venerdì, Dicembre 13

Nuova Lega Anseatica: l’altro fronte interno alla UE Il gruppo di Paesi capitanati dall'Olanda è un contraltare a Visegrád e colpisce la UE dal fronte opposto

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È stata definita Nuova Lega Anseatica o Lega Anseatica 2.0, con riferimento a quell’alleanza di Città Stato, soprattutto tedesche, che tra il XII e il XVI secolo costituì un monopolio del commercio marittimo che andava da Novgorod (attualmente in Russia) fino al Canale della Manica, ponendo le basi delle prime forme di Capitalismo.

Le analogie tra il nuovo gruppo informale interno all’Unione Europea e l’antica alleanza di Città Stato germaniche in effetti ci sono, a cominciare da una visione concentrata sugli aspetti economici a scapito di quelli politici e giuridici.

Il gruppo, che si riunisce per una cena informale una volta al mese per concordare delle linee comuni da tenere durante le riunioni della Commissione Europea, comprende Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lettonia ed Estonia. Il ruolo dominante lo gioca Amsterdam; in particolare, il Primo Ministro olandese, Mark Rutte, e il suo Volkspartij voor Vrijheid en Democratie (VVD: Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia). Si tratta di un partito che porta avanti posizioni della Destra liberale. Rutte, Primo Ministro del Regno dei Paesi bassi dal 2010, ha dimostrato di essere un politico abile nel creare e gestire difficili alleanze, essendo stato a capo di un Governo con il sostegno dell’Estrema-Destra, prima, e di un Governo di larga coalizione (dai liberali oltranzisti alla Destra cristiana conservatrice), poi.

La stessa abilità è stata utile al Primo Ministro olandese per costituire un gruppo informale molto ampio: otto Paesi accomunati soprattutto dalla visione assolutamente rigorista della linea economica della UE. Il punto principale su cui insistono i membri del gruppo della Lega Anseatica 2.0, infatti, è la richiesta di una riforma che aumenti i poteri del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES, o in inglese, European Stability Mechanism: ESM): in questo modo, secondo le richieste degli anseatici, si aumenteranno le responsabilità dei singoli Paesi in caso di perdite economiche; di conseguenza, le perdite verrebbero ad influire direttamente sulle tasche dei cittadini.

Sostenitori di una visione assolutamente liberista della UE, i Paesi della Nuova Lega Anseatica vogliono un’Europa esclusivamente economica, in cui i singoli Stati mantengano la loro indipendenza politica ma, allo stesso tempo, siano strettamente tenuti al rispetto delle regole sull’equilibrio dei propri bilanci: una visione molto simile a quella di cui, fino al 2016, era stata paladina la Gran Bretagna. Con l’uscita di Londra dalla UE, i Paesi Bassi hanno raccolto il testimone della linea rigorista opponendosi, prima agli interventi in sostegno delle economie più colpite dalla crisi economica del 2008 (Grecia, Italia, Spagna, ma anche di quell’Irlanda che ora fa parte del gruppo rigorista), poi ad ogni proposta di passi avanti nel processo di integrazione europea.

Contrari ad una vera Unione Europea, i Paesi della Lega Anseatica 2.0 sono una sorta di contraltare al gruppo dei Paesi di Visegrád (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia). Rispetto al gruppo capitanato dal Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán, e ai suoi simpatizzanti italiani ed austriaci, gli anseatici non pongono l’accento su questioni identitarie e, soprattutto a causa della propria posizione geografica, non fanno della lotta all’immigrazione uno dei loro punti fermi: la Lega Anseatica 2.0 evita gli accenti nazionalisti e xenofobi tipici dei Governi di Budapest, Varsavia, Vienna o Roma.

Nonostante le differenze, però, la nuova Ansa condivide con Visegrád l’assoluta contrarietà rispetto ad una vera integrazione politica europea. Mentre Visegrád racchiude le posizioni espresse dai gruppi cosiddetti ‘sovranisti’ ed anti-europei e dalla parte più conservatrice del Partito Popolare Europeo (PPE), la Nuova Lega Anseatica si posizione piuttosto sulla linea dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l’Europa (ALDE) e della parte più moderata del PPE.

Non è un caso che le posizioni della Lega Anseatica 2.0 abbiano intercettato le simpatie dell’Austria, vicina al gruppo di Orbán, e addirittura di Repubblica Ceca e Slovacchia che, pur all’interno del Gruppo di Visegrád, portano avanti le posizioni più moderate.

C’è poi da tener presente l’atteggiamento della Germania che, se da un lato, assieme alla Francia, rappresenta il principale fautore di una maggiore integrazione politica della UE, dall’altro non ha mai nascosto un certo rigorismo. Questo contrasto è evidente nella disputa interna al partito che ha guidato il Paese negli ultimi anni, la Christlich Demokratische Union Deutschlands (CDU: Unione Cristiano-Democratica di Germania). All’interno della CDU, infatti, vi sono due fazioni molto differenti tra loro: da un lato c’è quella più europeista, guidata dal Cancelliere Angela Merkel, dall’altro c’è quella del rigore, rappresentata dall’ex-Ministro delle Finanze ed attuale Presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble, politico di lungo corso che, nonostante gli scandali per corruzione negli anni ’90, è tuttora uno dei pezzi grossi del partito.

L’atteggiamento ambiguo del Governo tedesco è lo specchio dell’atteggiamento ambiguo del PPE, diviso tra posizioni moderate della Merkel e quelle estremiste di Orbán. Nella situazione attuale, l’unico Governo che, almeno sulla carta, sostiene la linea di una maggiore integrazione politica della UE, è la Francia di Emmanuel Macron che, però, è sempre più isolata a livello europeo e sempre più divisa al suo interno a causa delle proteste dei Gilets Jaunes (Gilet Gialli), le cui posizioni sono sempre più in mano agli ambienti anti-europeisti vicini alla fondazione ‘The Mouvement‘ di Steve Bannon. Mentre la Germania sembra lasciare sola la Francia sul fronte dell’integrazione europea, i Paesi della Lega Anseatica 2.0 sono esplicitamente contrari a quelle riforme, come il bilancio unico europeo, proposte da Parigi.

Dopo la grande crisi economica del 2008 ed il difficile salvataggio della Grecia, dopo la Brexit, dopo l’ascesa del potere populista di Estrema Destra in quasi tutti i Paesi membri e l’ostruzionismo portato avanti dal Gruppo di Visegrád, la nascita della Nuova Lega Anseatica rappresenta l’ennesimo colpo al progetto di una UE che rischia di disgregarsi sotto le spinte contrapposte del Nazionalismo e del Liberismo intransigente.

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