sabato, Febbraio 22

Nuova Caledonia, Catalogna, un destino comune? Le lotte indipendentiste agitano da tempo l’arcipelago. Il principale attore: Fronte di Liberazione Nazionale Kanako e Socialista-Unione Caledoniana (FLNKS-UC)

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Ok che la Nuova Caledonia venga conosciuta solo come luogo di vacanza – per i più, visti i costi per arrivarci e starci – in mezzo al Pacifico. In genere, non si ricorda però che l’isola (o per meglio dire, l’arcipelago) appartiene, seppure con uno status particolare, alla Repubblica Francese. Sebbene tra le collettività territoriali francesi d’Oltremare, la Nuova Caledonia ha uno spazio tutto suo nella Costituzione francese. Il Titolo XIII la definisce una collettività sui generis, ovvero distingue la Nuova Caledonia da tutte le altre, perché la considera un caso a sé. Ed è effettivamente un caso a se stante, all’interno dello stato francese. Forse perché non sono geograficamente europee, gli abitanti del Vecchio Continente non sanno che in alcune isole appartenenti alla Francia (che siano Dipartimenti d’Oltre Mare o Collettività d’Oltre Mare, poco importa) sono attivi movimenti e partiti che rivendicano o una maggiore autonomia per il governo di quei territori o una piena indipendenza, come ad esempio a Martinica. La Nuova Caledonia fa parte di questo raggruppamento di territori, lontani, che pone in crisi il concetto di unité e di indivisibilité della Republique.

Antiche lotte indipendentiste agitano da tempo l’arcipelago-isola, vedendo il Fronte di Liberazione Nazionale Kanako e Socialista-Unione Caledoniana (FLNKS-UC) uno dei principali attori politici in tal senso. Nel 1998, le autorità di Numea, il capoluogo dell’isola del Pacifico, e di Parigi firmarono un accordo per ottenere maggiori forme di autonomia politica e amministrativa per la Nuova Caledonia. Ciò che invece era riportato in quel documento, però, diceva anche altro. Ovvero che venti anni dopo, dunque in quest’anno 2018, i Kanachi avrebbero potuto tenere niente meno che un referendum di autodeterminazione, che poi va letto come referendum di indipendenza. Esatto, dopo quello concesso alla Scozia (e sempre legato alla Catalogna) vi sono in Europa, anche da Stati che non ci si aspetterebbe, esempi di “secessione legale”, se così si può dire.

Infatti, il 4 novembre 2018 i poco più di duecentomila votanti, su poco più di 270.000 abitanti, si esprimeranno sulla richiesta di ottenere la piena indipendenza sul territorio insulare. Tuttavia, un altro, o altri due, referendum è previsto per ratificare comunque le decisioni prese il 4 novembre. Inoltre, vi è stata una polemica perché in un primo momento a votare erano ammessi solo quelli che sono arrivati ad abitare l’isola prima del 1995 e questo escludeva in parte Kanaki, oggi i più favorevoli all’indipendenza, che si sono spostati in Nuova Caledonia da altre isole del Pacifico. In seguito alle proteste, le liste dei votanti sono state ampliate e il rischio che la Francia perda la Nuova caledonia è concreto. Secondo alcuni sondaggi fatti nel paese transalpino il no all’indipendenza sarebbe avanti in modo risicato. Ma ancora mancano diversi mesi alla consultazione e la campagna elettorale (cui hanno già partecipato Macron e Philippe, recatisi sull’isola per rasserenare il clima) sta entrando nel vivo proprio in questi giorni. Il leader del FLNKS-UC, Rock Wamytan, assieme all’altro partito indipendentista, il Partito della Liberazione Kanaka, guidato da Charles Washetine, storico militante indipendentista nell’isola, tentano di convincere i cittadini kanaki sulla bontà della loro idea, rassicurandoli soprattutto dal punto di vista economico, visto che il nichel, di cui l’isola è ricchissima, a quel punto dipenderà interamente da Numea e non da Parigi, rafforzando le impressioni di spoliazione da parte della madre patria di tali risorse diffuse anche tra i non indipendentisti, soprattutto di quelli del Rassemblement pour la Calédonie dans la République (RPCR), guidati da Pierre Frogier.

La composizione geografico-territoriale dell’arcipelago, soprattutto nell’isola di Grande Terre, la più grande e la principale di tutta la Nuova Caledonia, riflette la propensione, o meno, per le spinte indipendentiste. Nelle zone settentrionali sono insediati maggiormente i kanaki e sono le zone più povere; qui gli indipendentisti dovrebbero essere maggioranza, secondo i sondaggi. Al contrario, nelle zone meridionali, occupate soprattutto dai francesi e dagli europei di origine, la percentuali di contrari all’indipendenza sarebbe in vantaggio. Un apporto giuridico importante alla questione kazaka arriva da un provvedimento preso nel lontano 1986, quando le Nazioni Unite definirono la Nuova Caledonia un territorio da decolonizzare e privo di un proprio status di autonomia, atto questo che alterò persino l’allora presidente socialista Mitterand, notoriamente più vicino alle “cause” dei popoli minoritari di Francia. Quel provvedimento aiutò nella non contrapposizione frontale, tipo quella odierna di Madrid sulla Catalogna, della Francia al referendum. Occorrerà vedere, con l’avvio della campagna elettorale, il proseguo della battaglia politica tra gli indipendentisti e gli unionisti dell’isola/arcipelago. Probabilmente, comunque vada a finire, il 4 novembre si assisterà alla conclusione di una lotta e di una battaglia politica più che quarantennali. In ogni caso, sarà un nuovo esempio di consultazione, si spera, pacifica su un tema, quello delle indipendenze delle entità sub-statali, che oggi non pare essere più relegati agli archivi polverosi della storia.

Ah, in più, dimenticavamo… Caledonia era il nome in cui i romani solevano indicare la Scozia. James Cook, che scoperse la Nuova Caledonia, la chiamò così perché gli ricordava, appunto, la Scozia stessa, per la sua forma. Forse è davvero il caso di dire che il nome recava davvero un destino comune.   

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Sull'autore

Politologo docente presso l'Università di Sassari, esperto di indipendentismo, di partiti etnoregionalisti europei, soprattutto sardo e bretone, anche in prospettiva comparata, autore di svariate pubblicazioni con attenzione particolare per l'indipendentismo sardo.