venerdì, Maggio 29

Nuova provocazione di Pyongyang: ancora un test balistico

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Ancora una volta la Corea del Nord sfida la comunità internazionale.
Alle 05.39, ora di Pyongyang, un missile balistico si è levato dalla zona nord-orientale del Paese e ha percorso all’incirca quattrocentocinquanta chilometri per poi cadere nel Mar del Giappone. Immediatamente è scattato l’allarme a Seul e a Tokyo.
A Seul, il nuovo Presidente, Moon Jae-In, ha convocato il Consiglio di Sicurezza Nazionale per organizzare la difesa contro un eventuale attacco di Pyongyang. L’atteggiamento del dittatore del nord, Kim Jong-Un, rappresenta un problema per Moon: nel programma del nuovo Presidente della Corea del Sud, infatti, c’è anche la riapertura dei canali di dialogo e sostegno umanitario con l’altra parte del confine. Per il momento, però, non sembra che da nord arrivino segni di interesse per le aperture di Seul.
Da Tokyo, il Primo Ministro Shinzo Abe ha dichiarato che il missile ha rappresentato una minaccia per navi ed aerei giapponesi e che il Governo nipponico agirà con decisione assieme agli alleati statunitensi per far cessare le continue violazioni delle risoluzioni della comunità internazionale da parte di Pyongyang.
Da parte russa, invece, se da un lato è arrivata la ferma condanna per l’ennesimo test nord-coreano, dall’altro è giunto anche l’invito a tutte le parti in causa a rispondere con calma e razionalità. Il riferimento alle ormai tre portaerei statunitensi che incrociano davanti alle coste coreane sembra evidente.

Il Comando Militare USA nel Pacifico ha fatto sapere che il missile non ha rappresentato una minaccia per le coste nord-americane e che è stato tracciato per ben sei minuti dai sistemi di difesa anti-missile. Nonostante ciò, l’attenzione per le continue minacce nord-coreane non viene abbassata: il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato tempestivamente informato del nuovo test di Pyonyang.
Eppure, per il Presidente Trump, la delicata situazione sul “fronte asiatico” potrebbe passare in secondo piano a causa dei problemi che al momento lo affliggono “in casa”: il suo strettissimo consigliere, nonché genero, Jared Kushner è stato convocato dalla Commissione che sta indagando sul cosiddetto Russiagate. Le accuse per Kushner sono di aver tentato di avviare un canale diretto e privato con il Cremlino. Ufficialmente, Trump sta difendendo il proprio genero ma, di fatto, i rapporti tra i due sembrano essersi raffreddati da un po’ di tempo a questa parte. Kushner, che fino a poco tempo fa era considerato potentissimo ed inattaccabile, tanto da aver avuto un ruolo chiave nelle dimissioni di Steve Bannon e Sean Spicer, sembra essere caduto in disgrazia dopo il licenziamento del capo dell’FBI James Comey da parte di Trump. I rapporti tra Trump e i russi, d’altronde, sono da molto tempo soggetti critiche e dubbi, e non solo da parte dell’opposizione democratica: il Senatore repubblicano John McCain, in un’intervista ad una emittente australiana, ha dichiarato che i tentativi russi di influire sul risultato delle elezioni statunitensi sono più pericolosi delle minacce terroristiche del califfato islamico poiché tendono a colpire le basi stesse su cui si fonda il sistema politico del Paese.
Per ora Trump si limita a sostenere, almeno formalmente, il suo consigliere e genero, a esaltare la sua riforma fiscale che, a suo dire, farà risparmiare molto denaro a tutti e, come al solito, ad attaccare i media tradizionali che costruirebbero notizie false per impedire ai cittadini statunitensi di conoscere la verità: tutto questo lo ha scritto su Twitter, un mezzo che, permettendogli di comunicare direttamente con l’elettorato e di saltare a pie’ pari il momento della critica giornalistica, è stato determinante per la sua vittoria.
Oltre a questi problemi di natura interna e a quelli dovuti all’atteggiamento aggressivo della Corea del Nord, Trump deve fronteggiare altri problemi di natura internazionale: i rapporti degli Stati Uniti con l’Unione Europea, con l’Iran e con la Cina non sono dei migliori.
Dopo il G7 di Taormina, in cui il Presidente USA ha tenuto un atteggiamento piuttosto disinteressato e per nulla disposto ad ascoltare le posizioni degli altri sei compagni di vertice, i rapporti con l’Unione Europea si erano un po’ freddati fino ad arrivare alle dichiarazioni della Cancelliera tedesca Angela Merkel che esortava i Paesi dell’UE a non fare più affidamento sugli USA, oramai inaffidabili. Oggi, le parole della Portavoce della Commissione Europea, Margaritis Schinas, hanno tentato di riportare la situazione ad un’atmosfera più distesa: la posizione del Presidente della Commisione, Jean-Claude Junker, è quella di un’Europa aperta a tutti coloro che saranno disposti a collaborare seriamente. Anche il capo dei servizi segreti tedeschi, Hans-Georg Maasse, ha definito indispensabile la collaborazione tra le agenzie statunitensi, europee e tedesche.
Se i rapporti con l’Unione Europea sembrano tornare a livelli ordinari, la questione è differente per quanto riguarda Iran e Cina: dopo il viaggio di Trump a Riad, in Arabia Saudita, il Governo di Teheran accusa gli USA di aver un atteggiamento ambiguo sul terrorismo. I rapporti tra Arabia Saudita, sunnita, ed Iran, sciita, sono sempre stati duri e la netta presa di posizione a favore di Riad da parte di Trump non poteva che provocare la reazione di Teheran.
La tensione con Pechino, invece, è salita dopo che aerei spia e imbarcazioni della Marina Militare USA avrebbero invaso lo spazio aereo e le acque territoriali cinesi nei pressi di alcune isole contese tra Cina e Filippine, le Spratly. Il Ministro della Difesa cinese, Wu Qian, ha dichiarato che tali violazioni della sovranità territoriale della Repubblica Popolare non sono tollerabili e ha invitato gli Stati Uniti ad avere un comportamento più responsabile.

