuna a quello di tanti europei: giovani disoccupati, in cerca di opportunità. Giovani che rispondono alla crisi nel proprio Paese cercando il ‘diritto di fuga’, per trovarsi invece a contrattare con gli scafisti, in acque dove oggi tentano di portare soccorso le navi di Ong come Sea Eye o Sos Méditerranée, allontanate dalla Libia. Ricorrendo a un distinguo caro al Presidente francese Emmanuel Macron, che ha finito per incidere, con varie forzature e semplificazioni, sul sistema di accoglienza degli Stati europei, si tratterebbesoltantodi «migranti economici». Resta, poi, il fatto che sarebbe difficile, almeno finora, raggiungere le coste tunisine per chi sopravvive alla traversata del Sahara per cadere in forme di sfruttamento lavorativo o finire in un centro di detenzione libico non riconosciuto. Alcuni -pochi- tentano il viaggio sulle coste a Est di Tripoli, lontano dai centri maggiori.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.