martedì, Marzo 19

Nuova Zelanda: cannabis, il referendum si avvicina? Il governo discute sull' opportunità di un voto nel 2019 o nel 2020. Intanto il mercato neozelandese cresce

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Il 2019 potrebbe essere l’anno in cui i cittadini della Nuova Zelanda saranno chiamati alle urne sul referendum per la legalizzazione della cannabis. Al momento, l’uso è disciplinato dalla legge sull’abuso di droghe del 1975, che rende illegale il possesso non autorizzato di qualsiasi quantità di cannabis il cui uso è diffuso, al momento, tra il 13,4% delle persone di età compresa tra i 16 e i 64 anni su oltre 4 milioni. La legge prevede severe punizioni anche per il solo utilizzo di marijuana con pene fino a tre mesi di reclusione e multe di 500 dollari neozelandesi (pari a circa 300 euro), la coltivazione con un massimo di 7 anni di carcere e lo spaccio con 8 anni di pena massima. Ancora più rigide le pene inflitte per la preparazione e lo spaccio di derivato della cannabis per i quali si può incorrere in 15 anni di reclusione.

Nell’ottobre 2017, a seguito dell’ arrivo al governo di una coalizione formata da Socialisti, Verdi e New Zealand First guidata dal primo ministro Jacinda Ardern, i Verdi hanno annunciato un referendum nazionale sulla legalità della cannabis per uso sia medico che personale, che si terrà entro il 2020, entro la fine della legislatura. Questo era, tra l’ altro, parte dell’ accordo di governo.

«Durante la campagna ho sempre detto che non credo che le persone dovrebbero essere imprigionate per l’uso personale di cannabis. D’altro canto, ho anche delle preoccupazioni nei confronti dell’accesso dei giovani a una sostanza che può provocare danni» disse la premier Ardern.

Intervistato dalla CNBC, Ross Bell, direttore esecutivo della New Zealand Drug Foundation, ha affermato che nei sondaggi da loro condotti il 65% dei neozelandesi è favorevole a cambiare la legge e che è venuto il tempo di un «nuovo sguardo verso la politica sulle droghe». Inoltre, secondo Bell, l’attuale modello canadese di regolamentazione della cannabis potrebbe essere un buon punto di partenza anche per la Nuova Zelanda.

La discussione al momento riguarderebbe l’opportunità di sottoporre al voto la questione insieme alle elezioni parlamentari nel 2020, oppure già il prossimo anno. I favorevoli alla seconda ipotesi sostengono che, nonostante i risparmi di un voto unificato, la campagna elettorale del 2020 finirebbe per essere troppo influenzata dal referendum, lasciano poco spazio alle questioni più importanti. Sulla base di queste riflessioni, si sta diffondendo nel governo, come testimoniato a Radio New Zealand dal  Ministro della Giustizia della Nuova Zelanda, Andrew Little, l’ ipotesi di anticipare il voto referendario al 2019.

Sempre a Radio New Zealand Chloe Swarbrick, parlamentare 23enne dei Verdi, ha dichiarato che la formulazione del referendum deve ancora essere discussa così come dovrebbe esserlo una proposta di regolamentazione in parlamento prima del referendum. Questione centrale se si vuole dare la possibilità ai cittadini di esprimersi correttamente su un quesito altrettanto corretto e completo dal punto di vista del contenuto anche se, sfortunatamente, il referendum per legalizzare la cannabis in Nuova Zelanda non sarà vincolante: questo significa che il governo potrebbe non seguire la volontà degli elettori. «Voglio dire, non c’è molto motivo per tenere un referendum se non si presta attenzione al risultato» ha ribadito un altro leader del Partito dei Verdi, James Shaw. Di opinione simile, nonostante non abbia voluto rivelare per quale opzione voterebbe, Winston Peters, leader di New Zealand First: «Quello che voglio fare è dare alle persone la scelta democratica e non farle imporre come tante di queste questioni sociali da un gruppo di politici temporaneamente autorizzati».

Il sostegno alla riforma della legge sulla cannabis è aumentato in Nuova Zelanda negli ultimi anni. Questa tendenza tende a crescere quando si parla dell’uso medicinale. Secondo alcuni sondaggi, il 59% dei neozelandesi ritiene che dovrebbe essere legale, il 22% ne sostiene la depenalizzazione, mentre solo il 15% sarebbe a favore di continuare a considerarla illegale.

In Parlamento, i Verdi detengono 8 dei 120 seggi e costituiscono un pilastro della coalizione di governo con i laburisti e il partito populista New Zealand First. Chlöe Swarbrick, membro del partito dei Verdi, è stata ed è una dei protagonisti del forte impulso a questo referendum, ma già prima dell’ inizio delle legislatura, aveva fatto approvare una legge sulla legalizzazione della cannabis medica. «È qualcosa su cui i Verdi si sono battuti per decenni, insieme al resto delle nostre politiche basate sull’evidenza, perché la guerra alla droga è peggiore di un miserabile fallimento – è un danno moltiplicato», ha affermato la Swarbrick in un’intervista.