In Gran Bretagna, continuano le indagini sulla cellula terroristica che ha organizzato l’attentato di Manchester: oggi è stato arrestato un altro uomo, il dodicesimo. Inoltre, vengono alla luce nuovi particolari sulla famiglia dell’attentatore: figlio di un oppositore e combattente contro il regime di Gheddafi, avrebbe un fratello che stava progettando un attentato contro l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Martin Kobler.
Per quanto riguarda i rapporti con l’Unione Europea, il Governo di Londra tenta di ammorbidire i toni duri che sono usciti dal G7. Arrivato a Taormina determinata a negoziare immediatamente i rapporti finanziari con l’UE, prima ancora delle condizioni per l’uscita della Gran Bretagna, il Primo Ministro inglese, Theresa May, si è trovata di fronte al netto rifiuto da parte sia del Presidente francese, Emmanuel Macron, che della Cancelliera tedesca, Angela Merkel. Oggi, per bocca del Ministro degli Interni, Amber Rudd, il Londra tenta di rassicurare i Paesi UE, ed in particolar modo la Germania, sul futuro dei rapporti dell’Inghilterra con gli ex-compagni di viaggio europei.
Sul fronte interno, questa sera ci sarà un confronto televisivo tra il Primo Ministro conservatore Theresa May e lo sfidante nelle prossime elezioni, il laburista James Corbyn. Si tratta dell’unico confronto televisivo, seppure non diretto, dato che i candidati risponderanno a delle domande poste dal pubblico: la May, infatti, ha rifiutato il confronto diretto. Il Primo Ministro, in vista delle trattative con Bruxelles per l’uscita dall’Unione Europea, ha indetto elezioni anticipate: i sondaggi, infatti, davano i conservatori in netto vantaggio e la May sperava in una netta vittoria che le permettesse di trattare da una posizione di forza. Negli ultimi giorni, però, Corbyn è stato in grado di spostare l’accento dalla Brexit alle politiche economiche e sociali del Governo May recuperando, in questo modo, molti punti: gli ultimi sondaggi, danno i conservatori al 43-45% e i laburisti al 35-38%. A questo punto, è probabile che May tenterà di riportare il discorso sui temi nazionalisti della Brexit.

