venerdì, Aprile 26

Nuova Zelanda: in quel Tweet (mancato) tutto il governicchio Conte Alle 13.40 locali, l'1.40 da noi, in Nuova Zelanda vengono massacrate 49 persone; il governicchio italiano, noto per il suo attivismo sui social, interviene dopo le 12.00

0

Attenzione, istruzioni per l’uso delle righe che seguono: non si intende giudicare o valutare o esprimere giudizi politici. Anzi, sono certo che il fatto che mi accingo a commentare brevemente non ha alcun significato politico, e men che mai umanitario.

Quindi, direte, vuoi dire che è ‘meno’ grave di quanto non appaia, che è poco rilevante o altro? No. Esattamente l’opposto.
Voglio dire che è la misura della pochezza, della irrilevanza umana, della nullità spirituale di coloro i quali sto per nominare; voglio dire che è lo spirito della ‘medietà’, dell’essere qui e lì, del voler dire e non voler dire, del volersi mantenere in mezzo e a mezzo di opposte ‘pulsioni’ e della mediocrità. Voglio dire, insomma, che è una cosa ‘soltanto’ disgustosa, e tanto più disgustosa perché potrebbe (anche se certo non lo è) essere solo effetto di sciatteria, superficialità, grossolanità umana, indifferenza, ignoranza, in una parola mancanza di senso umano.

Mi riferisco, alle ore 12.00 del giorno 15 Marzo 2019, o meglio di ciò che non è successo fino a quell’ora da parte di alcuni personaggi che affermano di essere ilGoverno italiano’. Mi riferisco, insomma, al fatto che a quell’ora, ancora nessuno del nostroGovernoaveva trovato il modo di dire una parola di condanna, di compianto, di preoccupazione, di critica per l’attentato in Nuova Zelanda, con tanto di riferimento, sarebbe bastato questo a fare saltare sulla sedia qualunque governante degno di questo nome, a quel tale ben noto (e che se ne vanta) in Italia per il suo odio razziale. Ricordo che l’attentato si era consumato alle ore 13.40 locali, l’1.40 da noi -verso le 3 le agenzie hanno iniziato battere la notizia.

È fuori di dubbio, che tutte le dichiarazioni di Capi di Stato e di Governo sono nulla di più che dichiarazioni sostanzialmente rituali, sono, per così dire, ‘atti dovuti’, come le condoglianze quando muore qualcuno, magari un ‘amico’ lontano, un atto, appunto, dovuto, ma che si fa perché sidevefare, per dimostrare di esistere, di avere una anima o almeno una coscienza o di ‘dovere’ fare finta di averla.

I messaggi di cordoglio e partecipazione di altri, certamente sono rituali, magari scritti dall’ultimo dipendente della segreteria dell’autore del messaggio, ma ci sono. I nostri governanti no, non ci sono, non ne hanno avuto il tempo … fino alle 12.05, quando appare un tweet di devastante pochezza.

 

Si legge: il ‘vile’ attentato, perché, ci sono attentati coraggiosi? ‘Persone ‘inermi’ colpite … perché se erano armate cambiava qualcosa? Ma poi che significa ‘inermi’? è ovvio, mica siamo nel periodo della corsa all’oro in Oklahoma (o dove diavolo mai vi sia stata) tra gente che si ammazzava a vista per una ‘pepita’ o magari per un mulo. La ‘gente in preghiera’ perché se erano a un ballo in maschera cosa cambia?

Invero anche Sergio Mattarella attende. Attende, forse (?), il Presidente del Consiglio, ma almeno include una frase che (credo) Conte non potrebbe né saprebbe dire e dalla quale certo nulla ‘trae’, figuriamoci: «Parole violente inducono alla violenza e la violenza ne chiama altra in una spirale distruttiva che può coinvolgere la civiltà», mi sbaglierò, ma, una volta di più, chi ha orecchie per intendere intenda, … anche se mi sembra che al Governo servirebbe d’urgenza un buon otorino.

Possibile che tutti i grandi e pagatissimi comunicatori amici e non di questo governicchio, non riescano a trovare una parola in più, diversa, attenta, di partecipazione e preoccupazione … vere!

Perché, vedete, è solo questo il punto. L’indifferenza concreta, la sciatteria!

Poi, certo, ci sarà da chiedersi se anche gli altri sono così sciatti e indifferenti. Ma anche qui cosa cambierebbe? Se Tizio è sciatto più di me, mica ciò riduce la mia di sciatteria.
Se uno, poi, dovesse pensare, che certi silenzi sono dovuti aprecauzionidiplomatiche intergovernative, ci sarebbe davvero da disperarsi. Ma io spero di no, voglio sperare di no anche se lo temo fortemente, anzi, ne sono certo.

Il fatto è che questa superficialità, questa indifferenza, questo disprezzo non è solo di chi materialmente crede di governare, ma dell’intero ceto politico che lo determina. Un ceto di politicanti ormai tutto immerso in una lotta furibonda e propagandistica per il potere, in vista delle elezioni europee.
Propagandistica, sì, perché la mia impressione (forse sbagliata, ma non credo) è, come ho più volte detto, che i litigi, siano appunto solo ‘litigi’: fasulli, destinati solo a guadagnare le prime pagine dei giornali, per guadagnare, attraverso quelle prime pagine e le frasi smozzicate e allusive che vi compaiono, qualche voto in più. E ormai non si guarda più ai contenuti (ammesso e non concesso che ve ne siano), ma solo alla ricerca di un consenso, di chiunque purché lo dia o si speri che lo dia fino a Maggio, poi non è importante ciò che accadrà. Oggi si devono ‘prendere’ tutti i voti che si riesce a prendere, dovunque e comunque, a qualunque prezzo e quindi senza una ‘linea’.
Tutto si riduce alla prima pagina: oggi si cercano i voti di quel gruppo lì, magari sparuto, domani di quell’altro là, altrettanto sparuto, magari nemico del primo. Solo elemento comune il linguaggio rozzo e brutale, volgare.

Cito solo un caso, perché il disgusto mi prende e anche perché quella affermazione è caduta nel benevolo silenzio della stampa e dei commentatori forse perché l’autore è particolarmente violento, anche se si usa dire ‘arguto’! Mi riferisco a Beppe Grillo, il ‘garante’ (?) che a proposito della scarsità di domande del reddito di cittadinanza in Calabria, non sa trovare altro da dire che ciò certo dipende dal fatto che lì si lavora molto in nero e si è dipendenti della ‘ndrangheta.
Come è arguto costui! Come sono arguti costoro!
Vergogna!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.