Lo scorso ottobre, la Nuova Zelanda ha compiuto un piccolo passo verso la legalizzazione della cannabis medica lo scorso anno, quando il Ministero della Salute ha autorizzato i medici a prescrivere prodotti CBD. Secondo Swarbrick, una legge sulla cannabis medica limitata «è passata in prima lettura ed è attualmente all’esame del comitato di selezione sanitaria», ma non ha dubbi la parlamentare dei Verdi che il progetto potrebbe essere approvato già entro la fine dell’ anno. L’olio di CBD prodotto in Canada è stato approvato per l’importazione. Il prezzo, tuttavia, è proibitivo e molti pazienti sono in attesa del passaggio del conto della marijuana medica.

Swarbrick non si nasconde nel riconoscere i limiti del disegno di legge: innanzitutto, non contiene disposizioni per l’uso della cannabis erbacea o per la coltivazione domestica e poi non stabilisce i termini per un programma di marijuana medica, ma incarica il ministero della salute di farlo. Ma Swarbrick nutre la speranza per l’uso erbaceo e la coltivazione domestica “potenzialmente esplorata e implementata dal Ministero della Salute attraverso i suoi poteri delegati”.

La campagna di marijuana medica di Rose Renton, che vive nella città di Nelson, nell’Isola del Sud, è tra coloro che hanno contribuito a fare pressione sulla questione della cannabis legale in Nuova Zelanda. Si battuta a tal punto che rischia fino a 14 anni di carcere per aver fornito a pazienti con dolore cronico prodotti CBD da lei stessa prodotti. Per lei il problema è stato prima di di tutto personale visto che suo figlio, Alex, fu il primo neozelandese a essere trattato con olio di CBD. Morì a luglio 2015 dopo essere stato ricoverato in uno per un prolungato ‘stato epilettico’. Perciò, l’anno scorso la Renton ha presentato al Parlamento una petizione con quasi 18.000 firme che chiedevano accesso legale, sicuro ed economico alla cannabis medicinale. «Il prossimo appuntamento in tribunale è ad agosto, e il processo sembra probabile in primavera» ha spiegato l’ attivista.

Parlando con Cannabis Now, colui che difende in tribunale Rose, Abe Gray, ha sostenuto che i problemi riguardano lo status quo: «I prodotti CBD importati disponibili limitati tendono ad essere costosi e sono disponibili pochi sussidi. Anche se abbiamo coltivato in licenza i coltivatori di canapa per molti anni, non è stato loro permesso di usare il loro raccolto per scopi medicinali. Il governo della Nuova Zelanda è attualmente in una modalità di recupero. Nel frattempo i nostri malati e morenti stanno aspettando speranzosi».

Già nel 2001, un parlamentare del Partito dei Verdi, Nandor Tanczos, portò avanti la causa della depenalizzazione della cannabis. Su sua richiesta, il comitato di selezione sanitaria del parlamento aprì una “inchiesta sulla cannabis” che ha effettivamente prodotto raccomandazioni per la depenalizzazione della pianta. Ma il tentativo dei Verdi fallì nel 2002. Nonostante ciò, Tanczos ha comunque ispirato una generazione di attivisti della cannabis, tra cui Abe Gray, un uomo nato negli Stati Uniti che ora è il curatore del Whakamana (‘whaka’, in lingua maori, vuol dire ripristino mentre ‘mana’ rispetto) Cannabis Museum nella città di Dunedin, nell’Isola del Sud. Abe si è detto convinto che con il ritorno dei Verdi al governo questa volta la legalizzazione potrebbe essere più vicina.

Ma questo sarebbe un bene anche per l’ economia: infatti, si stima che entro il 2024 il mercato globale della cannabis legale valga circa 90 miliardi di dollari. La Hikurangi Cannabis Company sta già coltivando canapa in Ruatoria con licenza del Ministero della Salute, producendo 3000 kg di prodotti di cannabis farmaceutico il prossimo anno ed ha firmato una lettera di intenti con la ditta statunitense Rhizo Sciences per produrre 12 tonnellate di prodotti di cannabis di qualità farmaceutica da esportare nei prossimi quattro anni. Un accordo da 160 milioni di dollari che potrebbe far conseguire un grande impulso a Gisborne e alla costa orientale. L’amministratore delegato di Hikurangi Cannabis, Manu Caddy, ha detto che l’accordo è un’ancora di salvezza per la regione che ha pochi prodotti di alto valore e livelli di disoccupazione ben al di sopra della media nazionale: «Siamo molto entusiasti dell’impatto di questo nuovo settore per le nostre comunità sulla costa e per la Nuova Zelanda nel suo insieme». «La Nuova Zelanda ha una grande opportunità per sviluppare l’alta industria della canapa del CBD e diventare un produttore leader a livello mondiale», ha precisato il co-fondatore e vice presidente di Rhizo Sciences, Dallas McMillan. Un grande sviluppo lo sta avendo anche la Helius Therapeutics di Paul Manning che sostiene che le barriere alle importazioni sono significative e che ci vorranno più di 5 milioni di dollari solo per installare l’impianto necessario.

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