Intanto, dall’altra parte della Manica, si è svolto oggi l’incontro tra il presidente della Repubblica Francese, Emmanuela Macron, e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.
L’incontro è avvenuto a Versailles, per l’inaugurazione di una mostra sullo Zar Pietro il Grande. Macron ha dichiarato di aver affrontato tutti i temi caldi che separano la Russia dall’Unione Europea: dall’Ucraina alla Crimea, dalla Siria ai diritti degli omosessuali.
Su Ucraina e Crimea restano le differenze ma, i due Presidenti si sono impegnati a formare un tavolo di discussione franco-russo al fine di trovare una soluzione alla crisi.
Sulla questione siriana, invece, Macron e Putin si sono detti d’accordo nel considerare prioritaria la lotta al terrorismo e, per questo, hanno stabilito la necessità di scambiarsi informazioni a riguardo. Per il momento, quindi, la Francia rinuncia a ipotizzare scenari per il dopo-Assad: nonostante ciò, l’utilizzo di armi chimiche è considerato come un punto di non ritorno che richiederà l’intervento immediato a prescindere da chi sarà a farne uso.
Inoltre, il Presidente francese ha dichiarato che il suo Governo vigilerà sul rispetto dei diritti degli omosessuali nei territori della Federazione Russa: sulla questione, Macron avrebbe ricevuto la rassicurazione di aggiornamenti costanti da parte di Putin.
Infine, Macron ha espresso un duro giudizio sulle agenzie di stampa russe, Sputnik e Russia Today, che durante la campagna elettorale avrebbero diffuso false notizie al fine di influenzare la scelta degli elettori francesi.
Nonostante le differenze di vedute su alcuni punti, Macron ha giudicato costruttivo il vertice e ha ricevuto l’invito di Putin a Mosca.
Nel frattempo, si prepara alle elezioni legislative dell’11 giugno. Per ora, il suo partito, La République En Marche!, risulta in testa nei sondaggi con il 31%; il Front National sarebbe al 19% e Les Républicains al 18%; non sembra arrestarsi la crisi delle sinistre con La France Insoumise in calo, al 14%, e il Parti Socialiste fermo al 7%.

La lotta al terrorismo è stata anche al centro di altri colloqui della diplomazia russa: oggi, il Ministro degli Esteri, Sergeij Lavrov, e il Ministro della Difesa, Sergeij Šoigu, sono attualmente in visita in Egitto e stanno affrontando con i rappresentanti del Cairo le questioni riguardanti gli atti di terrorismo contro i copti e la situazione in Libia.
Nel frattempo, all’interno, l’oppositore Alekseij Naval’nij ha indetto una manifestazione di protesta contro il Governo per il 12 giugno e ha dichiarato che scenderà in piazza anche senza l’autorizzazione della prefettura. L’ultima volta, questo gli era valso l’arresto e la condanna al pagamento di una pesante multa.
Il Patriarca della Chiesa Ortodossa Russa, Kiril, si è inoltre espresso contro quelle leggi che, in molti Paesi europei, hanno legalizzato i matrimoni tra persone omosessuali. Secondo il Patriarca, queste leggi infrangono le leggi della natura e sono paragonabili alle leggi imposte dai nazisti. Non c’è dubbio che queste dichiarazioni faranno discutere, soprattutto in un Paese in cui gli omosessuali sono soggetti a grandi vessazioni e a continue violazioni dei diritti civili.

Sul fronte mediorientale, l’Unione Europea ha rinnovato le sanzioni per il regime siriano di Bashar al-Assad: la decisione è dettata dal perdurare della repressione del Governo di Damasco contro la popolazione civile. L’ambasciatore siriano in Europa ha condannato duramente la decisione della Commissione.
Nel frattempo, truppe governative hanno ripreso il controllo dell’autostrada che collega Damasco a Palmira.

In Iraq, le forze della coalizione che combattono contro Daesh hanno sferrato un’offensiva contro i quartieri settentrionali di Mosul arrivano quasi a completare la riconquista della Cittadella, nonostante la presenza di numerosi cecchini e l’utilizzo di auto-bombe da parte dei miliziani islamici.
Le milizie popolari a maggioranza sciita, invece, sarebbero avanzate ad ovest della città fino a giungere nei pressi del confine siriano.

In Libia, dopo le incursioni dell’aviazione egiziana dei giorni scorsi, il Governo di Tobruk, guidato dal Generale Khalifa Haftar, ha ripreso a bombardare la città di Derna dove si troverebbero gruppi vicini ad al-Qaeda. Haftar ha anche accusato il Qatar di sostenere economicamente alcuni gruppi terroristici sul territorio libico.

Nelle Filippine si registrano scontri armati nella città di Marawi con gruppi di fondamentalisti islamici appartenti al gruppo Maute, che ha dichiarato la formazione di uno stato islamico nel Paese: si contano già una ventina di vittime tra i civili.

In Brasile, il Presidente Michel Temer ha licenziato il Ministro della Giustizia, Osmar Serraglio, e lo ha sostituito con il Ministro alla Trasparenza, Torquato Jardim. Non è chiaro il motivo della scelta di Temer, ma pare che Serraglio sia implicato in un grande scandalo di corruzione. Secondo alcuni oppositori, invece, si tratterebbe di una mossa per allentare la tensione alla quale è sottoposto il Governo che, ogni giorno, deve affrontare imponenti manifestazioni di piazza.

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